Il Nord ha il lavoro, ma non la casa. Il Sud ha la casa, ma non il lavoro. E nel mezzo ci sono docenti laureati, abilitati che a quarant’anni scelgono tra fare la fame a Milano o la supplenza a vita a Catania. Il “bonus affitto” è una toppa. Il problema è che 1.400€ non sono uno stipendio da Nord. E finché sarà così, le cattedre al Nord resteranno vuote e i bambini del Sud senza nido perché le educatrici sono andate a fare le cassiere. Parallelamente si verifica coi collaboratori scolastici: cambi il nome, ma se non cambi la busta paga, la discriminazione resta. Solo che ora si chiama “costo della vita”.
Le cause del “caro casa” per i docenti al Nord sono: stipendi uguali, affitti triplicati, città che attira tutti tranne chi la serve. Ogni anno, sempre più, si aggrava la condizione per tantissimi docenti che hanno scelto la cattedra al Nord. Il caro casa docenti al Nord ormai è un fenomeno drammatico. A tantissimi Proff. lo stipendio non basta per l’affitto. E’ tutto italiano il paradosso. Il Nord registra cattedre scoperte; il Sud i docenti restano senza cattedre. A Milano, una delle tante costose città del Nord, non ci vivi con 1400,00 euro al mese. A tanti pesa significativamente l’affitto. Lo stipendio di un neoimmesso in ruolo non supera la soglia dei 1500,00 euro netti, il costo di un monolocale in affitto varia dai settecento ai novecento euro. Medesima cosa a Torino e Bologna. Sono cifre che obbligano però a scegliere una modesta dimora fuori dai centri cittadini. Nel centro città le case non sono proponibili, la pigione è un vero salasso. Quanti sono costretti a restare e accettare questo status di cose rinunciano a quasi il 60 % dello stipendio solo per dormire. Il resto servirà per affrontare le spese primarie. Diversi vincitori di concorso, con destinazione Nord, rinunciano, non avendo ulteriore sostegno da casa. Certo, meglio disoccupato a casa che povero a Milano. Il Ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, nel 2024, lanciò l’idea dello sgravio fiscale sugli affitti per i docenti che accettano cattedre nelle città con alto costo della vita. La proposta del Governo, “Bonus affitto insegnanti al Nord” funzionerebbe come aiuto per le spese di locazione solo al Nord, come obiettivo vorrebbe rendere attrattive le cattedre di Milano, Torino, Bologna, dove mancano docenti di matematica, sostegno, primaria. Un docente prende uguale a Milano e a Enna, ma al Nord la vita costa il 40% in più. Il bonus affitto sarebbe un modo per aggirare il problema senza toccare i contratti nazionali. In tanti fanno, nell’area del Nord, i pendolari, scelgono sedi in provincia o in altra città meno gravosa, per poi viaggiare ogni giorno. Diffuso è il fenomeno fo-housing a 40 anni: laureati, abilitati, che dividono casa come studenti universitari perché da soli non ce la fanno. Altri, come accennato, rinunciano al ruolo. Quando calcoli che vai sotto, purtroppo, sei costretto a rinunciare e resti forse supplente al Sud. Noi parliamo poi del personale ATA, ancora peggio, considerati i loro stipendi inferiori. Insomma, rischi di dormire veramente in macchina o in stazione. Il cortocircuito si verifica con i nidi. Al Nord servono docenti e servono posti nido. Il PNRR asili nido 2025 stanzia miliardi per il 33% di copertura. Ma chi ci lavora nei nidi di Milano, se un’educatrice prende 1.200€ e l’affitto è 800€? I Proff. al Nord sono poveri perché lo Stato li paga come se vivessero nel 1990 a Caltanissetta, mentre il mercato li tratta da milanesi del 2026. È la stessa discriminazione dei collaboratori scolastici: li chiami “fondamentali per la scuola”, ma gli dai uno stipendio che non paga l’affitto della città dove la scuola sta. Solo che il collaboratore al massimo pulisce. Se manca il prof di matematica, la scuola chiude. Il docente non può “contrattare”. Non può dire al DS: “a Milano mi dai 300€ in più sennò non vengo”. Il contratto è nazionale, ne consegue che il mercato immobiliare ragiona da privato, lo stipendio pubblico ragiona da 1970. Per il caro caso dei docenti al Nord lo Stato fa più annunci che case. Giusto qualcosa si muove. Un intervento significativo è “Piano casa docenti fuori sede 2025”. Sulla carta prevede alloggi agevolati. Stato e Regioni dovrebbero trovare case con affitti calmierati da destinare ai docenti fuori sede. Si misureranno i chilometri di distanza per far scattare la precisa entità dell’aiuto? Si è pensato al riuso. Si, proprio così. Si pensa di ristrutturare caserme, ex scuole, immobili demaniali per farci alloggi per insegnanti; si è pensato alle detrazioni o bonus per i docenti che prendono casa al Nord; si è pensato alle agevolazioni sui mutui per comprare casa se accetti cattedra al Nord.Si è pensato, soltanto pensato! E’ tutto da definire. C’è già, ma non risolve la detrazione affitto 19%: tutti i lavoratori dipendenti, docenti inclusi, possono detrarre il 19% del canone fino a 2.633€; la carta del Docente di 500€, estesa ai precari dal 2025, ma è per formazione, non per l’affitto; alcune scuole danno 100-200€ di “indennità di disagio sede”. Veramente casi molto rari. L’immobilità dello Stato, in alcuni casi, contrasta l’azione fattiva di Regioni e Comuni. Il Comune di Milano ha varato le convenzioni col MM per affittare a docenti a canone concordato -30%. (Posti: 50). La Regione Lombardia ha emesso il bando “abitare in Lombardia” con priorità a docenti, infermieri. Copre max 40% affitto per tre anni. In questo caso i fondi risultavano esauriti dopo soli due giorni. La Provincia di Bolzano offre alloggi di servizio per docenti da fuori provincia. Ecco, questa è una cosa che funziona, ma perché hanno autonomia e soldi. Tracce blande, interventi lievi. Questo fare non risolve se non il 10% del problema. Servirebbero ventimila case non soltanto duecento. Mai dire mai. Solo qualche giorno fa il colpo di coda del Governo. Il 30 aprile 2026, è stato dato via al nuovo 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼𝗖𝗮𝘀𝗮, una misura pensata per affrontare il problema degli alloggi e sostenere chi vive lontano dalla propria sede di lavoro. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di misure per contrastare l’emergenza abitativa che definiscono il nuovo Piano Casa, volto ad incrementare l’offerta di alloggi attraverso un programma di riqualificazione del patrimonio pubblico di edilizia residenziale pubblica (ERP) e sovvenzionata e un pacchetto di interventi per promuovere l’edilizia integrata. L’obiettivo dell’intervento è rendere disponibili, complessivamente, circa centomila alloggi in dieci anni. Il pacchetto è contenuto in un decreto-legge, approvato su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Le misure previste dal decreto-legge poggiano sutre pilastri. Ilprimo pilastroprevede un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. L’obiettivo del programma è recuperare e rendere disponibili circa60 mila alloggi popolari, ora non assegnabili perché in condizioni non adeguate e che richiedono interventi di ristrutturazione e rifacimento degli impianti essenziali.Per l’attuazione di tali interventi si prevede un pacchetto di semplificazionie la nomina di un Commissario straordinario che dovrà attuare il piano di recupero e manutenzione, dopo aver definito gli interventi insieme agli Enti che gestiscono gli alloggi popolari. Inoltre, si realizzerà un programma di riscatto di immobili ERP da parte degli assegnatarie la realizzazione di nuove case popolari, senza consumo di suolo, per lalocazione a lunga durata con la facoltà di riscatto predefinita. Il secondo pilastro del Piano prevede la concentrazione, in un apposito strumento finanziario gestito da INVIMIT SGR, delle risorse di derivazione europea e nazionale che sono oggi destinate all’housing sociale e all’emergenza abitativa nei vari livelli di governo. Nell’ambito del Fondo di investimento verranno creati comparti specifici dedicati a ciascuna Regione o Provincia autonoma, in modo da garantire che le risorse vengano utilizzate per le esigenze specifiche del territorio di riferimento. Complessivamente, le risorse pubbliche messe a disposizione dell’intervento sono pari a oltre dieci miliardi di euro. Il terzo pilastro crea le condizioni per attivare gli investimenti privati nell’attuazione del Piano Casa, con l’obiettivo prioritario di costruire alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati. Si introducono quindi semplificazioni burocratiche e procedure rapide per gli investitori e si prevede, tra l’altro, per gli investimenti superiori al miliardo di euro, la nomina di un Commissario straordinario che dovrà rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione. A fronte di tali semplificazioni, il privato dovrà in cambio garantire, su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33%rispetto a quello di mercato. Le procedure semplificate e accelerate saranno applicate esclusivamente alla quota di alloggi di edilizia integrata, mentre sulla restante quota si continuerà ad applicare la disciplina ordinaria. In chiosa, una nota concreta, fa ben sperare. Si parla quindi di dieci milardi utili per la realizzazione di ben centomila alloggi; si parla di mutui agevolati e specifici interventi anche per i separati. Proff. e ATA sono possibili beneficiari. Il costo degli alloggi, se così stanno le cose, nel prossimo futuro dovrebbe diventare più leggero. (elgr)



