Piste ciclabili, mareggiate e opere senza futuro: quando la sostenibilità resta sulla carta
Investire è giusto. Ma senza manutenzione, valutazione sociale e responsabilità nel tempo, anche le opere “green” rischiano di diventare l’ennesimo spreco di risorse pubbliche.

Mi trovo in Australia, un Paese dove piste ciclabili e percorsi pedonali non sono slogan, ma infrastrutture serie, mantenute, utilizzate quotidianamente, integrate nella vita sociale ed economica delle comunità. Qui la mobilità sostenibile è un fatto concreto, non un titolo da comunicato stampa.
Proprio mentre osservo questa realtà, mi raggiunge una mail dell’ufficio stampa del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che annuncia l’avvio di un nuovo progetto dedicato alla mobilità dolce.
Premessa doverosa: ogni investimento che favorisce la sostenibilità ambientale è, in linea di principio, benvenuto. I dubbi non riguardano il merito dell’opera, ma la sua durata nel tempo e la capacità di restare funzionale.
L’esperienza insegna che l’Ente Parco finanzia e realizza infrastrutture anche con risorse ingenti, ma una volta completate le affida alle mani – spesso incapienti – degli amministratori locali, sollevando di fatto se stesso da ogni responsabilità di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: centinaia di chilometri di sentieri e percorsi ciclopedonali abbandonati all’incuria, nonostante siano stati immaginati, progettati e finanziati con fondi pubblici.
Il caso Ascea – Casal Velino
Basti pensare alla pista ciclo-pedonale che collega le marine di Ascea e Casal Velino, in un tratto pianeggiante e potenzialmente strategico: oggi versa in uno stato di abbandono e degrado che rappresenta una triste anteprima di ciò che potrebbe accadere anche alle nuove opere appena inaugurate.
Mareggiate, difese costiere e contraddizioni

A questo si aggiunge un contesto ambientale sempre più fragile. Le recenti mareggiate hanno devastato spiagge, palizzate e strutture balneari. In diversi punti sono stati danneggiati marciapiedi, abitazioni e infrastrutture private, costringendo cittadini e operatori a ricorrere a soluzioni di emergenza.
È vero: un passo avanti è stato fatto con la posa a mare di massi frangiflutti, già in gran parte sommersi. Ma la domanda resta: lo spreco di risorse ha davvero risolto il problema dell’erosione costiera? I risultati, almeno finora, non sembrano confortanti.
La domanda che nessuno pone
Nonostante tutto ciò, i vertici dell’Ente Parco – il presidente Giuseppe Coccorullo, insieme al sindaco di Ascea e presidente della Comunità del Parco, Stefano Sansone, – continuano a promuovere nuovi interventi senza che emerga una valutazione seria e pubblica sugli effetti reali di quelli già realizzati.
La domanda, semplice ma decisiva, che un umile frequentatore di sentieri e piste ciclopedonali si pone è questa:
Avete mai misurato l’efficacia sociale degli investimenti?
La sostenibilità economica nel tempo?
Il ritorno d’immagine e di fiducia per le istituzioni che li hanno promossi e per i territori che li subiscono o li accettano?

Il sospetto è che la risposta sia no.
Altrimenti saremmo costretti a porci interrogativi ben più pungenti – e forse scomodi – sul modo in cui si governa, oggi, il territorio del Parco.
Ecco perché vale la pena ripassare un po’ la “lezione” che viene dal passato …
DOSSIER TEMATICO
Opere “green” senza manutenzione nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
Infrastrutture sostenibili sulla carta, fragili nella realtà: quando il finanziamento sostituisce la responsabilità
PREMESSA EDITORIALE
Perché questo dossier
Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è spesso raccontato come laboratorio di sostenibilità, modello di tutela ambientale e sviluppo “dolce”.
La realtà quotidiana restituisce invece un’altra narrazione:
- opere finanziate ma non manutenute
- infrastrutture consegnate ai Comuni senza risorse né coordinamento
- assenza di monitoraggio sull’impatto sociale ed economico
UNICO, in oltre trent’anni di attività, ha documentato decine di casi in cui il concetto di “green” si è fermato al taglio del nastro.
Questo dossier nasce per:
- mettere in fila i fatti
- collegare episodi apparentemente isolati
- costruire una memoria pubblica verificabile

IL METODO DEL DOSSIER
Come viene costruito
Ogni caso è analizzato secondo una griglia fissa, per evitare impressioni e rendere comparabili le situazioni:
- Titolo dell’opera
- Ente finanziatore
- Importo stimato
- Soggetto attuatore
- Comune/i coinvolti
- Stato attuale
- Problemi riscontrati
- Responsabilità della manutenzione
- Impatto sociale reale
- Articoli UNICO collegati
CASI EMBLEMATICI
A. Piste ciclo-pedonali costiere

Ascea – Casal Velino
Promessa: mobilità dolce, turismo sostenibile
Realtà:
- degrado strutturale
- assenza di manutenzione
- scarsa fruibilità fuori stagione
Nodo critico:
L’opera è formalmente “conclusa”, ma socialmente fallita.
📎 Collegamenti UNICO: articoli su costa, mareggiate, consumo di suolo.
B. Sentieristica del Parco
Decine di km di percorsi naturalistici

Promessa: turismo lento, escursionismo
Realtà:
- segnaletica scomparsa
- tracciati invasi da vegetazione
- totale assenza di manutenzione ordinaria
Paradosso:
Il Parco finanzia sentieri ma non li percorre.
📎 Collegamenti UNICO: articoli su aree interne, turismo mancato.
C. Metanizzazione Vallo di Diano – Laurino
Opera “strategica” per le aree interne
Promessa: modernizzazione, servizi essenziali
Realtà:

- strade dissestate dopo pochi mesi
- cunette compromesse
- nessun controllo sul ripristino
Domanda chiave:
Chi verifica la qualità delle opere concluse?
📎 Collegamenti UNICO: inchieste su infrastrutture e appalti.
D. Difesa costiera e opere “anti-erosione”
Promessa: protezione dei litorali
Realtà:
- massi sommersi
- mareggiate sempre più devastanti
- spiagge e marciapiedi danneggiati
Contraddizione:
Rigidità normativa nelle aree interne, deroghe sulle coste.
E. Fondovalle Calore
L’infrastruttura simbolo
Promessa: collegamento tra aree interne e pianura
Realtà:
- spezzoni isolati
- opere incompiute
- segni di degrado precoce
📎 Collegamenti UNICO: articoli storici sul progetto.
4. IL PROBLEMA STRUTTURALE
Dove si rompe la “sostenibilità”
Il dossier evidenzia uno schema ricorrente:
- ✔️ fondi ottenuti
- ✔️ opere realizzate
- ❌ manutenzione assente
- ❌ valutazione sociale inesistente
- ❌ responsabilità frammentate
Il risultato è una sostenibilità solo contabile, non territoriale.

5. LE DOMANDE APERTE (SEZIONE CIVICA)
- Chi finanzia si assume anche la manutenzione?
- Perché i Comuni ricevono opere senza risorse?
- Esiste un monitoraggio post-realizzazione?
- Qual è il ritorno sociale degli investimenti?
- Quante opere “green” diventano debiti ambientali?
6. RUOLO DI UNICO
Perché questo dossier è necessario
UNICO non fa opposizione ideologica.
Fa giornalismo di prossimità.
Questo dossier è:
- una mappa delle incoerenze
- uno strumento di pressione civile
- un archivio consultabile
- una base per interrogazioni, studi, confronti pubblici



