Nella Melbourne dei figli Joey e Jonny Scandizzo riaffiora la figura del padre emigrato: una storia d’amore, lavoro e famiglia che attraversa continenti e generazioni.
Quando, in questi giorni, percorriamo Melbourne guidati dall’energia instancabile di Joey Scandizzo, la città sembra accelerare.
Le ore scorrono veloci, i luoghi si susseguono — il porto, la baia, gli Australian Open — e il ritmo della metropoli si sovrappone a quello del nostro cammino.

Eppure, sotto questa frenesia contemporanea, affiora una presenza più antica.
Ogni passo accanto ai figli mi riporta al padre.
Demetrio Scandizzo.
Molto prima di conoscere Melbourne attraverso la fama internazionale di Joey e Jonny, l’avevo conosciuta attraverso lui.
Alla sua morte gli dedicai queste parole.
Rileggerle oggi, mentre cammino accanto ai figli, significa ritrovarlo ancora.

Ogni volta che pensavo a questo viaggio in Australia non potevo fare a meno di pensare a Demetrio Scandizzo.
Un amico — cugino di mio padre, dunque zio — ma soprattutto uno di quei parenti che la vita ti consegna come presenza immediata e familiare.
Un ragazzo diventato uomo lontano dai suoi genitori, ma vicino alla sua famiglia.
Una vita vissuta all’unisono con sua moglie Concetta, Conny, sposata quando erano ancora giovanissimi.

L’avevo conosciuto nel mio precedente viaggio a Melbourne, dove abitava nella sua bella casa, costruita in due anni, in tutti i weekend, con le sue mani e quelle del fratello muratore Tony.
Demetrio e Conny avevano due figli che già allora si distinguevano nel loro campo lavorativo: Joey e Jonny Scandizzo.
Con Demetrio ci siamo subito intesi e capiti.
I pochi giorni passati insieme lasciarono una traccia certa nella mia vita.
Ci incontrammo di nuovo in Italia, in occasione del suo unico viaggio a Rofrano e in Europa.
Aveva paura di volare, ma superò quell’avversione più per accontentare la moglie e i cognati che per la voglia di partire.
Venne a casa mia e furono due giorni pieni di vita e sana allegria.
Ci salutammo con l’impegno di rivederci in Australia con più tempo a disposizione.

Il tempo, da allora, ha preso un’altra direzione.
Già nel 2015 mi arrivarono notizie sconfortanti sulle sue condizioni di salute: un tumore lo aveva aggredito.
Conoscendolo, sapevo che avrebbe lottato senza tregua.
Circondato dall’affetto della sua famiglia e dalla comunità in cui si era strutturata la famiglia dei Tudisco, avrebbe combattuto a viso aperto il male che si accaniva contro di lui.
Ero fiducioso di poterlo incontrare ancora una volta.
Conny e i suoi fratelli mi tenevano aggiornato.
Più volte aveva chiesto di me e di Gina e del nostro viaggio.
Poi, a pochi mesi dalla nostra partenza, arrivò la notizia della sua morte.

Un trapasso nella sofferenza, ma lucido: il suo ultimo gesto fu chiedere ai figli di regalare, per lui, alla moglie una composizione floreale che Conny conserva ancora in bella evidenza nel soggiorno, accanto a una galleria fotografica che racconta tutta la loro vita insieme.
Una storia singolare, quella tra Demetrio e Concetta.
Si incontrarono a Melbourne, in casa di zia Maria: lui diciannove anni, lei sedici.
Si piacciono, ma non lo dicono.
Dopo una breve permanenza in Australia, il padre di Concetta decide di rientrare a Torino. I bauli partono via mare verso Genova.
Ma Concetta si è promessa a Demetrio e non ha nessuna intenzione di rinunciare.
Insiste, convince, resiste.
Il padre non cede subito, ma quando capisce che al compimento dei diciotto anni lei sarebbe comunque ripartita, scrive alla compagnia dove aveva depositato i bagagli a Genova e li fa rispedire indietro a Melbourne.
Loro rientrano in aereo.
Concetta si era data una prova:
se Demetrio non si fosse fatto trovare all’aeroporto ad attenderla, avrebbe riposto quell’amore nel fondo dei bauli che facevano la spola tra due continenti.
Demetrio quel giorno si diede malato al lavoro, all’insaputa di Filippo e Maria, nella casa dei quali viveva da scapolo.
Andò all’aeroporto.
Si chiuse lì il cerchio delle promesse e cominciò la loro storia.
Nel giro di un anno si sposarono ed ebbero due figli, Joey e Jonny Scandizzo, che oggi rappresentano il meglio che l’Australia ha espresso nel mondo nel settore delle acconciature.
Per la grande famiglia Scandizzo non è stato facile proseguire con l’entusiasmo di sempre dopo la sua scomparsa.
Il vuoto lasciato è incolmabile.
Ma è anche la traccia profonda che la sua esistenza ha lasciato in tutti noi.
Questo scritto è la prova che, nonostante tutto, non ho voluto perdere l’appuntamento con lui.
Nemmeno a morire.
Oggi, mentre Joey ci trascina per Melbourne con il suo passo veloce e la sua energia contagiosa, capisco che quella forza non nasce dal nulla.
È la continuità di una storia migrante costruita con le mani, con il lavoro, con la famiglia.
Joey mostra la città.
Demetrio l’aveva costruita.
Il padre radice.
I figli orizzonte.
E allora Melbourne non è solo una metropoli lontana.
È una genealogia vivente.
Demetrio resta la radice.
Joey e Jonny il ramo che ha raggiunto il mondo.



