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Viviamo in anni di profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali. In un tempo segnato da instabilità, paure diffuse e ricerca di punti fermi, anche il panorama della classe dirigente spesso non offre esempi rassicuranti. Astuzia, arroganza, pretesa impunità e senso di superiorità sembrano talvolta prevalere sul servizio autentico al bene comune. Nella società dell’immagine, dominata da slogan e leadership effimere, cresce il successo di presunti “guru” ai quali si delega persino il compito di pensare.

Il passo evangelico dei discepoli di Emmaus è una pagina lirica che assorbe il lettore, attratto dalla scena per la densità delle emozioni descritte, per le parole pronunciate, per i gesti, per i volti che riflettono l’evoluzione del cuore, che lentamente passa dalla tristezza alla gioia.

Le letture della Seconda Domenica di Pasqua mettono al centro il passaggio dalla paura alla fede, dal dubbio alla confessione di Tommaso, fino alla beatitudine di coloro che credono senza vedere. La pace pasquale, il dono dello Spirito e la comunione fraterna diventano i segni concreti della vita nuova inaugurata dalla Risurrezione

Dalla tomba vuota alla fede dei discepoli, il cuore della Pasqua è l’incontro con il Risorto, presenza viva che rinnova l’esistenza umana, apre alla speranza e chiama ogni credente a una testimonianza concreta di salvezza, amore e vita nuova

Gesù invita a una condivisione di memoria, di storia, di certezza della salvezza: una novità radicale e imprevedibile, perché nel pane e nel vino dona se stesso. In contraccambio, per il suo offrirsi, chiede soltanto che siano ripetuti parole, gesto e dono, divenuti nutrimento per crescere nella fede e nell’amore. Ecco perché poniamo in una speciale cappella l’Eucarestia e vegliamo in preghiera, in attesa dei riti del Venerdì Santo.

Il nostro quotidiano è spesso segnato da vicende che danno la sensazione di essere precipitati verso la morte della speranza, a causa delle continue e assurde manifestazioni di violenza. Un senso di repulsione e di stanchezza pervade l’animo, mentre cresce il desiderio di una possibile liberazione

Mentre gli altri tirano dritto, egli si ferma, anche se non chiamato, perché ogni incontro con l’uomo per lui è una meta, al contrario di chi si reputa suo discepolo e di fronte agli ultimi, bisognosi nati malati o divenuti tali, s’interroga per cercare di attribuire loro le responsabilità dei limiti e del male.