Sono 420 i milioni di euro pagati dai Campani per farsi curare fuori region

4 Distretti Sanitari, 5 Ospedali e i Saut non bastano

Ogni qualvolta si mette mano alla questione della riduzione della spesa sanitaria si pensa di fare economia accorciando la “coperta” che dovrebbe garantire i bisogni sanitari di chi vive nella regione compresa nell’area parco...

Attualità
Cilento sabato 02 dicembre 2017
di Bartolo Scandizzo
Manifestazione Ospedale Roccadaspide
Manifestazione Ospedale Roccadaspide © unico

Il settimanale Unico, questa settimana si occupa di sanità e in particolare degli ospedali dislocati nella nostra realtà territoriale. Già la settimana passata don Luigi Rossi ha affrontato il problema da un’altra angolazione (www.unicosettimanale.it/news/cultura/666538/ospedali-e-diritto-alla-salute). Infatti, è realtà che ogni qualvolta si mette mano alla questione della riduzione della spesa sanitaria si pensa di fare economia accorciando la “coperta” che dovrebbe garantire i bisogni sanitari di chi vive nella regione verde compresa nell’area parco del Cilento, Diano e Alburni.

Ma è anche vero che molte sono state le levate di scudi nei confronti di paventate chiusure di reparti o riduzioni di posti letto e quasi niente ha smosso le coscienze di fronte al fenomeno del “turismo” sanitario che vede i pazienti e le loro famiglie migrare verso altre regioni per garantirsi il diritto alla salute a causa della mancanza di fiducia in medici e strutture sanitarie che pure costano molto di più che in altre realtà.

Sono 4 i Distretti Sanitari in cui sono distribuiti i comuni dell’area Parco del Cilento, Vallo si Diano e Alburni: Il 69 - Capaccio/Roccadaspide, il 70 - Vallo della Lucania-Agropoli, il 71 - Sapri/Camerota e il 72 - Sala Consilina/Polla.

Ad ognuno di essi fanno capo gli oltre 80 comuni, piccoli e grandi, che popolano un’area grande come una regione ma con un numero di abitanti (circa 250.000) che non superano quelli di un municipio di una grande città (Ostia per esempio).

Nei quattro Distretti Sanitari sono situati gli ospedali che accolgono le persone che hanno bisogno di cure, urgenti o interventi programmati: Presidio Ospedaliero Luigi Curto – Polla, Presidio Ospedaliero Roccadaspide, Presidio Ospedaliero Dell'Immacolata – Sapri, Presidio Ospedaliero San Luca - Vallo della Lucania e Presidio Ospedaliero Civile di Agropoli.

In ognuno di essi sono operativi i presidi di pronto soccorso (ad Agropoli è stato riaperto il 10 maggio 2017) diversi reparti con relativi primari, personale medico e infermieristico che inseriti nel “contesto del Sistema Sanitario Regionale della Campania, insieme alle altre Aziende Sanitarie Pubbliche, ai Medici di Famiglia, agli erogatori privati accreditati ed agisce in un'ottica di solidarietà e con autonomia, nel rispetto dei principi e delle linee di indirizzo regionali”.

L’intero sistema organizzato dall’Azienda Sanitaria Locale Salerno è “della salute dei propri cittadini”.

Il Servizio di assistenza Ospedaliera, invece, comprende: visite mediche, assistenza infermieristica, ogni atto e procedura diagnostica, terapeutica e riabilitativa necessari per risolvere i problemi di salute del paziente degente e compatibili con il livello di dotazione tecnologica delle singole strutture; interventi di soccorso nei confronti di malati o infortunati in situazioni di urgenza ed emergenza medica ed eventuale trasporto in Ospedale o centri specialistici. L’ASL Salerno garantisce nell’Ospedale gli interventi specialistici, diagnostici, terapeutici, riabilitativi, sia su prenotazione sia, in alcuni casi, su richiesta urgente.

La carta dei servizi http://www.aslsalerno.it/documents/10192/33964/Carta_ASL_SALERNO.pdf) elenca anche i fattori di qualità così classificati:

• aspetti relazionali: tutti gli operatori devono mantenere un comportamento improntato alla gentilezza, cortesia, rispetto, disponibilità nei confronti del cittadino-utente;

• personalizzazione e umanizzazione: all’interno delle strutture sanitarie deve essere garantito il rispetto della privacy, delle idee religiose, degli orari delle visite dei familiari e conoscenti e della persona nella sua globalità ed unicità;

• comunicazione e informazione: i cittadini hanno bisogno di essere orientati all’interno del servizio sanitario e aiutati a trovare le modalità più semplici per poter usufruire delle prestazioni sanitarie; hanno altresì diritto a essere informati sui trattamenti sanitari che li riguardano, nel pieno rispetto della loro privacy ;

• tempi e accessibilità: tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, per ottenere la consegna di documentazione; facilità di prenotazione e trasparenza delle liste di attesa delle prestazioni tramite un sistema centralizzato (CUP – Centro Unico Prenotazione tel. 089 9358180);

Inoltre, nella carta sono elencati anche gli standard che devono possedere gli

• aspetti alberghieri e comfort: ambienti adeguati, gradevoli e puliti, pasti di qualità distribuiti negli orari stabiliti

• struttura e logistica: servizi facilmente raggiungibili e privi di barriere architettoniche

• aspetti burocratici e amministrativi: facilitare gli adempimenti amministrativi e di trasparenza.

• tutela e ascolto: rispetto del diritto alla tutela dei cittadini, garantendo la possibilità di effettuare segnalazioni e reclami in caso di disservizi; effettuazione di indagini di soddisfazione all’interno delle strutture sanitarie per la rilevazione del gradimento.

Sulla “carta”, come si può notare sia dalla sintesi sopra esposta sia accedendo al documento integrale disponibile sul sito dell’Asl, tutto è “perfetto”.

La realtà, però, ci riporta in tutto un altro mondo con mille sfaccettature che restituiscono un “quadro” non del tutto aderente al racconto.

Basta entrare in uno degli ospedali del territorio, sia come paziente sia come visitatore, per rendersi conto di problemi sia legati all’assistenza sia all’aspetto alberghiero e confort.

A dimostrazione della poca credibilità del sistema basterebbe conteggiare quanti cittadini sono costretti a fare le valige per andare ad operarsi o a curarsi presso strutture di altre regioni, quasi tutte situate nell’Italia centrale o settentrionale, quando non addirittura all’estero. I dati sono noti all’Asl in quanto è proprio l’azienda sanitaria di provenienza che provvede a saldare il conto alle Asl “sorelle”. La Campania ha esborsato oltre 420 milioni di Euro nel 201 per pagare le prestazioni fuori regione.

Questo nonostante nella nostra regione si spenda molto di più per ogni tipo di prestazione sanitaria ospedaliera.

C’è anche da dire che non sono pochi i medici che sono dipendenti di ospedali di altre regioni che fanno scouting durante i consulti fatti negli studi medici del territorio in occasioni di visite specialistiche prenotate da pazienti che, dopo aver sentito (o provato) gli specialisti medici locali, non disdegnano di cercare conferme o smentite presso altri che a “voce” di popolo vengono indicati come bravi. Tutto ciò è un chiaro sintomo di quanta poca credibilità abbia il sistema sanitario locale presso la platea dei pazienti, dei loro familiari e dei cittadini “sani”.

È, inoltre, consuetudine il fatto che nei casi gravi sia la famiglia a doversi fare carico di garantire l’assistenza notturna dei propri cari o direttamente oppure caricandosi della spesa di infermieri (occasionali) o di semplici badanti.

Evidenziare tutto ciò non è voler fare di tutta un’erba un fascio, ma è lanciare un grido di “dolore” che possa smuovere le coscienze di chi lavora ed opera nel settore affinché non lasci sulla carta le tante buone intenzioni e i comportamenti scritti in bella copia sulla carta dei servizi e nel codice di comportamento che pure sono pubblicati sul sito dell’ASL di Salerno.

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