Sono trascorsi quasi tre decenni, da quando, in ambito di sicurezza territoriale, iniziai ad argomentare della necessità di una riforma e riorganizzazione per la Polizia Locale, e di quanto questa possa essere determinante nella sicurezza urbana e nella prevenzione dei reati. Forse, speriamo, qualcosa inizia a muoversi grazie a chi, come alcuni parlamentari e diverse categorie sindacali, si impegnano per far si che questa riforma arrivi e definisca finalmente il concetto di “Polizia” a tutti gli effetti anche per gli Agenti che operano nei territori comunali.
Spesso si pensa alla Polizia Locale come al corpo che gestisce la segnaletica stradale, le soste o le ordinanze comunali, ma il suo raggio d’azione è molto più ampio, così come le sue competenze. Agisce sul territorio, conosce i luoghi, individua emergenze legate al traffico, al degrado urbano e alle priorità di sicurezza, collabora con le altre forze di polizia e con le istituzioni locali. Non solo sanzioni, ma vicinanza, presenza e disponibilità, da renderla parte essenziale della “polizia di comunità”. Per una città che vuole dichiararsi vivibile ed accogliente non basta l’assenza del crimine (oggi piuttosto presente, violento e inarrestabile) ma occorrono anche altri contesti come la presenza delle istituzioni, che di pari passo con i cittadini, si incamminino verso un contesto di sicurezza reale. La Polizia Locale, in tale ambito, diventa un ponte che collega amministrazioni, territori e cittadini, se e qualora gli diamo mezzi, risorse e non da meno rispettabilità e considerazione. La divisa va sempre rispettata, sia da chi la indossa sia dai cittadini, poiché essa è simbolo di valori e responsabilità!
Come più volte detto, scritto e relazionato, la sicurezza urbana non è un concetto astratto; non è neppure uno slogan elettorale, né tantomeno argomentazione di accese discussioni su cosa fare o come va fatto, su chi ne sa più o meno dell’altro e così via. La sicurezza è, e tale deve essere considerata, una condizione che permetta a qualsiasi cittadino di vivere in serenità il territorio e la sua abitazione e argomentarla, progettarla, strutturarla e tutelarla attraverso il principio della cultura, ovvero a un insieme di atteggiamenti e pratiche da mettere in atto. E dunque: consapevolezza, responsabilità, comunicazione, formazione e comportamenti proattivi. Per cui, quando una città perde questa condizione, per assenza di controllo, per disgregazione sociale, per degrado o qualsivoglia causa, i danni che si creano superano quelli espliciti di reati o eventi delinquenziali. Ecco allora che tra i cittadini si palesa con profonda evidenza la paura, di uscire, di farsi una passeggiata e cosa più spaventosa vivere sereni nella propria casa.
In tale contesto, integrato da più emergenze, la Polizia Locale si inserisce a pieno titolo tra controllo, vigilanza, prevenzione, ordine pubblico, viabilità, decoro urbano, edilizia e protezione civile. Un quadro, questo, dove occorre superare la frammentazione di competenze che, spesso, genera vuoti di presidi o al contrario sovrapposizioni e dunque la Polizia Locale riveste un ruolo strategico nella sicurezza urbana, in quanto vive il territorio e lo conosce, può intervenire, impedire o reprimere un reato. Tuttavia per far si che svolga il suo ruolo nel pieno delle sue capacità e professionalità, è necessaria una “riforma” che la riconosca a tutti gli effetti e in maniera adeguata parte integrante del sistema di sicurezza nazionale. Le città e i territori cambiano, mutano nel loro aspetto ambientale e richiedono sempre più controllo qui, la Polizia Locale, se dotata di strumenti necessari, di nuove tecnologie, di formazione continuativa, qualitativa e multidisciplinare, può diventare un presidio fondamentale per la sicurezza urbana e non solo, ma anche un riferimento del territorio, delle città e per i cittadini. Sappiamo però che l’ordinamento attuale (Legge Quadro 65/1986) è al quanto datato, e si snoda su tre livelli di regolamentazione: Statale, Regionale e Comunale. Il primo ne stabilisce le norme generali; il secondo emana leggi che disciplinano ulteriormente la materia (ad esempio uniformi e/o forme associative tra comuni); il terzo livello invece, che è quello comunale, definisce l’organizzazione per mezzo di “regolamenti comunali”.
Più volte e da più fonti è arrivata la richiesta, precisamente la necessità, di riordinare l’organico della Polizia Locale; dando loro le stesse condizioni operative e di carriera delle altre forze di polizia. E quindi: Riconoscimento a tutti gli effetti nel sistema della sicurezza pubblica, competenze e uniformità a livello nazionale (lasciando presidi ed operatività nei rispettivi territori); Accesso e utilizzo diretto alle banche dati centrali al fine di migliorare l’efficacia durante il servizio di polizia (così come già presentato dall’ANCI in audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, a fine settembre 2025); Predisporre formazione e aggiornamento professionale in sinergia con le altre forze di polizia; Strumenti efficienti ed adeguati, come tecnologia, body-cam, videosorveglianza integrata, ecc. E inoltre, possibilità di carriera e ruoli equiparati a quelle delle altre forze dell’ordine; coordinamento tra vari enti locali e collaborazione per attività di polizia le quali richiedono più risorse e mezzi. Vedesi ad esempio le iniziative parlamentari come il DDL-S.883 del 21 dicembre 2025 (Nuovo Ordinamento della Polizia Locale) il quale si richiama all’Iter già iniziato nel 2023; oppure a quelle dell’ANVU – Associazione Professionale della Polizia Locale d’Italia – la quale, proprio quest’anno celebra i suoi 35 anni di attività, da molto tempo è impegnata nell’ottenere una riforma che sia esplicitazione di un riordino che riconosca, ed è condivisibile, la Polizia Locale come forza di polizia a tutti gli effetti, anche se ad ordinamento locale.
Perché è importante che la Polizia Locale venga inserita nel sistema sicurezza ampliato? Perché se integrata con altri corpi può diventare un presidio urbano efficacissimo, su diversi ambiti; e non marginale e priva di professionalità, come erroneamente viene considerata.
Onde evitare dunque che nei territori si moltiplichino atti criminali e vandalici, furti, violenze domestiche, e qualsiasi altro evento delinquenziale e illegale, occorre far leva su un corpo di Polizia Locale che sia “Forza di Polizia” a tutti gli effetti. Proprio a beneficio del fatto che questa conosce il territorio e quindi può segnalare le criticità locali ancor prima che diventino emergenze e pericoli; che può operare per prossimità, con interventi che vanno dalla repressione alla prevenzione; che può effettuare una osservazione più ampia e analitica sulla sicurezza in generale (ambiente, traffico, decoro urbano, ordine pubblico, ecc. Contesti ed elementi che contribuiscono a ridurre il rischio di conflitti ed eventi di criminalità. La presenza visibile della Polizia Locale rafforzata da una riforma, a sua volta rafforza la fiducia dei cittadini, un altro elemento fondamentale per la sicurezza reale, ma anche percepita.
Tuttavia, sappiamo che il sentiero da percorrere non è di quelli più semplici, tra personale sotto dimensionato alle risorse economiche degli Enti; dalle differenze tra regione e regione in termini di regolamento alla (forse) non volontà istituzionale, di creare una riforma o una regolamentazione che sia degna di questo nome. Se portiamo la Polizia Locale ai livelli di riconoscimento di forza di polizia a tutti gli effetti, otterremo una più ampia possibilità di far fronte alle molteplici situazioni ed emergenze di sicurezza che sempre più si riscontrano nei territori. E ancor tanti ne riscontreremo in futuro se non corriamo ai ripari. Il nostro Paese è cambiato, le esigenze e le domande di sicurezza sono ulteriormente aumentate e la sicurezza urbana ha assunto un significato molto più ampio ed eterogeneo. Abbiamo la seria necessità di contare su più soluzioni strategiche ed evolute, su più risorse e mezzi e di ulteriori settori penali e civili dei quali potrebbe occuparsi la Polizia Urbana, in collaborazione con le altre forze di polizia. Occorre, e credo presto, anche se qualche tentativo è stato fatto ma senza esito, una proposta di legge che ravveda, semplifichi e avvii una seria e utile riorganizzazione del corpo, eliminando quella disparità giuridica e contrattuale rispetto agli altri corpi di polizia. È necessaria perché le città chiedono risposte concrete ed efficaci, a fronte dei rischi che ogni giorno crescono sempre più; per cui più operatori abbiamo nelle città maggiore sicurezza otterremo. Una riforma significa anche valorizzare non solo le comunità, ma anche le tante professionalità che oggi operano nella Polizia Locale. La sicurezza, quella vera, non nasce solo dal controllo, ma anche dalla presenza, fiducia e competenza di chi, in divisa, rappresenta la legge con equilibrio e umanità.



