Sarà oblio o rinascimento?

Le Sfere geodetiche sono destinate all’oblio o rinasceranno a nuova e duratura vita?

Voza più volte ha affermato di aver affidato la pratica agli uffici comunali che avrebbero dovuto risolvere gli aspetti burocratici e amministrativi del progetto”

Attualità
Cilento venerdì 03 agosto 2018
di Bartolo Scandizzo
Sfere-expo
Sfere-expo © n. c.

Chi si ricorda della Sfere geodetiche che tanta parte hanno avuto nel dibattito politico della “città dei templi”? Dove sono state “stipate” in attesa essere rimesse in campo? Qualcuno sta pensando al loro futuro? Sono tutti interrogativi che, allo stato, non hanno risposte certe. Ci sono, invece, molte ipotesi sul tappeto che potrebbero concretizzarsi in tempi relativamente brevi. Vale la pena ricordare perché le sfere furono acquistate e collocate a Paestum.

La struttura fu voluta fortemente dal sindaco Italo Voza che voleva dare una sistemazione degna di questo nome alla BMTA (Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico) che per motivi di riduzione di fondi non poteva più essere tenuta all’hotel Ariston che era stata la sua casa fin da quando Ugo Picarelli e l’amministrazione provinciale, guidata da Alfonso Andria, la immaginarono.

Voza avrebbe anche voluto che la concessione provvisoria data dal Ministero dei beni culturali diventasse definitiva per far rendere al meglio l’investimento di circa 800.000 Euro fatto per l’acquisizione e l’istallazione.

La levata di scudi di molti critici sia di casa nostra sia esterni indussero il ministero a chiedere la rimozione della struttura e la sua definitiva archiviazione.

La prima è quella già immaginata e mai attuata proprio dall’amministrazione di Italo Voza, il sindaco che volle la loro istallazione nell’area archeologica di Paestum. L’idea era quella di destinarle a Capaccio Scalo nello spazio adiacente a via Nassiriya per dotare la realtà abitativa più popolosa e commerciale di Capaccio Paestum di una struttura in grado di soddisfare la mancanza di un centro congressi pubblico, un cinema, un teatro o un semplice spazio dove ospitare eventi sportivi di ogni tipo. Pur avendo Voza più volte affermato di aver affidato la pratica agli uffici comunali che avrebbero dovuto risolvere gli aspetti burocratici e amministrativi del progetto, è arrivato alla fine del mandato senza aver colto il risultato. Ora tocca all’amministrazione Palumbo provare che è possibile rimettere a reddito l’investimento fatto dal suo predecessore. Sembra che il problema più importante sia assicurare un congruo numero di posti per il parcheggio delle auto al servizio della struttura in grado di ospitare eventi al coperto. Ma abbiamo visto che, come è successo a Linora, reperire spazi provvisori che si vadano ad aggiungere a quelli già esistenti non è difficile. Sarebbe un impegno ben ripagato dal fatto che finalmente Capaccio Scalo avrebbe, finalmente un grande spazio al coperto per renderlo attrattivo per eventi di portata nazionale e internazionali.

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Dopotutto solo così si potrebbe premiare le decine di imprenditori e commercianti che ancora resistono e insistono nel tenere vivo il centro commerciale naturale che di fatto è l’intero agglomerato cresciuto intorno alla stazione.

Se poi si riuscirà anche a dare la dignità che merita allo scalo ferroviario con la realizzazione zzazione del parcheggio a monte della ferrovia, allora anche il problema del parcheggio diventerebbe relativo in attesa della sempre auspicata delocalizzazione del mercato ortofrutticolo in contrada la Pila.

Le sfere diventerebbero così un polmone culturale e congressuale della città che potrebbe diventare definitivamente baricentro non solo fisico ma anche fisiologico dell’immenso corpaccione che è la città dei templi. In fondo, il ruolo di raccordo tra l’area archeologica di Paestum, il polo turistico della Laura e Torre, il centro medioevale di Capaccio capoluogo e l’agglomerato del Rettifilo è un dato di fatto consolidato nel tempo e nello spazio del dopoguerra. Infine, la via Magna Graecia diventerebbe un tratto “urbano” a vocazione commerciale, sociale e storica fino a renderla gli “Campi Elisi” di noialtri.

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