Budapest ha ospitato un evento esclusivo: Napoli days – Mythic Napoli / Napoli Mitica, una tre giorni – 20, 21 e 22 marzo 2026 – dedicata alla dimensione più profonda e simbolica della cultura napoletana.
L’ Associazione OndeSouth, in collaborazione con l’Associazione Dante Alighieri ed il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura, ha celebrato la città magica tra mito, musica e ritualità: un evento che ha intrecciato letteratura, antropologia, musica, danza e ritualità, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nella Napoli più antica e più viva: quella sospesa tra sacro e profano, tra mito e quotidianità.
Il programma si è aperto il 20 marzo con la Conferenza “Il sangue di San Gennaro – Napoli, città magica, culla delle fiabe europee, tra rituali e musica”, condotta da Michele Paino e a cui ho preso parte in collegamento dall’Italia, come scrittrice italiana e traduttrice dall’ungherese. Nel mio intervento, in particolare, mi sono soffermata su “San Gennaro vére” (Il sangue di San Gennaro) il romanzo fortemente autobiografico dedicato a Napoli, il romanzo di Posillipo, come amo definirlo, in cui Sandor Marai tratteggia con grande maestria e minuzia di particolari l’impotenza fiera, rassegnata e orgogliosa, di donne, uomini e bambini, e la forza corale nella fede, nel miracolo, vista come unica possibilità. Lo scrittore magiaro, esule volontario che visse a Posillipo dal 1948 al 1952, e poi a Salerno dal 1968 al 1980, è celebre per il romanzo “A gyertnyak csonkig ègnek” ( Le braci) e per “Az igazi” (La donna giusta), ma il profondo sentimento che lo legò all’Italia, e alla Campania, è tutto profondamente espresso in “San Gennaro vére”.
La giornata ha celebrato la Napoli mitica, fra letteratura, simboli e immaginario: una narrazione teatrale che ha esplorato la stratificazione culturale della città, dagli Egizi ai Greci, dai culti di Iside ai riti mariani, dalle figure leggendarie come il Munaciello e la Bella ‘Mbriana fino alla nascita delle fiabe europee con Giambattista Basile. Ad arricchire il dibattito, in collegamento, come me, dall’Italia, il professor Vincenzo Guarracino, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore, fra i massimi esperti di Leopardi, il grande poeta di Recanati che con la città di Napoli ha avuto un profondo legame.
La serata ha trasformato l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest in un vero e proprio salotto mediterraneo dove storie, simboli e poesia hanno restituito al pubblico l’immagine di una Napoli ‘mitica’, come luogo narrativo prima ancora che geografico.
Il 21 marzo, presso Auróra Budapest, il pubblico ha potuto conoscere la cultura popolare campana in un pomeriggio interattivo pensato per tutte le età: una Napoli fa vivere tra esperienza, ritmo, corpo. Il programma ha incluso: narrazioni sulle origini dei riti, dei ritmi e dei movimenti, laboratori di costruzione di strumenti tradizionali (castagnette, putipù, triccheballacche, tammorra), giochi ritmici e attività musicali, workshop di tammurriata con introduzione alla Tammurriata dell’Agro-Nocerino Sarnese, canti tradizionali, danza in cerchio e passi base.
Il terzo giorno è stato dedicato alla danza, intesa non solo come espressione artistica, ma come rito, forma di connessione profonda con la tradizione. Attraverso passi, ritmi e gesti codificati, i partecipanti hanno esplorato la dimensione rituale della tammurriata e delle danze popolari del Sud Italia, in un percorso che ha unito corpo, memoria e identità.
Ponte culturale tra la città di Napoli e l’Ungheria, l’evento ha dimostrato come la cultura napoletana, con la sua miscela di mito, musica, spiritualità e teatro, sia capace di parlare a pubblici internazionali. Tre giorni intensi, partecipati, emozionanti, per celebrare una città che continua a essere, oggi come ieri, un racconto vivente.



