Se ascoltiamo il telegiornale o leggiamo i quotidiani, se ci soffermiamo sulle analisi degli esperti, ci viene presentata una realtà in cui emerge la violenza, la paura, l’isolamento, la mancanza di ideali. L’uomo combatte contro il suo simile. Mai come adesso si alza il grido della pace ma purtroppo si registra tutto l’interesse a continuare da più parti assurde guerre.
Se proviamo invece ad immaginare il mondo in altra luce, non distratto e lontano da Dio, se impariamo a leggere la vita con gli occhi di Gesù, se combattiamo: “tanto tutto è inutile”, possiamo sperare in un mondo migliore.
Sfida possibile? Certamente!
Dobbiamo però impegnarci tutti, religiosi e soprattutto laici, ad essere operai nella messe del Signore.
Il tema del passo del Vangelo odierno di Luca è la missione, la chiamata che riguarda tutti noi cristiani.
L’Evangelista ci parla dell’invio di 72 discepoli, che si aggiunge e arricchisce il primo mandato missionario di Gesù, quello rivolto ai 12. Al di là del numero simbolico, 72 erano le nazioni allora conosciute e altrettanti erano gli anziani di Israele, tutto il genere umano è coinvolto. Gesù ci invia ad aiutarLo nella evangelizzazione. Come ai 72 anche a noi dà i suoi consigli, numerose raccomandazioni perché la missione sia davvero efficace.
Non occorre alcuna organizzazione, ma mettersi in cammino con gioia, mossi solo dalla forza dell’amore. Occorre essere in comunione almeno con un’altra persona perché la testimonianza sia credibile.
Bisogna essere animati non da spirito di dominio o di conquista, bisogna agire senza imposizione o violenza alcuna. Con semplicità e non da protagonisti, senza ricercare agi, prestigio, apparenza, senza ricorrere a opere impressionanti, ma semplicemente con la nostra testimonianza e santità di vita mettersi al servizio e alla cura di coloro che si incontrano.
Raccontare la propria esperienza di credenti può accendere scintille di speranza al fine di ottenere pace e serenità, può fare sperimentare la bellezza della fede.
Gesù ci invia disarmati, la strada è in salita ed è fatta di sacrifici. Ci inculca però l’audacia apostolica, ci infonde coraggio, fiducia anche se non ci garantisce il buon esito dalla missione. Operare in modo comunitario, incoraggiandoci a vicenda.
Da Lui riceviamo la grazia necessaria per compiere la missione.
Gesù ci ama e ci chiede che il suo amore seminato nel mondo non vada perduto e sempre più persone si sentano coinvolte nel raccoglierlo. “La messe è abbondante ma sono pochi gli operai” diceva Gesù. Facciamo in modo di annullare questa sproporzione! Affidiamo poi a Lui il successo, anche se minimo, della nostra fatica che può certamente donare luce, liberazione, salvezza, speranza soprattutto ai nostri giovani che si preparano alla vita e al futuro. L’invio alla missione è diretto specialmente a loro! Santa domenica in famiglia.



