Così è chiamata l’azione liturgica che si celebra nei prossimi tre giorni. Dalla morte alla vita: è questa la meditazione che la Chiesa invita a compiere. La fine dell’esistenza storica di Gesù avviene dentro le contraddizioni, colme di malvagità, del cuore umano; ma Egli, dopo aver amato i suoi, continua ad amarli fino alla fine, intendendo con ciò non un termine cronologico, non la chiusura di un periodo, bensì il compimento, la pienezza generatrice di amore, perché il suo vivere è costruttivo, fecondo e salvifico.
In Cena Domini

Pietro comprenderà tutto questo soltanto dopo l’esperienza della Passione e della Risurrezione, non durante la Cena, quando attorno alla tavola è raccolta l’intera comunità, che pure gode dei doni del Signore ma resta ancora segnata da lacerazioni e divisioni, a causa della persistente mondanità dei cuori e dei rapporti.
Gesù invita a una condivisione di memoria, di storia, di certezza della salvezza: una novità radicale e imprevedibile, perché nel pane e nel vino dona se stesso. In contraccambio, per il suo offrirsi, chiede soltanto che siano ripetuti parole, gesto e dono, divenuti nutrimento per crescere nella fede e nell’amore. Ecco perché poniamo in una speciale cappella l’Eucarestia e vegliamo in preghiera, in attesa dei riti del Venerdì Santo.
In Passione Domini
Riviviamo il mistero della salvezza realizzato dal Figlio dell’Uomo, che si sottopone a una morte atroce. Il suo gesto aiuta a comprendere le sofferenze delle mille povertà e delle continue sopraffazioni alle quali sono sottoposti i piccoli, gli umili, gli scarti dell’umanità, riscattati dalle sofferenze di Gesù. Lungo la salita al Calvario, Egli si fa fisicamente, psicologicamente e moralmente simile ai tanti sconfitti della storia, per aiutarli a sollevarsi nonostante cadute, croci, passioni e morte.
La sepoltura di Gesù proclama che, nella storia dell’umanità, solo l’amore è sintesi di salvezza: esso conferisce senso e vince la morte operando la redenzione.
Lo spettacolo del Venerdì Santo accende la speranza e coinvolge i cuori di chi, durante la processione per le vie del paese, contempla la profezia del dolore innocente e salvifico nell’incontro della Madre con il Figlio morto. Durante il cammino, raccolti in silenzio per ascoltare nel profondo dell’animo il lamento di Maria davanti al Figlio senza vita e contemplare il Cristo torturato e ucciso dai potenti della terra, meditiamo sul fatto che da due millenni il Crocifisso è simbolo di resistenza, lotta e liberazione da ogni sopruso perpetrato contro l’uomo.
Tanti canti e schemi compositivi elaborati dai proto-cristiani nel Medio Oriente, oggi ancora bombardato da prepotenti, subdoli ed egoisti, ripropongono la domanda eterna sul perché persista il male, alimentato da un’ingordigia che fa piangere Kore-Maria, la quale continua a chiamare il Figlio morto con il nome struggente di γλυκύ μου έαρ, mia dolce primavera. Ella ripete a intermittenza questa nenia, mentre le donne si recano con i profumi alla tomba per inondarla di fragranze e sentono l’eco del pianto di questa Madre: mia dolce primavera, mio dolcissimo Figlio, dov’è tramontata la tua bellezza?
La Veglia della Salvezza
La comunità parrocchiale è invitata alla Veglia Pasquale, madre di tutte le veglie, secondo sant’Agostino. La liturgia inizia con l’esaltazione dei simboli della luce, per sottolineare come le tenebre del male, che hanno segnato fin dagli inizi l’esperienza umana, siano state attraversate dalla luce di Cristo; perciò ora siamo partecipi del suo definitivo progetto di redenzione.
Per rafforzare questo convincimento siamo invitati ad ascoltare la Parola e a meditare le Scritture. Grazie alle letture proposte, possiamo ripercorrere gli episodi più significativi della storia della salvezza. Segue poi la liturgia battesimale, attraverso la quale il Popolo di Dio è chiamato a vivere l’autentica libertà grazie all’acqua che distrugge il male e rigenera a vita nuova.
Perché questa esperienza si consolidi, siamo invitati a condividere il pane e il vino, secondo le intenzioni fissate da Gesù nell’Ultima Cena. Così, dopo il Battesimo, per la potenza dello Spirito, siamo ammessi al convito che corona la nostra nuova condizione di riconciliati col Padre.
Su questa base si fonda il progetto cristiano: luce, Parola, acqua, Eucarestia diventano i punti cardinali della nuova vita nell’alba della Pasqua. Tutti siamo chiamati a correre verso la tomba vuota, che pone fine alla tragedia del male e della morte. La pietra ribaltata dal suo ingresso è un inno alla vita, perché tutti sono avvolti dall’aura della Risurrezione di Cristo.
Fuoco, cero, acqua, illuminati dalla Parola, proclamano al mondo che il Maestro di Nazareth, ucciso dai capi, è vivo; risorgendo ha salvato tutti. È l’annuncio delle donne divenute evangeliste, emblematico capovolgimento di valori e ruoli. È la Buona Novella di come una veglia di luce proietti la gioia della salvezza in ogni giorno della vita degli uomini, perché Gesù è il fulgore che inonda la notte e debella le tenebre in ogni cuore.
La garanzia è data dal sepolcro vuoto, fatto che rende salda la speranza e anima la fede che ogni tomba si svuoterà. A noi spetta il compito di raccontare quanto è accaduto e di rivivere con Pietro lo stupore di questa Veglia Pasquale.
Alleluia!



