Siamo a Melborne in Australia
La giornata comincia con una corsa di 10 chilometri nel favoloso parco pubblico attrezzato di Dandenong, il sobborgo di Melbourne dove sorge la villa di zia Maria e zio Filippo che ci ospitano in questa prima parte del viaggio in Australia. Qui non è un’eccezione poter godere di spazi verdi e attrezzature per lo sport all’aria aperta: è la norma.

I pensieri vagano liberi mentre il passo procede sicuro lungo il tracciato che punta dritto verso il sole nascente. Al rientro mi attendono una doccia e una ricca colazione che consentirà a me e a Gina di reggere la lunga giornata che ci aspetta.
Oggi si va negli spazi “infiniti” della campagna che separa la metropoli dalla fascia costiera. Saremo ospiti di Giuseppe Mazzeo, avvocato di successo, che ci ha invitati a visitare la farm che ha acquistato e che, nel giro di pochi anni, farà rinascere a nuova vita.
Sono otto gli ettari da liberare da una vegetazione che qui non concede tregua quando la si lascia crescere: alberi giganteschi che perfino il vento poderoso — che spira dalla terra al mare e viceversa — fatica a scuotere. Buona parte del lavoro è già fatta; il resto attende le ruspe che spianeranno il terreno per fare spazio a un vigneto e restituire nuova dignità alle antiche colture di mele e fichi.
Tra i ruderi di stalle, depositi e macchinari ossidati dal tempo, l’antica abitazione resiste ancora. È in quegli spazi, sistemati alla meglio, che Giuseppe, Hanna, Antony e Hana hanno ricavato camere, zone di relax e perfino un ufficio che consente a Giuseppe di restare in contatto con il suo studio all’ottavo piano di un palazzo nel centro della city.

Seguiamo Giuseppe lungo il perimetro degli otto ettari, ancora in parte ricoperti da pini giganteschi e vecchie piantagioni di meli e fichi che un tempo davano reddito ai proprietari. I macchinari per la selezione dei frutti, ormai decomposti dal tempo, attendono uno smaltimento sicuro; lo stesso destino avranno i resti dei capannoni agricoli.
Il pranzo all’aperto ci riunisce attorno a un tavolo apparecchiato alla meglio. La compagnia, però, è perfetta, e le pietanze generose sono condite da storie e ricordi vicini e lontani. Hanna e Giuseppe sono padroni di casa accoglienti, capaci di creare un clima sereno e partecipato. Le parole risuonano nell’aria, e il vento sferzante non riesce a disperderle.
Giuseppe è galvanizzato: vede già l’oasi felice che nascerà da questa terra. Hanna, ormai autentica “farmista”, si muove con naturalezza negli spazi; Antony compare e scompare, felice di avere orizzonti infiniti dove esprimere la sua visione del mondo; Hana, seduta accanto a me, nelle pause del pranzo mi prende la mano, rinnovando con quel gesto silenzioso un affetto che non ha bisogno di parole. È un privilegio avere l’attenzione di questi due “ragazzi”, come li chiama Giuseppe: una miniera inesauribile di sorrisi donati al mondo.
In questo clima chiedo a Conny di leggere la poesia sulla mia famiglia allargata, scritta per il mio settantesimo compleanno. La vita condensata in poche righe mi scorre davanti agli occhi, sullo sfondo della distesa di terra che un giorno diventerà un luogo dove il tempo potrà fermarsi, almeno per l’attimo necessario ad ascoltare una poesia.
Una farm tutta da inventare per armonizzare vite complesse: questa l’idea che ha mosso Giuseppe Mazzeo, uno dei tanti rofranesi approdati in Australia, per dare forma nuova a destini partiti da lontano. Otto ettari da dissodare, modellare, disalberare e far rinascere: uno spazio dove Antony e Hana potranno muoversi liberi come farfalle tra gli alberi che resteranno a testimoniare la memoria della terra.
Accanto alla futura villa, resteranno segni evidenti delle coltivazioni della vecchia farm — meli e peri — cui si affiancherà un nuovo vigneto, in dialogo con quelli già in produzione nei dintorni. Il progetto è avviato, e la famiglia Mazzeo ha voluto renderci partecipi per l’amicizia che ci lega fin dal primo incontro, grazie a Bill Mazzeo, anche lui giovane rofranese trapiantato a Melbourne dopo aver imparato il mestiere di meccanico a Laurito, raggiunto ogni giorno da Rofrano.



