Capaccio Paestum, Regione Campania e il caso dei “traslochi” politici: quando il consenso viene svuotato e i cittadini smettono di crederci.
La politica locale e nazionale offre ormai uno spettacolo che assomiglia più a un mercato che a un luogo di rappresentanza. A Capaccio Paestum, dopo il defenestramento del sindaco Franco Alfieri per note vicende giudiziarie, sette consiglieri eletti nelle liste che lo sostenevano hanno votato una mozione di sfiducia da loro stessi sottoscritta, sostenuti da una consigliera di opposizione. Un blitz che non è andato a buon fine solo grazie all’astensione dell’intero gruppo di opposizione.

Non va meglio in Regione Campania, dove Mimì Minella, prima ancora di insediarsi, è transitata al Gruppo Misto. Stessa strada seguita dall’onorevole Pierro alla Camera dei Deputati. Episodi che non sono anomalie isolate, ma la punta dell’iceberg di un sistema politico in cui si muovono più “squali e anguille” che rappresentanti dei cittadini.
Nel frattempo, gli elettori si dividono in due categorie: chi continua ad andare a votare e una massa crescente che resta alla finestra, aspettando di vedere “che effetto fa”. L’astensione supera spesso il 50 per cento, ma i sondaggi non riescono a spiegare fino in fondo le ragioni di una disaffezione così profonda.

Una cosa, però, appare evidente: dove i partiti presidiano i territori, dove esistono sindacati attivi, parrocchie come luoghi di aggregazione, scuole e università vive, associazioni, centri sociali e spazi sportivi capaci di creare comunità, la partecipazione aumenta. Dove questi presìdi mancano, la democrazia si svuota.
Gli esempi concreti non mancano. A Roccadaspide, nella contrada Fonte, oltre 3.600 cittadini hanno firmato una petizione per chiedere il rispetto dei limiti di velocità sulla SS 166. La risposta delle istituzioni? Frasi di rito e ostacoli burocratici, nessuna soluzione.

A Paestum, il nuovo lungomare aveva restituito decoro e vivibilità alla città dei Templi. Ma fuori stagione gli spazi verdi e pedonali sono tornati a essere terra di nessuno.
Sono segnali di una crisi più profonda: una politica che ha smarrito il rapporto con i cittadini e una cittadinanza che fatica a riconoscersi in istituzioni percepite come lontane, autoreferenziali, spesso indifferenti.

Ricostruire la partecipazione non è un lusso, ma una necessità democratica.
Senza presìdi territoriali, ascolto e responsabilità, la politica resterà “à la carte” e le urne continueranno a svuotarsi.



