Piaggine non ha fatto in tempo a “digerire” il dramma umano della perdita di Maria Antonietta Di Perna che un altro doloroso evento costringe il paese dell’alta Valle del Calore a piangere Rosanna Tommasino.
Il destino ha voluto accomunare le loro vite professionali di maestre alla mia, nella stessa scuola di Tempa San Paolo, nel comune di Capaccio Paestum.

Anche Rosanna arrivò nella mia scuola quando io ero già rientrato da tempo da Varese. Proveniva da Napoli, dove insegnava in un convitto. Aveva frequentato l’Istituto Magistrale “Roselli” di Piaggine, come centinaia di ragazze della sua generazione, e non aveva rinunciato alla propria vocazione, accettando quell’incarico pur di non allontanarsi troppo dalla sua terra.
Era nata nel 1965, nella casa di famiglia situata sul Ponte, nel cuore dell’antico borgo di Piaggine. Sei anni prima, nella stessa casa, nello stesso angolo di paese, ero nato anch’io. Entrambi abbiamo condiviso la nostra infanzia accompagnati dal rumore incessante delle acque del fiume Calore, che, gettandosi a rotta di collo nel fossato sotto il ponte, sembravano prendere la rincorsa verso il loro immutabile destino, fino a confluire nel fiume Sele.
Rosanna aveva un carattere riservato. Sul piano umano concedeva poco alle esternazioni; nell’esercizio della professione manteneva un rapporto misurato con i genitori degli alunni, mentre con i bambini era dolce, paziente e comprensiva. Era il suo modo di voler bene.
Fino alla mia uscita di scena dalla scuola di Tempa San Paolo siamo stati colleghi per molti anni. Successivamente si trasferì nell’Alta Valle del Calore per ridurre le lunghe distanze quotidiane da percorrere e, soprattutto, per stare vicino alla madre rimasta sola nella casa di famiglia.

Ogni volta che ci incontravamo a Piaggine mi rimproverava affettuosamente: «Non ti fai mai vedere a casa! Mia madre, ogni volta che arriva il giornale, mi chiede di te e vorrebbe rivederti.»
Qualche volta, tornando a piedi da Santo Simeone, dal Cervati o dal Piano degli Zingari, bussavo a quella porta che si apriva sempre con cordialità all’amico, al collega e, soprattutto, a quel bambino esile che, in un tempo ormai lontano, entrava e usciva da tutte le case di un paese dove le porte restavano aperte e nessuno era mai davvero uno sconosciuto.
Naturalmente ero amico di suo fratello maggiore Gerardo, di Angelo e di Franco. Le cognate, Giovanna, Filomena e Beatrice, le ho ritrovate negli anni in località Chianodde, durante la festa della Madonna della Neve.
Per tutta la famiglia Rosanna è stata un punto di riferimento. Lo è stata soprattutto per i nipoti Carmelo, Angelo, Rosa e l’altro Carmelo, ai quali ha dedicato tempo, affetto, presenza e una parte importante della propria vita, diventando per loro quasi una seconda mamma.
Sapevo che non stava bene. Mi informavo attraverso Gerardo che, più che con le parole, rispondeva con gli occhi lucidi e con lacrime che non riuscivano a nascondere il dolore.

Un paio di volte, passando davanti alla casa del Ponte, mi sono avvicinato timidamente alla porta, sperando di trovarla socchiusa e di poterle fare arrivare almeno un saluto. Non ci sono riuscito. Sono risalito verso San Giuseppe in silenzio, ripensando al primo giorno in cui entrò nella scuola di Tempa San Paolo e mi sorrise dicendomi di essere di Piaggine e sorella di Gerardo.
Speravo che sia Maria Antonietta sia Rosanna potessero essere protagoniste del raduno che stiamo organizzando a Piaggine tra gli ex alunni dell’Istituto Magistrale. Le loro vite sono state profondamente segnate da quella scuola, che per tanti di noi ha rappresentato molto più di un luogo di studio: è stata una comunità, una famiglia, una palestra di vita.
Non potranno essere fisicamente con noi.
Le ricorderemo con l’affetto che meritano e con gli occhi inevitabilmente velati di lacrime, insieme ai tanti amici che, prima di loro, hanno lasciato la scena della vita ma continuano ad abitare i nostri ricordi.
Perché ci sono persone che non fanno rumore mentre vivono, ma lasciano un silenzio immenso quando se ne vanno.




