Il libro è stato stampato dalla casa editrice Booksprint. In formato cartaceo, potrà essere ordinato nelle principali librerie online (mondadoristore, amazon, ibs, feltrinelli, libreriauniversitaria ecc.) e in tutte le librerie fisiche servite da Messaggerie Libri, il più importante distributore di libri italiano. La “restanza” è un termine che racchiude in sé un profondo senso di resistenza e di radicamento, un atteggiamento che si oppone alla fuga o all’abbandono, invitando invece a rimanere e a mantenere saldo il proprio legame con un luogo, una cultura o un’identità. Originariamente utilizzato nel contesto della letteratura e della cultura italiana, soprattutto in relazione alle comunità rurali e alle tradizioni locali, il concetto di restanza si estende oggi a molteplici ambiti, simbolo di una scelta consapevole di preservare radici e valori in un mondo in rapido cambiamento. La restanza non equivale semplicemente alla staticità o all’immobilità, ma rappresenta un atto di coraggio e di fedeltà, un modo di essere e di resistere alle pressioni di un’urbanizzazione sempre più aggressiva, alla globalizzazione e alla perdita di identità culturale. È’ un invito a riscoprire il valore della propria storia, delle proprie origini e delle proprie tradizioni, riconoscendo in esse una fonte di forza e di autenticità. In questo libro, con la poesia di Emilio La Greca Romano, esploreremo le molteplici sfaccettature della restanza, analizzando come questo atteggiamento possa rappresentare una forma di resistenza positiva, un modo per affrontare le sfide del presente senza rinunciare alle proprie radici. Vito Teti, antropologo e scrittore italiano noto per le sue ricerche sulla cultura, le tradizioni e le dinamiche sociali delle comunità meridionali italiane, in particolare del Sud Italia, riferisce precipuamente intorno al concetto chiave di “restanza”. La “restanza” si riferisce a un atteggiamento culturale e sociale di resistenza e di volontà di conservare le proprie radici, identità e tradizioni di fronte ai processi di modernizzazione, globalizzazione e emigrazione. L’antropologo utilizza questo termine per descrivere come molte comunità del Sud Italia, pur confrontandosi con sfide economiche e sociali, mantengano un forte senso di appartenenza e di continuità culturale, spesso manifestato attraverso pratiche, linguaggi, feste e modalità di vivere radicate nel territorio. La restanza, in buona sostanza, “restanza” rappresenta una forma di resilienza culturale: un modo di resistere ai cambiamenti imposti dall’esterno, preservando l’identità locale e la memoria storica, contribuendo così alla sopravvivenza di specifici patrimoni culturali in un mondo in rapido mutamento. La Greca Romano, poeta del Sud, sposa abilmente questo concetto nella sua silloge. “Restanza” di Emilio La Greca Romano si configura come un viaggio poetico che si snoda attraverso i molteplici piani dell’esistenza umana, della memoria collettiva e dell’essenza spirituale, in un ritmo che si avvicina alla danza cosmica delle parole. La raccolta si presenta come un complesso poema in versi liberi, strutturato in un articolato mosaico di temi ricorrenti e immagini suggestive che si intrecciano in un continuum di sentimenti, riflessioni e simbolismi, creando un’osmosi tra il senso dell’essere e il senso del luogo. Struttura formale e analisi tematica Dal punto di vista formale, “Restanza” si caratterizza per una scrittura fluida, in cui la disposizione dei versi si dispiega senza vincoli metrici rigidi, favorendo un’espressione spontanea e immediata. La scelta di versi di lunghezza variabile e l’assenza di schemi metrici fissi riflettono le dinamiche interne dell’animo e della realtà rappresentata, conferendo alla silloge un carattere di libertà espressiva e di apertura temporale e spaziale. La presenza di enjambements, ripetizioni e frammentazioni contribuisce a creare un ritmo che richiama il movimento continuo della vita e della memoria, ondeggiando tra introspezione e contemplazione. Tematicamente, l’opera si suddivide in diverse sezioni che affrontano temi fondamentali: la restanza come modalità dell’esistenza, intesa come capacità di radicamento e di resistenza alle forze del cambiamento e dell’oblio; l’amore infinito e lontano, che si manifesta come tensione spirituale e desiderio di eternità; la bellezza effimera e fugace, rappresentata attraverso immagini di petali, alba e mare; la natura come rifugio dell’anima, con immagini di monti, mari, cieli e paesaggi rurali; e infine, un richiamo alla storia e alla cultura del territorio, con riferimenti alle comunità e alle tradizioni locali. La silloge si configura quindi come un’ode alla resistenza dell’anima e del territorio, un inno alla capacità umana di mantenere viva la memoria e l’identità. Commento e analisi della struttura formale L’uso di un linguaggio complesso e ricco di terminologia evocativa si manifesta nella scelta di immagini simboliche e allegoriche, che operano come veicoli di significato. La ripetizione di parole come “restanza” e “resta” funge da leitmotiv, creando un’eco che risuona attraverso i vari componimenti, sottolineando la centralità del concetto come paradigma esistenziale. La presenza di ossimori, come “lucida follia” e “paradosso vivente”, amplifica la complessità della poesia, suggerendo che la resistenza non è mera staticità, ma un equilibrio dinamico tra opposti. La struttura interna delle poesie si articola spesso in sequenze di quadri simbolici, dove le immagini si susseguono in modo fluido: “Magiche mani nell’oro grano” si apre a una visione di fertilità e di laboriosità, mentre “colorate feste nei sudati romiti cubi” evoca un senso di comunità e di radicamento nelle tradizioni. Il ricorso a termini complessi, come “labirinto di stanze taciute” o “architettura del cuore”, sottolinea l’intenzionalità di rappresentare l’interiorità come spazio di resistenza e di memoria. L’uso di terminologia tecnica e poetica si manifesta anche nell’analisi delle immagini cromatiche, che variano da “colori più scuri dall’onda” a “cromie luminose” come il giallo rosa dell’aurora. Questa dinamica cromatica sottolinea la capacità della poesia di cogliere i mutamenti dell’anima e del mondo naturale, riflettendo un’idea di restanza come equilibrio tra luce e ombra, tra movimento e quiete. La “Restanza” come paradosso vivente Il titolo stesso, “Restanza”, si configura come un paradosso vivente: da un lato, suggerisce staticità e ancoraggio, dall’altro, si rivela come modalità di respiro e moto, come afferma la stessa poesia. Questa dualità si percepisce chiaramente nella sezione “Restanza viene giorno nuovo adamantino”, dove la durezza e la purezza del diamante si coniugano con la fluidità del tempo e dello spazio, sottolineando come la resistenza non sia una mera resistenza passiva, ma un atto creativo e vitale. Il poeta utilizza immagini di luce, come “l’aurora culmine bellezza cromia” e “disco solare che emerge”, per rappresentare la forza vitale e rigenerativa della restanza, che si manifesta nella capacità di rinascere ogni giorno, di trovare nel passato le radici per affrontare il presente e nel presente l’energia per proiettarsi verso il futuro. In conclusione, “Restanza” di Emilio La Greca Romano si configura come un monumento lirico alla capacità umana di resistere, di amare e di mantenere viva la memoria del proprio territorio e dell’interiorità. La silloge si distingue per una struttura aperta, ricca di immagini simboliche e di termini complessi, che invitano il lettore a un ascolto profondo e a una riflessione sui valori dell’essere, del radicamento e della continuità. Attraverso un linguaggio che coniuga lirismo e complessità terminologica, l’autore ci guida in un percorso di riscoperta della nostra identità più autentica, dove la restanza si rivela come un atto di resistenza creativa e di eterna rinascita. Anticipiamo al lettore il breve commento dei componimenti di questa silloge: “Colorate feste nei sudati romiti cubi” si rivela espressione profonda e complessa della restanza che esplora la capacità di essere presenti e di abitare il momento, celebra la bellezza e la complessità dell’esistenza. “Amore infinito lontano” è un componimento che si confronta con le grandi tematiche dell’esistenza: il rapporto tra passato e presente, il percorso spirituale, le debolezze umane e la speranza di redenzione attraverso l’amore che, pur distante, rimane il fine ultimo e il senso più profondo della vita. “Scansiamo colore più scuro dall’onda”, invita a una consapevolezza delle proprie percezioni e a una distinzione tra le sfumature di colore, preferendo quelle luminose e vitali rispetto al nero, simbolo di assorbimento e di oscurità. La metafora dell’onda e dell’orizzonte rappresenta il cammino verso la libertà, la scoperta di sé e l’esplorazione delle infinite possibilità offerte dalla luce, dai colori e dal movimento della vita. “Giorno di caldo bagliore e sogni” si configura come un viaggio tra le ombre e la luce, tra la perdita e la scoperta, tra il silenzio e l’espressione. Esso invita a un’esplorazione dell’identità attraverso la spiritualità, l’arte e la riflessione, sottolineando come la verità più profonda si riveli solo attraverso un percorso di ascolto e di coraggio. La poesia diventa quindi un mezzo di trasformazione, un modo per “rimodellare i cuori” e permettere all’individuo di rinascere ogni giorno più consapevole e libero. “Sorgenti d’antica restanza” si offre meditazione sulla memoria, sulla musica come simbolo di cultura e di identità, sulla necessità di un ascolto più profondo e autentico delle proprie radici. Attraverso immagini evocative e simbolismi sonori, l’autore ci invita a riscoprire le sorgenti ancestrali che alimentano la nostra esistenza, ricordandoci che, nonostante il tempo e la perdita, queste sorgenti rimangono vive e capaci di alimentare un senso di continuità e di eternità umana. In definitiva, il componimento ci sprona a cercare nel passato le radici di un presente più consapevole, in un viaggio di riscoperta che è anche un atto di cura e di riconnessione con le proprie origini più profonde. “Entro largo petto nostra restanza” si svela inno alla libertà dell’anima, alla purezza dei sentimenti e alla ricerca di un’innocenza perduta o da preservare. Le simbologie degli uccelli, del sole, della tempesta e dell’alba rafforzano l’idea di un cammino di elevazione spirituale e di mantenimento di valori profondi. Il poeta invita a portare nel cuore questa “restanza”, questa capacità di mantenere salda la propria identità e i propri ideali, anche di fronte alle sfide e alle tempeste della vita, in un continuo dialogo tra spirito e materia, tra desiderio di libertà e bisogno di pace interiore. “Restanza viene giorno nuovo adamantino”, invita a vivere con passione e consapevolezza, a coltivare i sogni e l’amore, a mantenere viva la speranza in un futuro luminoso che si manifesta come un’alba di purezza e di rinascita. È un messaggio di resilienza, di fede nel possibile e di celebrazione della bellezza che nasce dalla pazienza e dalla tenacia umana. “Raccontami la tua ferita”, è un invito a non temere il proprio dolore, a mostrarlo senza ombre notturne, a lasciarsi penetrare dalla luce del sole per poterlo affrontare e superare. La ferita, se narrata con coraggio, diventa un ponte verso l’autenticità e la liberazione del cuore, un processo che porta alla vera felicità nel riconoscere e accogliere la propria vulnerabilità. “Saldi paesi sui monti arroccati”, canta i paesi montani arroccati che incarnano un patrimonio di storia, cultura e natura. Sono simboli di resistenza, di appartenenza e di speranza, luoghi dove la memoria si fonde con la vita quotidiana, creando un equilibrio tra passato e presente. La poesia invita a riflettere sull’importanza di preservare questi spazi di autenticità e di riconoscere nella loro bellezza e nella loro forza il cuore pulsante di una comunità e di un territorio che, nonostante le sfide del tempo, continuano a mantenere viva la loro essenza. “Già basta la sola parola”, celebra il potere evocativo, comunicativo e trasformativo della parola, elevandola a un elemento fondamentale della vita umana, capace di unire il sensoriale, l’emozionale e l’esistenziale. “Natale”, si presenta come un invito a riflettere sulla vera essenza del Natale che va oltre le celebrazioni esteriori e le luci decorate, per toccare le corde più profonde della spiritualità umana. È un Natale che invita alla meditazione, alla condivisione autentica e alla speranza di un risveglio interiore, in un tempo di oscurità che può essere illuminato dalla luce della fede e della rinascita. “Fuggente bellezza d’istante”, celebra la bellezza fugace della vita e dell’amore, riconoscendo la loro natura fragile e transitoria. Attraverso immagini di vento, petali e crepe, ci invita a riflettere sulla brevità dei momenti di meraviglia e sulla vulnerabilità dell’animo umano di fronte al cambiamento e alla perdita. “Una mesta brigata di amici” è un componimento che esorta alla consapevolezza della temporaneità della vita, ma anche alla capacità di trovare luce e speranza anche nei momenti di malinconia. La poesia celebra la nobiltà dell’animo e la forza della natura come simbolo di rinascita spirituale. La “magia” della giovinezza che ritorna sul cuore candido rappresenta la speranza ultima di un’anima che, nonostante le sofferenze, riesce a riscoprire la propria purezza e il proprio valore. In questo senso, l’opera si configura come un inno alla resilienza e alla bellezza dell’esistere, anche nelle fasi più tristi dell’esistenza… “Tuo bene splendenza”, si può leggere come un atto di fede nell’amore come forza che dà senso e che trasfigura l’esistenza. La “splendenza” del bene, qui rappresentata dall’amore, si manifesta nella sua purezza e nella sua capacità di elevare, di unire e di rendere eterno il momento di intimità tra due persone. La poesia esprime il desiderio di vivere un amore autentico, che abbraccia e trasforma, un amore che supera le barriere del tempo e dello spazio e che si manifesta come un gesto di pura presenza.”Tuo bene splendenza” è un inno all’amore come esperienza totale e spirituale, capace di infondere luce anche nelle tenebre, di elevare l’anima e di creare un’unità eterna tra due esseri umani, in un gioco di opposti che si completano e si fondono in un rapporto di profonda umanità e di struggente bellezza. “Abbraccio eterno”, celebra l’abbraccio come un gesto sacro, capace di trascendere il tempo, di guarire le ferite e di elevare l’anima. La poesia si muove tra immagini di vulnerabilità e di forza, di guerra e di pace, di morte e di rinascita, sottolineando come l’amore autentico sia un processo di trasformazione continua, un “dimorare nudi” che rivela la verità più profonda dell’essere. È un inno alla memoria eterna di un sentimento che, attraverso la condivisione e la vicinanza, diventa immortale, generando un cuore sempre nuovo e un’esistenza più autentica. “Restanza” è poi celebrazione della forza della restanza non come staticità, ma come un movimento vitale di rinnovamento, cura e profondità emotiva. La restanza è vista come un valore prezioso, radicato nella memoria e nei sentimenti autentici, capace di resistere alle sfide del tempo mantenendo intatta la propria purezza e vitalità. È un invito a custodire e coltivare questa presenza stabile, riconoscendone il ruolo fondamentale nella costruzione di relazioni autentiche e di un senso duraturo di sé e di amore. “Respiro aria selaginella”, guida a riflettere sulla capacità umana di rigenerarsi attraverso il ricordo, la natura e la cultura, trovando in questi elementi un respiro vitale che ci permette di superare le avversità e di riscoprire un senso di appartenenza e di forza interiore. “Grido bellezza di restanza”, celebra la bellezza di essere radicati, di mantenere una presenza forte e stabile nel mondo, di amare e custodire i propri luoghi, i propri corpi e i propri sogni. La restanza diventa un atto di resistenza, di affermazione della vita contro l’effimero, un modo di vivere che si nutre di memoria, di spiritualità e di un senso profondo di appartenenza. Questo testo ci invita a riflettere sull’importanza di saper essere radicati, di trovare nella staticità una ricchezza e una forza, di amare con pienezza la propria identità e il proprio contesto, riconoscendo in questa stabilità la vera bellezza dell’esistenza. “Teniamo valore di restanza”, invita a riflettere sul significato della restanza, non come rifiuto del cambiamento, ma come elemento fondamentale per una crescita autentica. La restanza, in questo contesto, diventa un punto di forza che permette di vivere pienamente ogni scoperta, mantenendo saldo il senso di identità e di affezione ai propri luoghi e alle proprie radici che sono il fondamento di ogni vera esperienza di apertura e di amore. “Nel coraggio di un t’amo” è una celebrazione all’amore come atto di coraggio, vulnerabilità e dignità. Il componimento invita a vivere l’amore senza paure, accettando le ferite e le sfide, ma anche trovando nella semplicità quotidiana e nella purezza dell’anima la vera forza. La poesia ci ricorda che amare è un gesto di grande forza interiore, capace di elevare l’uomo e di rendere la vita più ricca e significativa. “Restanza nel suono di campanacci e di buccina”, si traduce atto di affermazione identitaria e di resistenza culturale, in cui i suoni di campanacci e di buccina diventano simboli di un legame profondo con la propria terra, un richiamo alle radici e un invito a non lasciarsi spegnere dalla modernità o dall’abbandono. È un canto di vita, di memoria e di speranza che invita a restare, a mantenere viva la propria storia e a rinnovare la bellezza di un territorio e di una cultura che si vogliono preservare e valorizzare. “Arsura d’identitaria inclusione”, si presenta come un appello poetico e filosofico a coltivare un senso di appartenenza che sia autentico e inclusivo, capace di placare l’arsura di un’identità che cerca di esprimersi e di integrarsi in un tessuto sociale complesso. La poesia suggerisce che l’inclusione non è solo un obiettivo, ma un processo continuo di relazione, di ascolto e di cura condivisa, che arricchisce e dà senso alla vita collettiva. “Siamo restanza connessa”, è un canto alla “restanza connessa”: un’espressione di resistenza attiva, di affetto radicato nel territorio e nella memoria, capace di mantenere viva l’identità di fronte alle sfide della modernità e della distanza. Essa invita a riconoscere nel radicamento un valore fondamentale, capace di alimentare speranza, sperimentare il cambiamento e costruire un futuro autentico e duraturo. “Richiamo di restanza nell’aria nuova”, è una riflessione poetica sulla permanenza, l’amore stabile e il rapporto con la natura e il divino. Attraverso immagini marine, simboli di preziosità e di mistero, il poeta esprime il desiderio di conservare un senso di equilibrio e di speranza, anche di fronte alle avversità. La “restanza” diventa così un atto di fede, di fiducia nel valore delle emozioni durevoli e nella forza rigenerativa del cuore umano che si apre a nuove possibilità senza perdere le proprie radici. In questo modo, il testo si configura come un inno alla resilienza emotiva e spirituale, alla capacità di amare e di restare ancorati anche nell’aria nuova del cambiamento.”Godiamo bella estate” è un elogio alla bellezza dell’estate come stagione di rinascita, di contatto autentico con la natura e di riscoperta delle proprie radici. Invita a vivere con pienezza il presente, a custodire e tramandare le proprie tradizioni, a trovare gioia nelle piccole cose e nella semplicità. È un messaggio di equilibrio tra il rispetto per le origini e l’apertura al mondo, tra tradizione e vitalità che risuona come un invito a godere intensamente della vita e del contatto con il paesaggio e la comunità. “Speranza e forza di restanza”, si presenta come un’allegoria intensa e meditativa sulla speranza e sulla resilienza umana di fronte alle avversità. Esplora le dinamiche del silenzio come spazio di riflessione e di memoria, evidenziando come anche le cose inanimate, i pezzi di cuore ancora pulsanti e i ruderi delle anime portino in sé un senso di vita, di passato e di attese non del tutto sopite. “Pietre di pane”, è un inno alla stasi, alla resistenza e alla bellezza intrinseca dell’essere e del restare, piuttosto che del mutare e del fluire incessante. Attraverso un linguaggio ricco di immagini simboliche e di un ritmo che oscilla tra il contemplativo e il meditativo, l’autore ci invita a riflettere sul valore della permanenza e della memoria, rappresentate simbolicamente dalle pietre di pane. “Viandante”, invita il lettore a riflettere sulla propria strada, sulla necessità di coltivare valori etici come guida incrollabile e sulla bellezza che può derivare dall’essere fedeli a sé stessi e ai propri principi. In un’epoca di relativismo e di mutamenti rapidi, il “viandante”, con l’inversione della sua tendenza, diventa simbolo di resistenza morale e di ricerca di verità profonde, un esempio di come l’etica possa essere un faro in un mare di incertezze. “Nella restanza schiudono primavere”, viene rivolto l’invito a riflettere sull’importanza di mantenere saldo il legame con le proprie radici storiche e culturali, poiché da questa “restanza” si generano le primavere di un nuovo inizio. La poesia celebra la resistenza come fonte di vitalità, suggerendo che la memoria, anche nei momenti più bui, può germogliare in fiori di speranza e rinnovamento. È un messaggio di ottimismo e di fiducia nel potere della storia di alimentare il futuro. “Cuore antico canta sodalizio d’alba”, si presenta come una meditazione sul valore della tradizione come fondamento e come fonte di rinascita. Attraverso immagini forti e un linguaggio evocativo, l’autore invita a riconoscere nel cuore antico non solo una memoria, ma anche una forza vitale capace di alimentare il cammino verso il futuro, nel segno di un rapporto armonico tra radici e crescita. “Ora la morte non c’è”, si configura come un inno alla vita e alla capacità umana di affrontare la morte non come fine, ma come parte di un ciclo più ampio di rinascita e di speranza. L’autore utilizza immagini di luce, natura, rinascita e resilienza per trasmettere un messaggio di ottimismo e di fiducia nel futuro, sottolineando che, pur nelle fragilità e nelle ombre, la vita può essere vissuta con intensità e speranza. È un invito a vivere il presente con pienezza, consapevoli della nostra capacità di rinnovarci e di trovare bellezza anche nei momenti più difficili.
EMILIO LA GRECA ROMANO, è una figura poliedrica e versatile, che ha saputo integrare la sua passione per la cultura e la didattica con l’impegno nella scrittura e nella comunicazione. Professore e Giornalista.. È’ nato ad Acciaroli. Plurilaureato presso l’Università agli Studi di Salerno e presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Napoli. Docente di ruolo di DISCIPLINE LETTERARIE nella scuola secondaria di II grado. Iscritto all’ ORDINE NAZIONALI dei GIORNALISTI. Abilitato in Materie letterarie, in Filosofia e Scienze Umane e in Filosofia e Storia. Ha collaborato e collabora con diverse testate. Cura la rubrica “La scuola” per il settimanale “Unico”. Ha pubblicato vari volumi sulla politica e sulla cronaca scolastica, sulla storia della tradizione popolare cilentana, monografie e libri di prosa e poesia. La sua produzione è caratterizzata da una profonda riflessione sulla memoria storica, sulla cultura del Cilento e sulla condizione umana. Diversi suoi lavori hanno un forte legame con la sua terra d’origine, ma esplorano anche tematiche universali. Ha creato il canale You tube “World poems”, dove le sue poesie sono accompagnate da colonne sonore, unendo la tradizione della poesia con il linguaggio digitale. E’ riuscito così a fornire un prezioso contributo culturale per l’innovativa fusione di tradizione e modernità nelle sue opere. È Commendatore al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta, SMOM; Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.



