Genesi 2,7-9 3,1-7; Romani 5,12-19; Mt 14,1-11
Nella prima domenica di Quaresima siamo invitati a riflettere sulle tentazioni che subisce ogni essere umano, perfino Gesù. Messo alla prova in ogni cosa e i vangeli non nascondono questo suo personalissimo aspetto. Egli è tentato nel deserto subito dopo il battesimo, evento vissuto interiormente che coinvolge l’intero suo essere, corpo e spirito, articolatosi in tre fasi che richiamano le passioni fondamentali: amandi, dominandi e possidendi che la Scrittura descrive quando Adamo vede l’albero col frutto che non doveva toccare e lo valuta buono da mangiare, appetitoso alla vista e desiderato per ottenere potere (Gen 3,6).

La prima lettura propone un racconto ricco di simboli tratto dalla Genesi: Adamo ed Eva non si fidano di Dio e preferiscono credere alle insinuazioni del serpente e così si scoprono nudi, condizione dell’umanità quando decide di allontanarsi dal Signore per gustare il frutto amaro di una libertà senza prospettive. Il diavolo presenta in modo affascinante le esigenze dell’uomo, ma alla fine si rivela un pericoloso ingannatore. Gesù, come è presentato nella seconda lettura, fa giustizia di tutto ciò: è il nuovo Adamo, grazie a lui riparte la creazione. Questa volta ha successo, dopo i tentativi di Noè e di Abramo, perché solo con Gesù l’uomo diventa un fedele seguace del piano di Dio, insegnamento desunto dal passo evangelico. Egli, uomo libero, è tentato, situazione che sperimenta per tutta la vita; infatti, non sceglie di usare il proprio potere per accreditare un messianesimo glorioso e consolidare il proprio potere su uomini e cose sottomessi nell’adorazione del diavolo. Le sue sono anche le tentazioni patite dal popolo ebraico, ma Gesù le supera per testimoniare che è possibile una salvezza diversa e definitiva. Nel parallelismo Adamo-Gesù, il primo cede sconfitto, divenendo capostipite di uomini condizionati dal peccato, nel superare la tentazione Gesù diviene il primo frutto della nuova generazione.
L’umanità deve comprendere dove è possibile trovare la verità e ritenere la tentazione parte della vita, non un castigo e una maledizione. Chi é tentato e ne esce vincitore supera la prostrazione di una esistenza banale, con la disponibilità alla rinuncia ottiene qualcosa di più grande. Questa esperienza avviene nel deserto, luogo del popolo in fuga e soggetto a infedeltà e tentazioni. Ma in questo ambiente, evocatore di contesti dove pare sia assente la vita e, quindi, Dio, il Messia sceglie di non usare i poteri che pure possiede; moltiplica pane e muta acqua in vino per gli altri non per sfamare o dissetare se stesso, rifugge dalla gloria di fronte alla eventualità di essere proclamato re.
Ma vivere nel deserto, fare deserto intorno a sé oggi risulta difficile perché immersi in rumori assordanti e accompagnati dai media sempre in funzione. Eppure bisogna convertirsi, pur rimanendo tra tante distrazioni, per mutare la nostra storia d’infedeltà e rendere fecondo il pentimento, sempre più difficile per la perdita del senso del peccato. Imitiamo allora Gesù, che nel deserto sceglie che tipo di Messia vuole essere, un uomo che non s’inaridisce nella ricerca delle cose, consapevole che i veri sogni di bene non hanno per protagonisti danaro e oggetti perché non si vive di solo pane. In noi c’è sempre un raggio, un riflesso di Dio. La presenza del Signore anima la ricerca, che trova soddisfazione solo nella parola di Dio, vera luce, soffio di vita per il nostro essere. È il motivo per cui non lo si deve continuamente tentare col chiedere segni prodigiosi. Sollecitare miracoli è una sfida sterile, seduzione che non assicura la libera sequela. Dio non va messo alla prova, si rischia di minare la fede, che brilla solo al miracolo dell’amore che nutre in modo sagace la speranza.
La consapevolezza di questa esperienza deve indurre a evitare ogni dominio sugli altri. Rispetto al mercanteggiare sollecitato dal tentatore per avere il mondo ai propri piedi, il Figlio di Dio invita alla vera fraternità. Tentare di cambiare il mondo assicurando pane, miracoli e capi ha già illuso l’umanità; Gesù non solo denuncia l’idolatria del potere, ma invita a perseguire la vera salvezza, che sgorga da una concreta e costante libertà. Ne consegue la sconfitta del diavolo. La capacità di superare le inclinazioni al male diventa la nostra vera speranza, rafforzata dalla disponibilità, come quella degli angeli, a servire in Gesù ogni uomo, fratello e vincitore nelle tentazioni.
Come avviene tutto ciò? Trasformando la vita in una lotta per fare spazio a Dio. È quanto raccomanda la Chiesa ai fedeli durante la Quaresima, opportunità di conversione religiosa che determina cambiamento di mentalità e di comportamenti. Alla luce della storia del Messia e del suo essere Signore e Salvatore è possibile prendere coscienza della nostra vittoria sul male. Il nuovo Adamo ci salva perché dove ha abbondato il peccato ha fatto sovrabbondare la grazia, come si legge nella lettera ai Romani. lr



