Il progressivo spopolamento, l’invecchiamento demografico, il decino occupazionale, un tessuto socio-economico fragile e il declino occupazionale sono alla base della crescente quantonpreoccupante consapevolezza che il patrimonio culturale, ambientale e produttivo delle aree interne è fortemente a rischio, nel Cilento come in tutt’Italia.
L’area interna è per sua definizione un concetto ampio quanto articolato, non caratterizzato da parametri assoluti come altitudine, lontananza dai centri urbani e dalla costa, ma in base alla sua fragilità, valutabile in base alla significativa distanza dai servizi essenziali. Territori spesso simili per alcune caratteristiche morfologiche, ma posti sempre lontano dal servizi essenziali. Ed è proprio la mancanza dei servizi a determinare lo spopolamento, la mancanza di lavoro, la marginalizzazione.
Quali possono essere dunque le prospettive di sviluppo di tali aree? Ogni azione deve avere l’intento di rafforzare la prospettiva economica delle eree interne. Per ridare vitalità all’economia occorre prima conosce bene la situazione del singolo borgo: la struttura demografica e il relativo flusso migratorio, ma occorre basarsi non sul mero criterio demografico: spesse volte a dare vitalità a un borgo è l’energia imprenditoriale di chi quel borgo lo elegge a casa, magari dopo averlo scoperto attraverso un circuito di turismo esperienziale.
Esistono luoghi in cui è il prestigioso patrimonio culturale ad essere valorizzato, e così vi sono altri territori in cui a essere valorizzati sono la tradizione agricola e e il turismo enogastronomico. Fondamentale, in ogni attività che miri allo sviluppo socio-economico di un territorio interno, è l’attenzione che si pone nella valorizzazione dell’identità del luogo, caratteristica imprescindibile perché quello specifico borgo possa tornare a ripopolarsi, a creare economia, e a creare servizi essenziali!
I paesaggi, la memoria e la comunità devono fondersi in un progetto comune che valorizzi le risorse uniche del luogo, il suo genius loci. Un sito archeologico non deve ridursi a semplice testimone di ciò che è stato, e allo stesso tempo un prodotto enogastronomico non deve limitarsi a riproporre esclusivamente ricette del passato… il passato deve essere custodito ma anche tramandato alle nuove generazioni: soltanto in questo modo vie, piazze, luoghi antichi possono continuare a vivere, adeguandosi ai tempi e alle esigenze del presente, e portare nel futuro la memoria del passato. Soltanto in questo modo i luoghi tornano a vivere e, per vivere, a produrre un’economia che valorizzi il patrimonio locale.
Scrive Franco Arminio su Doppiozero: “L’Italia tutta è in crisi demografica, come tante parti del mondo. L’Italia ha delle zone sempre più intensamente spopolate. è in atto da più di un decennio una strategia di ripopolamento che le chiama aree interne. Qui si preferisce chiamarle aree intense per indicare che non sono luoghi banali a cui dedicare attenzioni residue, ma devono essere i luoghi da cui partire per le sfide dell’Italia e della politica. Non si tratta di aiutare dei poveretti. Le aree intense sono una grande occasione di pensare alle persone e ai luoghi quando si fanno delle politiche. ….Noi soffriamo di una sorta di miopia geografica: pur essendo una sorta di miopia geografica: pur essendo una nazione fatta in gran parte di paesi e di montagne facciamo politiche come se fossimo fatti solo di pianure: l’Italia non è solo Roma e Milano…”. Arminio sottolinea una grande verità: “Noi non possiamo contare tanto su quello che produciamo, ma su un’idea di un futuro che sappia di antico e di nuovo…”



