La solarità della ragione, raggiunta la maturità, ha promesso serenità a una coscienza consapevole; oggi invece sembra precipitare nell’incertezza umbratile di una condizione di disagio, segnata da una generalizzata confusione di prospettiva. Eppure persiste l’aspirazione a incontrare l’amore pieno, capace di scandire esperienze di pace, benevolenza, fedeltà, mitezza.
Il progressivo divario tra quotidianità e aspirazione quasi onirica a un bene irraggiungibile induce a una spontanea richiesta di aiuto: insegnami, o Luce della Luce, la via da percorrere.
La vita di Maria è un continuo esempio di adesione alla volontà di Dio. I sentimenti che sgorgano dalla devozione e dall’arte diventano immagini evocate dalla nostalgia, che affonda nella fanciullezza di ciascuno.

Ricordi, memorie, volti, esperienze, presenze improvvise di persone scomparse o lontane ci accompagnano durante questo pellegrinaggio di ritorno dal passato, sostegno per un presente arido.
Nel travaglio per ricercare le ragioni della fede, e apprezzarne il dono una volta raggiunta la meta, Maria è vicina nelle circostanze esaltanti dell’estasi, ma soprattutto nei momenti di dubbio e rigetto, sempre con noi perché Odighitria, la Vergine che indica la via.
La devozione popolare ha esaltato la relazione materna con Lei, la donna che nel Magnificat ha indicato direzione e tragitto del viaggio: la celebrazione del Dio dei poveri, degli ultimi, degli umili, degli oppressi; l’esaltazione dell’impossibile che diviene storia grazie al tocco rigeneratore del dito di Dio.
Maria ha vissuto la fede come relazione e ha fatto combaciare la sua vita con quella del Signore realizzando il rapporto più umano e più sublime: quello tra madre e figlio. Splendido esempio della profondità del mondo interiore di una madre in attesa, Maria ha rinvigorito la fede imparando a chiamare Dio Figlio: Lei, figlia del suo Figlio.
Per suo merito anche noi possiamo invocare Gesù Figlio di Dio; perciò Maria è madre della fede per l’umanità.
L’esperienza della Vergine ci coinvolge perché, attraverso Lei, Dio ha confermato il suo sguardo amorevole sulla storia umana.
Anche noi riceviamo l’eco dell’annunciazione, della piena di grazia, perché il Signore è con Lei: presenza costante, forza, speranza, possibilità per la natura umana di innestarsi nella santità di Dio.
Perciò Maria non poteva che essere l’Immacolata.
Il Signore è stato sempre con Lei perché senza peccato, mai soggetta a separazione, mai precipitata nella distanza dell’abbandono. Un contesto di umiltà, povertà, semplicità e vita interiore, vissuto in continuo riferimento al dono di Gesù, unica speranza.
Nel realismo di una storia di peccati, iniziata con i progenitori e aggravata dalla nostra pretesa di decidere autonomamente il vero e il bene, Dio non abbandona l’umanità al suo destino di morte; ne diventa partecipe per la maternità di una donna che sconfigge ogni malvagità.
Parte integrante del progetto salvifico, Maria, madre della fiducia, è speranza per il mondo. Il suo canto di meraviglia è testimonianza dell’incontro con Dio. Ella comprende che Dio si immerge nella vita dell’uomo e crede fermamente che il mondo cambierà, perché il Signore lo ha promesso.
Questi sentimenti esaltano la dinamica del dono e dell’amato che sa vedere Dio all’opera.
Maria, con il suo Sì, testimonia i valori profondi che abitano i semplici; prorompe nel Magnificat, messaggio che anticipa il discorso delle beatitudini, quando Gesù proclamò beati i poveri, assetati di verità e desiderosi di essere amati.
Le parole di Elisabetta, benedizione e beatitudine intrecciate dalla fede, e la risposta di Maria, la credente per eccellenza, insegnano questa dimensione.
Chi è toccato da Dio non può rimanere chiuso in sé: deve mettersi in cammino. È un viaggio del cuore, del desiderio, dell’attesa e della speranza, fino all’approdo finale nella fede e nell’amore, anche se il tragitto è arduo o porta nella solitudine del deserto. Si fa fatica, ma alla fine si trova l’Assoluto.
È l’esperienza di Maria, necessaria perché Gesù continui a nascere.
L. R.



