Infrastrutture mal fatte, opere incompiute e sprechi pubblici: tre storie dal Cilento e dall’Alta Valle del Calore. Metanizzazione mal ripristinata, strade mai completate, edifici pubblici abbandonati.
Quando un lavoro è fatto male, è necessario ripararlo.
Quando un’opera pubblica viene finanziata, è doveroso controllare che sia realizzata nei tempi, nei modi e con la qualità previsti.
Quando questo non accade, non siamo di fronte a semplici disattenzioni: siamo davanti a un fallimento amministrativo.
E il nostro territorio, purtroppo, ne è pieno.
Metanizzazione: lavori fatti male, strade devastate

Da circa due anni Amalfitana Gas, società attiva dal 1989 nella distribuzione del gas metano in Campania, è impegnata nella realizzazione del progetto di metanizzazione che dal Vallo di Diano arriva fino a Laurino, passando per Monte San Giacomo, con scollinamento tra il Monte Motola e il Cervati.

L’obiettivo era nobile: portare il metano nelle aree interne rimaste escluse dai servizi essenziali.
Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
Scavi eseguiti nelle cunette delle strade, cigli disarticolati, asfalti ricoperti con terriccio, carreggiate indebolite: dopo pochi mesi l’acqua piovana e il gelo hanno iniziato a scavare solchi e buche. In alcuni casi – come sulla tangenziale di Valle dell’Angelo verso il parcheggio camper – strade nuove sono state ridotte a tratturi.
Chi doveva vigilare sul ripristino delle sedi stradali non lo ha fatto.
E oggi i cittadini pagano due volte: con le tasse e con i disagi.
Fondovalle Calore: la strada che inizia nel nulla e finisce nel vuoto
Il progetto della Fondovalle Calore doveva essere la grande arteria capace di collegare l’Alta e Media Valle del Calore, il Sammaro e il Fasanella con la Piana del Sele, l’A2 e la Statale 18.
Il sogno: vivere nei paesi e lavorare in pianura.
La realtà:
- costo iniziale previsto: € 43.898.836,42
- costo complessivo stimato dell’opera: € 128.832.099,07
- tratti realmente fruibili: poco più di 3 km
Uno spezzone che inizia nel vuoto e finisce nel nulla, raggiungibile solo tramite strade interpoderali impraticabili.
Ai bordi, già oggi, si notano segni di instabilità e frane.
Un’opera che doveva unire territori e invece è diventata il monumento più costoso dell’incompiuto cilentano.
Il Centro per l’Impiego fantasma di Roccadaspide
Sopra via Santa Rosa, a Roccadaspide, troneggia una struttura moderna, avveniristica, costosa. Doveva ospitare il Centro per l’Impiego.

Da oltre dieci anni è lì:
chiusa, vuota, abbandonata, esposta alle intemperie.
Nessuna manutenzione. Nessuna funzione. Nessuna spiegazione.
E allora le domande sono legittime:
- chi l’ha voluta?
- chi l’ha finanziata?
- perché è stata consegnata al nulla?
Conclusione
Non basta annunciare milioni di euro.
Bisogna vigilare su come vengono spesi.
Altrimenti accade quello che vediamo ogni giorno:
opere pubbliche che peggiorano la vita delle comunità che avrebbero dovuto migliorare.
E allora il sarcasmo amaro diventa verità:
“Si stava meglio quando si stava peggio.”



