La seconda domenica del Tempo Ordinario ci introduce al cuore del messaggio cristiano attraverso la testimonianza del Battista
La liturgia della Parola propone le seguenti letture: Isaia 49,3-6; I Corinzi 1,1-3; Gv 1,29-34.

Nella prima il profeta descrive il servo di Jahvè come popolo sul quale si riflette Gesù, luce del mondo. Nella seconda inizia la meditazione della prima lettera ai Corinti, una sorta di radiografia della comunità più amata da Paolo. Il vangelo di Giovanni presenta il Battista pronto a proclamare il Messia agnello di Dio.
Il Precursore diventa così perfetto modello del credente che ha visto e testimoniato con fede matura. Giovanni Battista è il protagonista dell’annunzio della presenza del Messia in mezzo a noi. Egli ha fatto un’esperienza nuova. Credeva di sapere, di conoscere; aveva dedicato la vita a prepararsi con trepidante attesa all’incontro. Ma, visto Gesù venire verso di lui, muta radicalmente prospettiva e convincimenti.
È Dio che si fa presente, sceglie di farsi prossimo dell’uomo ribaltando la storia perché annulla le distanze in quanto vuole salvare. Non è il Messia vendicatore del quale hanno scritto gli uomini, ma l’agnello di Dio: rivoluzione cristiana che ha per protagonista Gesù.
L’agnello evoca il messia dei giusti e dei miti, i poveri di Jahvè, simbolo di umiltà e mitezza, divenuti attributi di Dio. Gesù, l’agnello del sacrificio, rivoluziona il volto di Dio. Diventa il Signore che offre la vita, immagine che portiamo nel cuore, come uno specchio da ripulire ogni giorno per poter riflettere meglio la sua luce.
Egli toglie il peccato, non solo i singoli atti peccaminosi di noi poveri mortali, ma la condizione di violenza distruttiva radicata nell’io, che egli disarma sanando fratture e ridando speranza a esistenze spente. In Gesù Dio inizia la lunga marcia per incontrarci; a noi il compito di scoprire il fascino della sua persona rispondendo con la sequela, disponibili a ricercare la sua identità più profonda.
Alcune considerazioni grammaticali sull’espressione «toglie il peccato dal mondo» aiutano a comprendere meglio il significato di questo annunzio. Innanzitutto si fa riferimento al peccato al singolare. Non s’intende richiamare i singoli gesti, ma il peccato profondo, radice malata della nostra natura, predisposizione al disamore che genera indifferenza e violenza.
Gesù si propone e diventa il guaritore dando vita alla rivoluzione della tenerezza per sconfiggere la logica nefasta del male.
L’espressione «Agnello che toglie» racchiude una consolante verità per tutti. Il verbo è al presente: non un’azione passata o futura, ma un agire continuo di Dio nell’oggi della nostra vita. È un invito a un atteggiamento di promettente attesa per le meraviglie che può generare l’adesso di Dio, che accompagna ciascuno di noi nel cammino verso il Padre.



