Lo smartphone a scuola è un distrattore; può portare a distrazione da parte di social media, giochi e altre attività non scolastiche, riducendo l’attenzione e la concentrazione. Assume rilevanza anche sul piano dello sviluppo cognitivo. Un uso eccessivo di smartphone, specialmente in età precoce, può influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo, causando difficoltà di concentrazione, memoria e pensiero critico. E’ fallace anche in termini attenzionali. Divide l’attenzione. L’uso di smartphone a scuola, anche a scopo didattico, può dividere l’attenzione tra l’attività scolastica e il dispositivo, diminuendo l’efficacia dell’apprendimento secondo alcuni studi. Il registro elettronico, d’altra parte, è motivo per tanti genitori di ansia e disturbo; è uno strumento invasivo della sfera privata e fornisce un sovraccarico informativo. Le notifiche del registro elettronico, specialmente quelle che arrivano a tarda sera, possono creare ansia e preoccupazione nei genitori e negli studenti, disturbando la quiete familiare e interrompendo il riposo. Alcuni genitori percepiscono le notifiche serali come un’invasione della loro sfera privata, soprattutto quando riguardano bambini e adolescenti. Il registro elettronico, se usato in modo eccessivo o non gestito correttamente, può portare a un sovraccarico informativo per genitori e studenti, rendendo difficile la comprensione della situazione scolastica. Tanto l’utilizzo degli smartphone quanto del registro elettronico assumono diffuse critiche che interessano la necessità di trovare un equilibrio tra i potenziali benefici della tecnologia e i rischi per l’apprendimento e il benessere degli studenti.
Juan Carlos De Martin, nel suo libro “Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica”, fra l’altro, riferisce intorno alle ripercussioni. De Martin si occupa delle conseguenze dell’uso dello smartphone, che si ripercuotono non solo sull’ambiente, ma anche sul corpo e sulla psiche dell’utente. Dal punto di vista fisico, ex multis, la postura nell’utilizzo può causare dolori cervicali; la digitazione può portare problemi al pollice, finanche la “sindrome del dito a scatto”; gli schermi luminosi, se utilizzati di notte, possono alterare il regolare ritmo circadiano con aumento della possibilità di soffrire di diabete, malattie cardiovascolari, disturbi del sonno e disfunzioni cognitive. Non meno gravi sono le conseguenze sulla mente: lo smartphone e le app, progettate, anche con l’ausilio di neuroscienziati e psicologi, per tenere incollato allo schermo per più tempo possibile l’utente, finiscono per generare dipendenza e limitata capacità di concentrazione, soprattutto sulle generazioni più giovani, che spesso sperimentano bassa autostima, infelicità e depressione.
Daniele Novara, tra i più noti pedagogisti italiani e autore di numerosi libri, pone questo quesito sulla sua pagina social: Cosa ne pensate del registro elettronico? A questa domanda fornisce anche la sua risposta: “Io mi domando il senso di uno strumento che permette ai genitori di conoscere i voti dei figli prima di loro. In pratica è come se a scuola non ci fossero solo i bambini o i ragazzi ma anche i loro papà e le loro mamme. Non mi stancherò mai di ripetere agli insegnanti di considerare che oggi i genitori sono lì, c’è l’ombra del genitore dietro ad ogni alunno. È un’ombra che peraltro durante il Covid è stata anche enfatizzata: la DAD l’hanno fatta i genitori, non l’hanno fatta i ragazzi. In questo senso occorre stabilire dei confini chiari, che non sono semplicemente confini logistici, come ad esempio mettere il campanello fuori dalla scuola o altro, ma un confine relativamente ai ruoli. Agli insegnanti suggerisco sempre di fare una riunione con i genitori all’inizio dell’anno scolastico, in modo da spiegare qual è il loro ruolo, ad esempio che devono far dormire i propri figli in modo che non arrivino a scuola ancora addormentati, che devono fare la colazione, che devono ridurre il carico neuro-mentale dei videoschermi durante la giornata non scolastica, che gli eventuali compiti, che dovrebbero essere il meno possibile, devono riguardare gli alunni e non i genitori. Il genitore ha un ruolo di supervisione, un ruolo esterno, non può sedersi lì con il figlio a fare i compiti, per cui se poi l’insegnante ha qualcosa da ridire sui compiti salta fuori che ha qualcosa da ridire sulla famiglia stessa”.
E’ chiara la linea di Valditara. La Circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, fornisce esaustivamente ogni specifico dettaglio. Nella nota ufficiale “Disposizioni in merito all’uso degli smartphone e del registro elettronico nel primo ciclo di istruzione – A.S. 2024 -2025”, viene rilevato: ”(…) a tutela del corretto sviluppo della persona e degli apprendimenti, si dispone il divieto di utilizzo in classe del telefono cellulare, anche a fini educativi e didattici, per gli alunni dalla scuola d’infanzia fino alla secondaria di primo grado, salvo i casi in cui lo stesso sia previsto dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato, come supporto rispettivamente agli alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento ovvero per documentate e oggettive condizioni personali. Potranno, invece, essere utilizzati, per fini didattici, altri dispositivi digitali, quali pc e tablet, sotto la guida dei docenti. Restano fermi, dunque, il ricorso alla didattica digitale e alla sua valorizzazione, così come l’impegno a rendere edotti gli studenti sul corretto ed equilibrato uso delle nuove tecnologie, dei telefoni cellulari e dei social e sui relativi rischi, come previsto anche dal DigComp 2.2. Le istituzioni scolastiche del primo ciclo di istruzione sono chiamate pertanto, ad aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa, anche prevedendo, nella scuola secondaria di primo grado, specifiche sanzioni disciplinari per gli alunni che dovessero contravvenire al divieto di utilizzo in classe dello smartphone. Sull’utilizzo del registro elettronico, invece, si legge quanto segue: “Come è noto, negli ultimi anni si è diffusa la consuetudine, tra i docenti, di assegnare i compiti da svolgere a casa esclusivamente mediante notazione sul registro elettronico.,Tale modalità comporta, di fatto, che gli alunni consultino sistematicamente il registro elettronico attraverso dispositivi tecnologici, PC, smartphone e tablet, per verificare quali attività debbano essere svolte a casa e per quale giorno, spesso con la mediazione dei genitori, titolari delle password di accesso.,Al fine di sostenere, fin dai primi anni della scuola primaria e proseguendo nella scuola secondaria di primo grado, lo sviluppo della responsabilità degli alunni nella gestione dei propri compiti dosando, al contempo, il ricorso alla tecnologia, si raccomanda di accompagnare la notazione sul registro elettronico delle attività da svolgere a casa con la notazione giornaliera su diari/agende personali. In questo modo, tenendo conto delle scadenze assegnate dai docenti nello svolgimento dei compiti, ciascun alunno potrà acquisire una crescente autonomia nella gestione degli impegni scolastici, senza dover ricorrere necessariamente all’utilizzo del registro elettronico”.
Il Ministro Valditara, inoltre, nella nota diffusa a tutte le istituzioni scolastiche interessate, riferisce che importanti studi internazionali hanno rilevato la diretta correlazione fra l’uso del cellulare in classe, anche a scopo educativo e didattico e il livello degli apprendimenti degli alunni. In particolare, merita di essere richiamato il Rapporto Unesco “Global education monitoring report, 2023: technology in education: a tool on whose terms?” nel quale si evidenzia che i dati delle valutazioni internazionali su larga scala, come quelli forniti dal ‘Programma per la valutazione internazionale degli studenti’ (PISA), mettono in luce un legame negativo tra l’uso eccessivo delle TIC e il rendimento degli studenti. In 14 Paesi è stato infatti riscontrato che la semplice vicinanza a un dispositivo mobile distrae gli studenti provocando un impatto negativo sull’apprendimento. Più nello specifico nel Rapporto OCSE PISA 2022 (Volume II) Learning during — and from — disruption, si evidenzia come gli smartphone siano fonte di distrazione per gli studenti che lo usano con maggior frequenza a scuola facendo diminuire il livello di attenzione, in particolare durante le lezioni di matematica e, quindi, mettendo a rischio il rendimento nella materia. E’ stato altresì rilevato che l’uso continuo, spesso senza limiti, dei telefoni cellulari fin dall’infanzia e nella preadolescenza incide negativamente sul naturale sviluppo cognitivo determinando, tra l’altro, perdita di concentrazione e di memoria, diminuzione della capacità dialettica, di spirito critico e di adattabilità. Recenti analisi, inoltre, hanno dimostrato un aumento preoccupante anche in Italia di minori affetti dalla sindrome dell’Hikikomori, ossia il fenomeno dell’isolamento sociale volontario che comporta il ritiro dei giovani nel chiuso delle proprie case rinunciando ai rapporti con il mondo esterno.
Il MIM, con puntuale adesione alla questione, fornisce alcune precisazioni. In riferimento all’articolo pubblicato su “La Stampa” del 27 giugno, firmato da Mirella Serri dal titolo “Liberiamo i ragazzi dai social, “Stanno crescendo conformisti” entro il quale si afferma che “Di recente anche la scuola, con le circolari del ministro Valditara, ha cercato di limitare la schiavitù del cellulare, vietandolo in classe. Ma la proibizione, però, senza opportuni corsi per docenti e allievi sull’importanza e sull’uso della tecnologia, rischia di apparire una condanna del mezzo tecnologico che tanto piace a grandi e piccini”. L’articolo, asserisce il MIM, nel suo spazio di approfondimento, contiene una affermazione errata poiché, come più volte ha precisato il Ministro, le Nuove Linee guida sull’educazione civica inseriscono in modo strutturale l’educazione e la cittadinanza digitale all’interno del curriculum scolastico. L’educazione digitale, in questo senso, comporta anche educare i giovani ai rischi e alle opportunità di tutti gli strumenti digitali. Siffatta educazione costituisce esplicito obiettivo di apprendimento. Utilizzando fondi PNRR, inoltre, sono stati spesi oltre 450 milioni di euro per la formazione digitale dei docenti, e altre risorse saranno investite in questo senso. In aggiunta, va sottolineato che oltre 600 milioni di euro sono stati investiti sulle competenze STEM degli studenti, che ricomprende anche l’utilizzo delle tecnologie digitali. Inoltre, la presenza di device nelle scuole italiane è passata da 1 device ogni 6 studenti dell’anno scolastico 2021/2022 a circa 1 device ogni 2 studenti per l’anno scolastico 2025/2026. E con il “Piano Scuola 4.0” sono stati investiti 2,1 miliardi nella digitalizzazione e nell’innovazione delle aule e degli ambienti scolastici. Infine, prosegue la nota MIM, la piattaforma e-learning del Ministero, Scuola Futura, si è affermata come la più grande piattaforma di e-learning per insegnanti realizzata in Europa: uno spazio dinamico e in continuo aggiornamento, nato per supportare la crescita professionale del personale scolastico e contribuire alla costruzione di una scuola sempre più innovativa, inclusiva e capace di affrontare le sfide del presente, attraverso la formazione, la condivisione di buone pratiche e l’adozione di nuovi modelli didattici e organizzativi. E sulla quale sono attivi percorsi formativi cui hanno aderito oltre 800.000 tra docenti, dirigenti scolastici, DSGA e personale educativo.


