L’asilo con le suore era il welfare italiano prima dello Stato. Custodiva i figli e teneva insieme le comunità. Queste “scuole” sono poi state sostituite con nidi d’infanzia e collaboratori scolastici: più diritti, più scienza, meno preghiere. Un clima sicuramente più freddo, un clima forse più giusto. Si è passati dalla carità al diritto, dall’asilo oasi protetta e affettiva, al razionale servizio educativo.
C’era una volta.. l’asilo con le suore. E non è solo nostalgia. Fino agli anni ‘70-‘80 l’infanzia in Italia aveva spesso il volto di una suora. Grembiule nero, velo, rosario alla cintura. Tutto ruotava intorno alla Parrocchia. Era il solo asilo in tantissimi quartieri e paesi dimenticati, negli anni 1950-1960. Diversi Ordini religiosi femminili si prendevano cura dei bambini. Suore Maestre Pie, Dorotee, Canossiane, Clarisse apostoliche ecc., alla luce della pastorale sociale e familiare, mettevano a disposizione convento, cortile, cucina. Tutti andavano all’asilo. Era il luogo della socializzazione dei figli dei ricchi e dei figli dei poveri. Spesso era gratuito. Spesso la retta era soltanto simbolica. Per le famiglie operaie era l’unica possibilità: l’asilo nido comunale non esisteva e la materna statale nasceva solo nel 1968, con la Legge 444. D’obbligo era la preghiera del mattino, si compivano piccole buone azioni e si offrivano a Gesù Bambino. Tanti erano i lavoretti che si realizzavano per la festa della mamma. Intorno al mezzogiorno, tutti raccolti intorno a quei tavolini nani, per consumare il minestrone e quanto passava la Provvidenza. Disciplina, ordine, rispetto. Le suore erano madri, maestre, infermiere. Se ti facevi male c’era il cerotto, le coccole e l’Ave Maria. Perché è sparito l’asilo? Le cose belle durano poco! In realtà tre spinte politico normative hanno calato il sipario su quell’epoca. Con la Legge 444/1968 nacque la scuola materna statale. Lo Stato entrò nell’infanzia 3-6 anni. Piano piano sostituì l’opera parrocchiale. Seguì la Legge 1044/1971. Con questa normativa nacque l’asilo nido pubblico. Prima, i bambini 0-3, o stavano con la nonna o dalle suore. Conle norme nuove veniva offerta una alternativa alle famiglie. Il vecchio asilo con le suore, comunque, iniziò a scomparire anche per il calo significativo delle vocazioni religiose femminili che si registrò dopo la metà del secolo scorso. La crisi delle vocazioni determinò un grosso scossone specialmente negli anni 1980, allorquando si presentò, per forza maggiore, l’alternativa laica. Crollarono le giovani suore, si svuotarono i conventi e furono chiusi gli asili. Un calo di vocazioni drammatico si registra anche oggi: l’età media delle religiose in Italia è di 70 anni. Abbiamo perso l’asilo vicino, magari sotto casa, nel breve raggio della distanza dalla Parrocchia. Oltre alla perdita della prossimità, abbiamo perduto la gratuità. Addio alle rette simboliche. Oggi un nido comunale a Milano costa 400€ al mese, privato 700€. Abbiamo perso la dimensione della famiglia allargata, il senso della comunità. Abbiamo perso la festa di Natale, la recita, il vestitino cucito da suor Chiara e suor Salesia. Era welfare familiare prima del welfare statale. Per tanti anaffettivi abbiamo guadagnato la laicità. Oggi, infatti, non tutti vogliono il crocifisso in classe e l’Ave Maria prima del pasto. Abbiamo guadagnato forse la professionalizzazione se pensiamo ai titoli delle educatrici 0-6, tutte prontamente laureate, dottoresse in pedagogia, acculturate in neuroscienze. Le nostre suore erano soltanto armate di tanta buona volontà e fede, ma non potevano vantare titoli accademici. Abbiamo guadagnato il diritto con la 1044/71 il nido diventa diritto del bambino, non carità verso la madre operaia. Con la 444/68 la materna è scuola, non custodia. Vi è ancora traccia oggi delle suore, ma sempre meno incisiva. Soltanto il 10% presta servizio, ma nelle scuole dell’infanzia paritarie. Molte hanno serrato i battenti. Altre scuole sovente assumono maestre laiche perché di suore non ce ne sono. Il pensiero pedagogico di Agazzi dimorava nelle materne delle monache, entro l’ambiente familiare, dove il bene era priorità e certezza; l’idea di Agazzi nasceva anche in quel cerchio chiuso di affettività e protezione, in quel respiro di famiglia vera, nei cortili con le “suorine” di tanti anni fa. Insomma l’asilo con le suore era il welfare italiano prima dello Stato. Custodiva i figli e teneva insieme le comunità. Queste “scuole” sono poi state sostituite con nidi d’infanzia e collaboratori scolastici: più diritti, più scienza, meno preghiere. Un clima sicuramente più freddo, un clima forse più giusto. Si è passati dalla carità al diritto, dall’asilo oasi protetta e affettiva, al razionale servizio educativo. (elgr)



