Oltre le chiacchiere: la fusione dei piccoli comuni del Cilento interno come scelta di futuro
Da anni si discute della possibile fusione tra piccoli comuni del Cilento interno. Il tema ritorna ciclicamente nel dibattito pubblico, nei convegni e sui giornali locali, ma raramente si traduce in atti concreti. Nel frattempo, la popolazione continua a diminuire, i servizi essenziali si riducono, le scuole chiudono e il patrimonio abitativo si deteriora.

La fusione dei comuni non può essere considerata una moda amministrativa né uno slogan politico. In contesti segnati da spopolamento, invecchiamento della popolazione e marginalità istituzionale, essa rappresenta una scelta strategica di sopravvivenza territoriale. Questo lavoro affronta il tema a partire da un quadro teorico consolidato, integrandolo con contributi empirici e riflessioni maturate nel dibattito locale, con particolare riferimento ai comuni di Piaggine e Valle dell’Angelo.
2. Il quadro teorico: Franzetti e le fusioni comunali

Secondo Franzetti, le fusioni dei piccoli comuni non devono essere interpretate esclusivamente come strumenti di razionalizzazione amministrativa o di riduzione della spesa pubblica, ma come risposte sistemiche a crisi demografiche, territoriali e istituzionali profonde. In particolare, nelle aree interne, la fusione assume il significato di una scelta politica volta a preservare la capacità di autogoverno e a contrastare il rischio di estinzione delle comunità locali.
L’approccio di Franzetti si fonda su alcuni punti chiave.

In primo luogo, la fusione è efficace solo se nasce da un progetto politico-territoriale consapevole, costruito nel tempo e condiviso dagli attori locali. Le fusioni imposte dall’alto o motivate esclusivamente da esigenze formali rischiano di produrre enti più grandi ma non più forti, incapaci di incidere sulle dinamiche di sviluppo.
In secondo luogo, Franzetti sottolinea che l’identità locale non coincide con il confine amministrativo, ma è il risultato di pratiche sociali, memoria collettiva, relazioni comunitarie e uso quotidiano del territorio. Per questo motivo, la fusione non comporta automaticamente la perdita di identità, se accompagnata da politiche capaci di valorizzare le specificità dei singoli centri abitati.

Un ulteriore elemento centrale riguarda le resistenze al cambiamento. Secondo Franzetti, il principale ostacolo alle fusioni non è rappresentato dai cittadini, spesso consapevoli della fragilità dei propri territori, ma dalle élite politiche locali, timorose di perdere ruoli, visibilità e potere decisionale. Questa inerzia istituzionale tende a trasformare il tempo in un fattore di erosione delle comunità, rendendo progressivamente più difficile qualsiasi scelta di riorganizzazione.
Infine, senza partecipazione e visione condivisa, la fusione rischia di ridursi a un mero atto burocratico, privo di reali benefici sul piano sociale ed economico. Questo impianto teorico costituisce la chiave di lettura dei casi analizzati.
3. Il contesto territoriale: Piaggine e Valle dell’Angelo
Piaggine e Valle dell’Angelo sono due piccoli comuni contigui dell’alta Valle del Calore. Nel secondo dopoguerra, Piaggine superava i 3.000 abitanti e Valle dell’Angelo ne contava oltre 700. In quella fase storica, entrambe le comunità investirono in istruzione, infrastrutture e crescita sociale, in un contesto caratterizzato da alta natalità e da una forte volontà di emancipazione culturale.
Oggi la situazione è profondamente mutata:
- la popolazione si è drasticamente ridotta;
- l’età media è molto elevata;
- una parte consistente del patrimonio abitativo risulta inutilizzata;
- mantenere servizi essenziali è sempre più difficile.
Il declino demografico non è più una tendenza contingente, ma una condizione strutturale.
4. Consenso sociale e inerzia istituzionale
Dalle analisi e dalle testimonianze raccolte emerge un dato ricorrente: l’idea della fusione è guardata con interesse da una parte significativa della popolazione, mentre a livello politico-amministrativo non si è mai avviato un confronto strutturato.
Non risultano:

- discussioni organiche nei consigli comunali;
- sedute congiunte tra amministrazioni;
- studi di fattibilità;
- documenti programmatici condivisi.
Il tempo viene lasciato agire come fattore di dissoluzione, confermando quanto evidenziato da Franzetti sul ruolo dell’inerzia delle élite locali.
5. Politiche territoriali e ruolo dei Parchi
Il tema della fusione si intreccia con quello delle politiche per le aree interne e con il ruolo dei Parchi, in particolare del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Negli ultimi decenni, ingenti risorse pubbliche sono state investite in grandi progetti, spesso concentrati nei comuni più popolosi. Tuttavia, tali interventi non hanno invertito la tendenza allo spopolamento dei centri più piccoli, che restano marginali nella distribuzione delle risorse e nelle strategie di sviluppo.

Una politica territoriale efficace dovrebbe riconoscere che i comuni più fragili, spesso quelli che hanno conferito maggiore territorio alle aree protette, necessitano di misure differenziate e mirate.
6. Gli incentivi statali alle fusioni: dati concreti
Un elemento decisivo del dibattito riguarda gli incentivi finanziari statali previsti per i comuni che si fondono. La normativa nazionale prevede che ai comuni nati da fusione venga riconosciuto un contributo straordinario pari a un incremento del 60% dei trasferimenti ordinari statali per dieci anni consecutivi.
Nel caso specifico:
- Valle dell’Angelo (circa 220 abitanti) riceve €280.000 annui;
- Piaggine (circa 1.000 abitanti) riceve €650.000 annui.
Il totale attuale dei trasferimenti è pari a €930.000 annui.
Con la fusione, il nuovo Comune riceverebbe:
- €558.000 in più ogni anno;
- €5.580.000 complessivi in dieci anni.
Si tratta di risorse non vincolate, utilizzabili per servizi, politiche sociali, manutenzione, valorizzazione del patrimonio e attrazione di nuovi residenti.
7. Dal dibattito all’azione: un percorso possibile
Affinché la fusione non resti una dichiarazione di principio, è necessario un percorso chiaro e verificabile:
- discussione formale nei consigli comunali;
- sedute consiliari congiunte;
- redazione di una carta d’intenti politico-programmatica;
- studio di fattibilità;
- consultazione pubblica;
- eventuale referendum.
Un processo di questo tipo può essere completato in 12–18 mesi, se affrontato con serietà e trasparenza.
8. Conclusioni
La fusione dei piccoli comuni del Cilento interno non è una panacea, ma rappresenta una opportunità concreta per affrontare una crisi che è ormai demografica, sociale e istituzionale.
Nel caso di Piaggine e Valle dell’Angelo:
- rimandare significa rinunciare a risorse decisive;
- l’inerzia politica accelera il declino;
- il rischio maggiore non è la perdita di identità, ma la perdita di comunità vive.
Unire le forze oggi significa difendere la possibilità di un futuro, non cancellare il passato. Continuare a parlare di fusioni senza agire equivale, di fatto, a scegliere l’immobilismo.
I piccoli comuni del Cilento interno meritano politiche fondate su visione, coraggio e responsabilità.



