Dissente all’idea di un codice etico docente, la Professoressa Ida Serena Fragale. Esprime la sua opinione con una missiva destinata a Valditara. La lettera rappresenta un appello appassionato e ragionato a ripensare le politiche scolastiche e sociali in modo più umanizzante e pragmatico. Invita a spostare l’attenzione dalle norme morali e simboliche alle condizioni materiali e professionali degli insegnanti. La richiesta di rispetto, supporto e valorizzazione non è solo un diritto, ma una condizione essenziale per un sistema scolastico efficace, giusto e sostenibile. In sintesi, la lettera della Fragale ci ricorda che la vera sfida della scuola non sta nel controllare o moralizzare gli insegnanti, ma nel creare un ambiente che favorisca il loro lavoro, riconoscendone le competenze e tutelandone la dignità. È un messaggio di responsabilità condivisa e di umanità che invita a riflettere sulle parole e sulle azioni che definiscono il nostro sistema educativo. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha spesso sottolineato l’importanza di rafforzare il senso di responsabilità e di etica tra gli insegnanti, promuovendo valori come integrità, rispetto e dedizione nel mestiere dell’insegnamento. Sebbene non esista un “codice d’onore” ufficialmente formalizzato a livello nazionale, molte iniziative e dichiarazioni del ministro hanno evidenziato l’importanza di un comportamento etico e di un impegno professionale elevato da parte degli insegnanti. In generale, il “codice d’onore” degli insegnanti può essere interpretato come un insieme di principi fondamentali, tra cui il rispetto verso gli studenti, le famiglie e i colleghi; l’impegno costante nella formazione e nell’aggiornamento professionale; l’integrità e l’onestà nel lavoro quotidiano; la promozione di un ambiente scolastico inclusivo e rispettoso delle diversità; la responsabilità nel trasmettere valori civici, morali e culturali; la trasparenza e la correttezza nell’esercizio delle proprie funzioni. Il ministro Valditara ha anche evidenziato l’importanza di rafforzare la professionalità degli insegnanti e di promuovere un rinnovamento culturale nella scuola italiana, affinché si possa garantire un’educazione di qualità e formare cittadini consapevoli e responsabili. ll “Codice” di Valditara si allinea al già esistente “Codice di comportamento nazionale per i dipendenti pubblici”. Rilevante il capitolo sull’uso dei mezzi di informazione e dei social network, dove già si legge che “il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.Il Ministro è convinto che “..come tutte le pubbliche amministrazioni il MIM deve approvare un codice di comportamento. È evidente, ha aggiunto, che l’autorevolezza di un docente, soggetto che stiamo cercando di valorizzare con diverse misure, passa anche dall’immagine che egli dà di se stesso e, quindi, dalla sobrietà dei suoi comportamenti”. Secondo il Ministro: “Questo è un principio fondamentale che vale per tutti i pubblici dipendenti e sfido chiunque a ritenere che possa essere compatibile con il ruolo di insegnante augurare la morte ad una bambina o riempire di insulti e di minacce qualcuno sui social”. Al momento, assicura: “C’è una commissione di esperti che sta lavorando e che prenderà spunto da quanto fatto per altre amministrazioni. Sarà pronto nei prossimi mesi”. Mentre si attende il varo del codice etico degli insegnanti qualcuno fa sentire la sua voce. L’insegnante Ida Serena Fragale, ha trasmesso la sua lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Trattasi di una nota firmata da una voce che si colloca “da dentro” la scuola, rappresenta un intervento profondamente articolato e ricco di riflessioni sullo stato attuale del sistema educativo italiano e sulle strategie di intervento più efficaci per il suo miglioramento. Fra i principali temi e le implicazioni contenute nel testo si rileva la netta critica ai focus sui codici d’onore e alla moralizzazione della professione docente Ida Serena Fragale si oppone fermamente all’uso di “codici d’onore” come strumenti di regolamentazione morale degli insegnanti. Questa scelta linguistica e strategica ha un valore simbolico e pratico: suggerisce che tali codici rischiano di essere strumenti di sorveglianza piuttosto che di sostegno. La critica si basa sull’osservazione che questa impostazione può rafforzare una percezione negativa e delegittimante della figura docente, trasformando una professione che richiede competenza e responsabilità in un soggetto da controllare e sorvegliare. La riflessione invita a considerare come le parole e i simboli non siano neutri ma costruiscano la realtà sociale e professionale, influenzando le relazioni tra istituzioni, docenti e società. L’autrice dello scritto, inoltre, solleva il problema reale, ovvero la solitudine e le condizioni di lavoro degli insegnanti. A tale riguardo sottolinea che il problema centrale non risiede nella mancanza di valori morali, ma nelle condizioni concrete di lavoro degli insegnanti. La solitudine professionale emerge come un elemento cruciale: insegnanti lasciati soli di fronte a classi complesse, famiglie in difficoltà, carico burocratico e delegittimazione sociale. Questa solitudine non si risolve con codici etici, ma richiede interventi pratici, che migliorino le condizioni di lavoro e riducano gli ostacoli quotidiani che impediscono di svolgere efficacemente il ruolo educativo. Lo scritto richiamo poi all’uso del linguaggio e alle sue implicazioni: le parole usate nelle politiche e nel discorso pubblico hanno un impatto sulla percezione della professione docente. La scelta di parlare di “codici d’onore” come strumenti di moralizzazione può contribuire a rafforzare un’immagine negativa, invece di valorizzare la competenza e il ruolo sociale degli insegnanti. La riflessione sottolinea l’importanza di un linguaggio che riconosca e sostenga la professionalità docente, promuovendo rispetto e collaborazione anziché controllo e sospetto. Ida Serena Fragale avanza poi con la sua missiva al Ministro Valditara proposte concrete per il miglioramento della scuola; sono diversi e urgenti interventi pratici e mirati. Questi si concentrano sulla formazione continua: accessibile, strutturata e focalizzata sulle competenze relazionali e comunicative, fondamentali in contesti complessi; sulla riduzione del carico burocratico: per permettere agli insegnanti di dedicare più tempo alla didattica e alla relazione con gli studenti; sul supporto psicologico e professionale: per affrontare le sfide emotive e relazionali del lavoro quotidiano; sulla tutela istituzionale: per garantire protezione contro aggressioni, delegittimazioni e pressioni indebite; sul riconoscimento economico e sociale: per valorizzare la professione e motivare chi la esercita con responsabilità e dignità; sull’alleanza tra scuola e famiglia: sostenuta da politiche e strumenti, per rafforzare il rapporto tra i vari attori del sistema educativo. L’autrice dello scritto richiama al rispetto come valore fondamentale; il concetto di rispetto, a suo dire, emerge come il pilastro su cui costruire un ambiente scolastico più umano e collaborativo. Non si tratta di un rispetto formale o dichiarato, ma di un atteggiamento pratico che si manifesta nelle parole, nelle scelte politiche e nella narrazione sociale. Questo rispetto è alla base di un sistema in cui gli insegnanti, più in generale tutti gli attori della scuola, possano sentirsi valorizzati e sostenuti. Ida Serena Fragale addita all’impatto sociale delle politiche e delle narrazioni sulla professione docente, mette in guardia contro il rischio di un discorso pubblico che dipinge gli insegnanti come problematici o da “correggere”, poiché ciò contribuisce a indebolire ulteriormente la loro professionalità. Al contrario, si richiede una narrazione che riconosca il valore del loro lavoro e che sostenga iniziative concrete di miglioramento delle condizioni di lavoro. Segue, per intero, lo scritto della Prof.ssa Ida Serena Fragale, destinato al Ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara. La lettera aperta è stata pubblicata sul suo profilo face book: “Le scrivo da dentro la scuola. Non da fuori, non per sentito dire, non per opinione. Da dentro. In questi giorni si parla di codici d’onore, di regole, di condotte da rafforzare. È un linguaggio che sembra partire da un presupposto preciso: che il problema della scuola siano gli insegnanti. Mi permetta una osservazione semplice. Gli insegnanti non hanno bisogno di un codice d’onore. Hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di lavorare bene. Perché un insegnante che lavora male, nella maggior parte dei casi, non è un insegnante senza valori. È un insegnante lasciato solo. Solo davanti a classi complesse, dove mentre spiega c’è sempre qualcuno che chiede di uscire, qualcuno che ride, qualcuno che ha già smesso di ascoltare. Solo davanti a famiglie in difficoltà o in conflitto. Solo davanti a richieste burocratiche sempre più invasive. Solo davanti a una crescente delegittimazione sociale. Un codice non risolve la solitudine professionale. La amplifica. C’è però un punto più profondo, che riguarda il modo in cui le parole costruiscono la realtà della scuola. Quando si introduce un “codice d’onore” per una categoria professionale, non si sta solo proponendo una regola. Si sta compiendo un atto linguistico preciso: si suggerisce che quella categoria abbia bisogno di essere moralmente regolata. In questo modo, agli insegnanti non viene dato il posto di professionisti competenti da sostenere, ma quello di soggetti da sorvegliare. E questo cambia la relazione. Tra istituzioni e docenti. Tra scuola e società. Se davvero si vuole migliorare la scuola, forse la domanda da porsi è un’altra: che cosa serve concretamente a chi insegna per fare bene il proprio lavoro? Le risposte non sono astratte. Sono molto pratiche. Serve formazione continua seria, strutturata e accessibile, soprattutto sulle competenze relazionali e comunicative, non solo disciplinari. Serve una riduzione reale del carico burocratico, che oggi sottrae tempo ed energie alla didattica e alla relazione educativa. Serve un sistema di supporto psicologico e professionale per i docenti, perché lavorare ogni giorno in contesti emotivamente complessi ha un costo che non può essere ignorato. Serve una tutela istituzionale chiara nei confronti di aggressioni, delegittimazioni e pressioni indebite, che oggi molti insegnanti subiscono senza adeguata protezione. Serve valorizzare economicamente e socialmente il ruolo docente, perché non si può chiedere responsabilità altissime a fronte di un riconoscimento sempre più fragile. Serve costruire un’alleanza reale tra scuola e famiglia, sostenuta da politiche e strumenti, non lasciata alla buona volontà dei singoli. E soprattutto, serve rispetto. Non un rispetto dichiarato. Un rispetto praticato. Nelle parole pubbliche. Nelle scelte politiche. Nella narrazione sociale della scuola. Perché ogni volta che si parla degli insegnanti come di un problema da correggere, si produce un effetto preciso: si indebolisce ulteriormente una professione che invece dovrebbe essere sostenuta. La scuola non ha bisogno di essere controllata di più. Ha bisogno di essere capita meglio. E chi la abita ogni giorno, insegnanti compresi, non chiede privilegi. Chiede condizioni di lavoro dignitose. Chiede di poter svolgere fino in fondo il proprio compito. Chiede di non essere lasciato solo. Con rispetto, Prof.ssa Ida Serena Fragale”. elgr
Insegnanti e “codice d’onore”. C’è chi dissente!
Il Ministro Valditara è convinto che “..come tutte le pubbliche amministrazioni, il MIM deve approvare un codice di comportamento. È evidente, ha aggiunto, che l’autorevolezza di un docente, soggetto che stiamo cercando di valorizzare con diverse misure, passa anche dall’immagine che egli dà di se stesso e, quindi, dalla sobrietà dei suoi comportamenti”.
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