Cammini, territori e identità tra Campania, Basilicata e Calabria
È solo la seconda volta che cammino sul tracciato della Via Istmica e già mi sembra di conoscerla da sempre.
Ho la sensazione di averla “fatta mia” fin dal primo sguardo, da quando ne ho tracciato il percorso e raccontato, passo dopo passo, strade, sentieri, borghi e città che ne costituiscono l’essenza.

Paestum, Roccadaspide, Aquara, Bellosguardo, Roscigno, Corleto Monforte, Sacco, Teggiano, Sassano, Sala Consilina, Padula, Montesano sulla Marcellana, Casalbuono, Lagonegro, Lauria, Castelluccio Inferiore e Superiore, Campotenese, Castrovillari, Cassano allo Ionio, fino a Sibari.
Diciannove località principali, ma l’anima del cammino è custodita in ogni angolo che i piedi hanno toccato e lo sguardo ha potuto abbracciare.
Centri abitati e sentieri, valichi e valli, ponti, chiese, santuari, negozi, bar.
E soprattutto natura, tanta natura, in cui immergersi per offrire spazio e respiro ai cinque sensi.

Per condividere qualche frammento di questo viaggio ho realizzato anche brevi dirette su Facebook, che hanno raccolto un interesse superiore alle attese.
Ma certe esperienze si comprendono davvero solo vivendole.
Fare propri i luoghi, conoscere la storia, entrare nelle chiese, toccare con mano una natura plasmata e in parte preservata: percezioni che nessuna mappa può offrire.
Poi c’è l’aspetto più intrigante del camminare: avanzare a una velocità lenta, ormai quasi dimenticata.
Solcare campagne, osservare torrenti, piccoli rivoli, attraversare antichi ponti in pietra, entrare in borghi rurali dove si vive ancora di agricoltura e allevamento.
E poco dopo sentire il fragore delle città dove l’autostrada plana dopo aver sorvolato valloni e dirupi.
E poi le vecchie ferrovie Sicignano–Lagonegro e Calabro–Lucana: silenziosi corridoi oggi percorsi da podisti e ciclisti.

Campania, Basilicata e Calabria sono tre regioni diversissime, ma attraversate a passo d’uomo rivelano tratti comuni: carattere fiero, fede, tradizioni, accoglienza, ma anche il disincanto dei territori della Magna Graecia.
C’è poi la curiosità negli sguardi quando pellegrini o camminatori entrano nei borghi, acquistano pane e companatico e ripartono verso l’orizzonte.
Il tempo, quando si cammina, dura di più.
Perché è lento, ma anche perché si ritorna all’antica misura del viaggio.
Così andare da Paestum a Sibari smette di essere un’impresa e diventa quasi naturale. Intanto accade qualcosa di più profondo: si riattivano tutti i sensi.

La vista scorre su monti e valli, fiumi e laghi.
L’udito si tende verso parlate diverse, rumori e voci.
Per me, il camminare si intreccia con gli audiolibri: Aldo Moro, Edda e Galeazzo, Viva l’Italia, La morte di Fausto e Iaio, Il Paese di Cuccagna — compagni di viaggio ascoltati su Rai Play Sound.
L’olfatto è un periscopio che ti avvolge.
Il gusto richiama alle soste, alla scoperta del cibo come parte del territorio.
Il tatto lega il corpo al cammino: mani, bastone, scarpe, terreno.

La Via Istmica è anche una traccia storica che fa viaggiare nel tempo.
Come un fiume che trova il mare, così anche la fantasia si posa, trasformata dal viaggio.
E all’altro capo della Via trovi qualcosa di più di un litorale diverso: trovi frammenti di te che non sapevi di cercare.
Con Gina ci concediamo una giornata nella Calabria per noi ancora poco conosciuta: Crotone per il pranzo, Camigliatello Silano per respirare aria di neve, Cosenza per una passeggiata.
La nostra avventura si chiude a Paestum, là dove tutto era cominciato.
Una pizza a pochi passi da casa: sigillo semplice di un viaggio che, in realtà, continuerà dentro, ogni volta che la memoria lo richiamerà.



