Solennità dell’Immacolata, commento al Vangelo di don Luigi Rossi**

Siamo già alla seconda domenica di Avvento: un tempo che prepara alla venuta di Qualcuno, annuncia l’approssimarsi di un avvenimento decisivo, apre la nostra prospettiva di vita verso un futuro capace di redimere un presente segnato da tanti problemi. L’esperienza quotidiana ci fa percepire quanto ne abbiamo bisogno: si radica un clima interiore fatto di attesa, ansia, stupore.
La liturgia, per questo, ci invita alla vigilanza, a un atteggiamento di accortezza che ci renda pronti a cogliere il momento opportuno.
Il Signore è discreto: non forza la nostra volontà, ma desidera intessere con noi una relazione autentica. Questo è il suo Avvento: il suo farsi vicino, il suo accorciare le distanze nel nostro “oggi”, nel lavoro e nelle responsabilità di ogni giorno.
Ma l’attesa può stancare; si rischia che i cuori si appesantiscano e che prevalga la superficialità. Per questo la liturgia ci educa attraverso l’annuncio, la celebrazione e la testimonianza: tre vie per rendere vivo il cammino di Avvento.
Prepararsi alla venuta di Gesù significa lasciarsi trasformare, entrare nel mistero di Dio. Lo sforzo richiesto si fonda su una speranza sicura: anche se ci sentiamo come tronchi inariditi dal peccato, non dobbiamo perdere fiducia. Dio ha promesso un germoglio nuovo, una vita rinnovata che nasce per grazia e porta frutti di santità.
Questo virgulto — annuncia Isaia — è il segno della fedeltà del Signore.
Nella liturgia della Parola di questa domenica, Giovanni Battista richiama con forza alla conversione: un cambiamento urgente, necessario per preparare la via al Signore. È un invito che porta alla vera gioia, perché Gesù, “germoglio di Jesse”, giudica con giustizia e non secondo le apparenze.
Chi sa liberarsi dall’ipocrisia sperimenta la sua misericordia.
Il profeta Isaia annuncia un mondo pacificato. Giovanni Battista indica le condizioni perché questo progetto divino possa realizzarsi: una umanità rinnovata, giusta, capace di pace.
Ma è necessario che ogni albero porti frutto: non basta desiderare la pace, occorre impegnarsi personalmente. È questo il vero significato della conversione, perché “il regno dei Cieli è vicino” e ci permette di respirare a pieni polmoni la dignità e la bellezza della vita cristiana.
Questo non è un mito o un auspicio lontano: è una certezza che riconosciamo anche nella figura di Maria Immacolata, celebrata oggi.
Una creatura divenuta Madre del Creatore: la sua grande dignità diventa un onore per tutti noi. Il dogma dell’Immacolata ci ricorda che Colei che avrebbe portato nel grembo il Figlio di Dio non poteva essere segnata dal peccato.
La Chiesa, con l’autorità del Papa, ha proclamato questa verità di fede; noi la crediamo e ce ne rallegriamo, perché Maria, ai piedi della croce, è divenuta anche nostra madre.
A Lei ci rivolgiamo:
speranza nostra, modello di carità.
Meravigliosa e semplice fanciulla di Nazaret, Maria diventa Madre di Gesù perché piena di grazia, e noi godiamo della sua materna protezione.
Per questo, festanti, celebriamo oggi questa verità luminosa della nostra fede.
don Luigi Rossi



