A Paestum si sono ritrovati collaboratori, amici e protagonisti di un’esperienza editoriale nata nel 1995 e cresciuta tra territorio, passione e formazione di nuove generazioni di giornalisti.
“Da bambino ho sempre sognato di riuscire a fare qualcosa di importante”

Da bambino ho sempre sognato di riuscire a fare qualcosa di importante. La vita, invece, mi ha condotto a costruire cose utili e funzionali, necessarie a portare avanti me stesso e la mia famiglia costruita con Gina, in una realtà diversa da quella che mi aveva generato. Eppure, col tempo, ho compreso che utilità e importanza possono coincidere.
Varese, la formazione, il ritorno alla terra dei padri
L’esperienza maturata a Varese – nel lavoro, nei rapporti umani, nell’associazionismo – è diventata il mio bagaglio quando nel 1994 è iniziata la mia seconda vita nella terra dei padri. Divenni insegnante elementare e, con una certa baldanza, cominciai a misurarmi con un contesto sociale più complesso: Roccadaspide, un mare aperto per chi aveva navigato fin lì in acque protette.

Il vento che indica la rotta
Tra prudenza e desiderio di fare di più, scelsi di seguire il vento. Con poche risorse economiche e umane nacque l’idea di fondare un giornale che desse compagnia, voce e dignità a chi viveva e lavorava a Roccadaspide.
1995: nasce una storia
Nel 1995 uscì il primo numero dell’“Informatore comunale”, presto divenuto “Qui Rocca Notizie”.
Trent’anni dopo, quella scelta è diventata un’esperienza editoriale che ha attraversato generazioni, territori e trasformazioni profonde.
La comunità che cresce insieme

Per ripercorrere questo cammino ho convocato, presso l’Oasi di Paestum, una trentina di collaboratori vecchi e nuovi. È stato un “ripassare” collettivo, fatto di memorie, racconti, specchiamenti, in cui la presenza del decano Nino Di Dario ha incarnato lo spirito di una redazione che non è mai stata solo un ufficio, ma una comunità viva.
Un patto mantenuto
Oltre cento giovani giornalisti formati in trent’anni testimoniano che il patto iniziale è stato rispettato:
“Dare voce a un territorio prestando attenzione a tutti, senza mettersi al servizio di nessuno.”

Con rare eccezioni, l’impegno è stato mantenuto.
Chi ha creduto in noi – compresi i sessanta soci della Calore Srl – può sapere che l’investimento ha prodotto frutti reali, culturali, civili, umani.
Capitolo II – Dal paese al territorio
Dall’Informatore comunale a una voce di valle
Dopo i primi anni di apprendistato, la redazione si arricchisce e l’orizzonte si allarga oltre Roccadaspide: Castel San Lorenzo, Aquara, Felitto entrano naturalmente nel racconto.
Il giornale smette di essere soltanto “del paese” e inizia a diventare voce di un’area interna con un destino comune.
Nel ristorante di Vito Gnazzo a Felitto, durante una cena che oggi possiamo definire fondativa, nasce l’idea di un salto di qualità:
dotare l’intera Valle del Calore di un mezzo d’informazione capace di rappresentarla come sistema territoriale.
Nasce “Il Valcalore”

È così che prende forma Il Valcalore.
Direttore responsabile Marco Marcelli, copertina di Nerina D’Auto, nuove firme, nuovi paesi, nuove responsabilità.
Contemporaneamente prende corpo il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che ridisegna il destino di un’area fino ad allora marginale.
Il giornale cresce insieme al Parco, raccontandone contraddizioni, opportunità, speranze.
Capaccio Paestum e l’apertura al mondo
L’ingresso a Capaccio Paestum segna un’altra svolta:
la redazione trova casa nella Tenuta Vannulo, nel cuore della Città dei Templi.
Da mensile, Il Valcalore diventa bisettimanale.
Nascono nuove testate:
• Il Diano (Vallo di Diano)
• Il Sele (Valle del Sele)
Tre voci territoriali che imparano a dialogare fino a diventare un’unica visione editoriale.
UNICO: una sola voce, tre territori
Dalla fusione delle tre redazioni nasce UNICO, settimanale.
Una testata che ha faticato, che ha resistito, che ha scelto di non piegarsi, portando per anni sotto la sua testata i loghi delle tre origini come segno di fedeltà alle radici.

In quegli anni nasce anche “I Piccoli”, giornale per bambini dai 6 agli 11 anni:
una scelta culturale coraggiosa, che anticipa di decenni il bisogno di educazione critica e civica.
La sfida del digitale, con COVID, la resistenza, la svolta online e la decisione che apre la nuova stagione editoriale.
Dalla carta alla rete: resistere al cambiamento
A metà degli anni Duemila arriva la rivoluzione digitale.
Internet inizia a modificare radicalmente il modo di informarsi, leggere, comunicare.
Per molte testate locali è l’inizio della fine.
Anche UNICO viene investito da questa onda lunga.
Si tenta una prima risposta con Cilento World, una TV digitale che conosce un buon seguito ma non riesce a reggere la concorrenza di chi sceglie un’unica direzione editoriale.
Per resistere viene effettuato un aumento di capitale: la Calore Srl viene rafforzata per continuare a tenere viva la struttura.
Nascono i primi siti:
www.unicosettimanale.it e www.unicoquotidiano.it, mentre la carta resta il cuore pulsante dell’attività.

Nel 2018, la raccolta pubblicitaria consente una nuova stabilità.
La redazione si trasferisce a Capaccio Scalo.
UNICO continua a camminare con la schiena dritta.
Il COVID e il tempo della prova
Poi arriva la pandemia.
Con essa cambiano i modelli economici, si assottiglia il sostegno degli sponsor, cresce l’informazione digitale, calano le risorse.
Ma UNICO non arretra.
Resiste per arrivare al traguardo dei trent’anni.
La scelta del futuro
A dicembre del 2025 viene compiuta una scelta storica: chiusura dell’edizione cartacea di UNICO PATRIMONIO
investimento delle risorse sulla piattaforma digitale rilancio del giornale per bambini “I Piccoli Quotidiano”
Non una rinuncia, ma una trasformazione. L’obiettivo resta quello fissato nel patto fondativo:
Dare voce al territorio, senza mettersi al servizio di nessuno.
L’incontro dei trent’anni
È proprio per ripassare, a volo di piccione, questi trent’anni di storia che ho pensato di “convocare”, presso il ristorante Oasi di Paestum, un incontro che ha visto la partecipazione di una trentina di collaboratori, vecchi e nuovi, del nostro giornale.
“Ripassare” è il termine giusto per descrivere il filo conduttore della serata, durante la quale tutti i presenti hanno rappresentato, con generosità e partecipazione, la propria esperienza di redattori o sostenitori, confrontandosi gli uni con gli altri a colpi di ricordi decantati dal vissuto, specchiandosi nelle storie altrui.

Senza nulla togliere agli altri “commensali”, la presenza di Nino Di Dario, decano dei collaboratori del giornale, ha dato un senso compiuto all’idea che era alla base di questo ritrovarsi: convocare i “combattenti” e i “reduci” di un’esperienza editoriale lunga trent’anni.
Un ringraziamento sentito va a tutti coloro che hanno risposto all’invito:
Gina Chiacchiaro, Oreste Mottola, Lucio Capo, Roberto Vito Gerardo, Fiamma Gerardina, Giuseppe Ianni, Gennaro Gorrasi, Antonella Chiacchiaro, Roberto Scola, Cosimo Francione, Michele Albanese, Antonio Ciniello, Dario Di Dario, Sonia Di Dario, Antonella Casaburi, Diodato Bonora, Claudia Bonora, Giuseppe Scandizzo, Sonia Giordano, Zoe Scandizzo, Francesca Scandizzo, Daniele Campagnuolo, Massimiliano De Paola.

A fare da mascotte, i miei nipotini Elena e Alessandro.
Un pensiero riconoscente va anche a quanti avevano dato l’adesione ma, per sopraggiunti problemi di salute, non hanno potuto essere presenti.
Infine, è doveroso dare atto a tutti i collaboratori disseminati in Italia e all’estero che, in questi trent’anni, hanno contribuito a trasformare in realtà un sogno nato nel 1998 in un ristorantino di Felitto: fare un giornale e, soprattutto, far crescere una giovane generazione di giornalisti capaci di raccontare la realtà con intelligenza, passione e spirito critico.
L’incontro all’Oasi di Paestum:
non una celebrazione formale, ma un ritrovarsi di volti, memorie, storie condivise.
Redattori, collaboratori, amici: una comunità che si riconosce, si racconta, si ringrazia.
Tra tutti, la presenza di Nino Di Dario, decano dei collaboratori, diventa segno vivente della continuità.
E poi i nomi, i volti, i nipoti Elena e Alessandro: la prova concreta che UNICO non è solo una testata,
ma una genealogia di relazioni.



