All’inizio è il sorriso che colpisce. Poi arrivano le mani in movimento, lo sguardo vivace, la voce piena di energia. Elvira Mazzeo è una donna che sprizza energia da tutti i pori.
Mentre ci accompagna in una visita guidata nella sua bellissima casa, racconta la sua storia con naturalezza. Oggi vive con Pietro, il compagno della sua seconda vita, ma il suo percorso non è stato semplice.

Il primo matrimonio non è andato a buon fine. Quando ha deciso di mettere fine a quella relazione si è trovata davanti resistenze e incomprensioni: non solo con il marito, ma anche con i fratelli e perfino con i genitori, che non volevano che quel matrimonio finisse. Eppure Elvira aveva due figli da crescere e una vita da ricostruire.
Che lavoro hai fatto nella tua vita?
«Ho lavorato per un periodo in un laboratorio fotografico. Poi mi sono impiegata in un centro per anziani. Ma facevo anche altri lavori, perché le spese erano tante. Per otto anni ho assistito anche mia madre, che aveva difficoltà a muoversi.»
La sua è la storia di tanti emigrati: più lavori, giornate lunghissime, la necessità di non fermarsi mai.
«Ho lavorato anche nei ristoranti, sia in cucina sia nel servizio ai tavoli. Dovevo mantenere i miei figli, farli studiare e garantire loro un tetto sulla testa. Così ho fatto di tutto.»
Poi arriva la svolta.
«A un certo punto ho aperto un ristorante tutto mio. Ed è lì che ho conosciuto Pietro.»
Sorride mentre lo racconta.
«Lui era cuoco. Senza di lui non avrei potuto aprire il ristorante. Da allora siamo sempre stati insieme.»
La vita, però, cambia ancora.
Poi hai lasciato la ristorazione…
«Sì. Anche Pietro ha cambiato lavoro e oggi lavora nel settore delle costruzioni.»
Oggi Elvira può finalmente guardare indietro con serenità.
«Dopo tanti sacrifici posso dire che ci siamo sistemati bene. Pietro lavora ancora e io sono di supporto a lui e ai miei figli.»
Ma c’è un luogo che continua a chiamarla.
Rofrano.
L’anno scorso, durante la processione della Madonna di Grottaferrata, qualcuno l’ha vista camminare tra la folla con la “centa” sulla testa, come nella tradizione.
«È vero», conferma sorridendo. «Torno in Italia e in Europa ogni volta che posso. Ma soprattutto nel mese di settembre arrivo a Rofrano.»
Per lei non è solo una visita.
È devozione.
«Vado per rendere grazie alla Madonna di Grottaferrata, che mi ha dato la forza di resistere quando davanti vedevo solo buio.»
Poi la conversazione torna alla vita quotidiana.
«Sono trentacinque anni che sto con Pietro.»
Dove vi siete conosciuti?
«Al ristorante. Lui lavorava lì.»
Una storia comune a molti emigrati: più lavori, tanti sacrifici, la volontà di costruire una vita migliore e dare un futuro ai figli.
Prima di salutarci, la conversazione prende una piega inattesa.
«Ho saputo che stai scrivendo un libro.»
«Sì.»
«Quando vieni a Rofrano lo presentiamo insieme.»
Poi aggiunge con semplicità:
«Mandami il materiale. Oggi la traduzione non è più un problema. Tu devi solo correggere.»
«Hai già il titolo?»
Elvira sorride.
«Lo diremo la prossima volta, quando tornerai a Rofrano.»
E la conversazione si chiude così, con una promessa semplice:
«Ci vediamo a settembre.»



