Ad incontrare i juror del festival saranno Raoul Bova, Darko Peric, Demetra Bellina, Sara Ciocca e il regista Berardo Carboni.
Il cinema per ragazzi torna a confrontarsi con i grandi temi del presente attraverso la forma antica e potentissima della favola. È questa la traiettoria di Greta e le favole vere, il nuovo lavoro del regista Berardo Carboni, che sarà presentato in anteprima Fuori Concorso il 19 luglio alla 56ª edizione del Giffoni Film Festival, prima dell’uscita nelle sale italiane fissata per il 6 agosto con Vision Distribution.
Ad accompagnare il film al festival campano saranno Raoul Bova, Darko Peric, Demetra Bellina, Sara Ciocca e lo stesso regista. Una presenza significativa per un’opera che punta chiaramente a dialogare con il pubblico più giovane, proprio nel contesto di uno dei festival cinematografici dedicati ai ragazzi più importanti d’Europa.
Prodotto da Pegasus con Rai Cinema, QMI e Vision Distribution, il film mette insieme interpreti molto popolari come Raoul Bova, Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore, accanto a Darko Peric, Federico Cesari e Demetra Bellina. Al centro della narrazione, però, ci sono soprattutto i due giovani protagonisti: Sara Ciocca e Mattia Garaci.

Una favola contemporanea tra ecologia e formazione
La protagonista Greta è una bambina di dieci anni che osserva il mondo con uno sguardo ancora capace di distinguere il bene dal male senza le ambiguità degli adulti. Ispirata idealmente alla figura di Greta Thunberg, decide di non limitarsi più a indignarsi davanti alla devastazione della natura. Quando insieme all’amico Sauro libera un cucciolo di orso polare prigioniero di due bracconieri, prende avvio un viaggio che diventa insieme fuga, avventura e percorso di crescita.
L’obiettivo impossibile — riportare l’orso al Polo Nord — assume così il valore simbolico di una sfida più ampia: salvare ciò che resta innocente in un mondo dominato dall’indifferenza. Il film utilizza volutamente il linguaggio semplice della favola per affrontare questioni enormi come la crisi ambientale, il rapporto tra uomo e natura e la responsabilità individuale davanti al degrado del pianeta.
Il cinema che prende posizione
Nelle dichiarazioni del regista emerge con chiarezza l’ambizione culturale dell’opera. Berardo Carboni rivendica infatti un cinema capace non solo di descrivere il presente, ma anche di immaginare alternative possibili. È una posizione interessante perché si colloca in controtendenza rispetto a molta narrazione contemporanea, spesso dominata dal disincanto e dall’ironia.
In questo senso, Greta e le favole vere recupera un’idea quasi “classica” del racconto morale: la favola come strumento educativo, come luogo in cui il bene e il male tornano ad avere contorni riconoscibili e in cui il coraggio individuale può ancora incidere sulla realtà.
Un film che parla ai ragazzi ma interroga gli adulti
Sotto la superficie dell’avventura per famiglie si intravede anche una riflessione più ampia sulla crisi educativa e culturale del nostro tempo. Greta agisce perché sente che gli adulti hanno smesso di farlo. È questo, probabilmente, il nucleo più forte del film: il ribaltamento dei ruoli tradizionali, con i bambini che diventano custodi di una coscienza morale che il mondo adulto sembra avere progressivamente smarrito.

Per questo il film rischia di parlare non soltanto ai più giovani, ma anche a una generazione adulta spesso paralizzata tra rassegnazione, paura del conflitto e incapacità di immaginare il futuro.
E forse è proprio qui che la “favola vera” evocata dal titolo trova il suo significato più profondo: ricordare che anche oggi, in un’epoca dominata dal cinismo, esiste ancora la possibilità di scegliere da che parte stare.



