Vallo della Lucania | Il ritorno degli ex seminaristi tra ricordi, amicizie ritrovate e nuovi progetti
Ci sono luoghi che il tempo non riesce a cancellare. Restano lì, silenziosi, ad aspettare il momento in cui torneremo a varcarne la soglia. Possiamo costruire una famiglia, una professione, attraversare una vita intera, ma basta oltrepassare quel cancello perché il passato torni a parlare con la voce dei ricordi.

È quanto è accaduto il 30 giugno, quando decine di ex seminaristi sono tornati al Seminario Diocesano di Vallo della Lucania per un incontro che è andato ben oltre la semplice rimpatriata. È stato un ritorno alle radici, alla stagione in cui si forma il carattere, si stringono amicizie destinate a durare una vita e si apprendono quei valori che continuano a orientare il cammino anche molti anni dopo.
L’idea dell’incontro è nata quasi naturalmente.
«Il 30 giugno non prendere impegni», mi dice al telefono Nicola Ragni. «Si torna a Vallo della Lucania per l’incontro degli ex seminaristi».
Un invito al quale era impossibile dire di no.

Per me il viaggio era cominciato qualche giorno prima. Reduce da quattro giorni trascorsi in Calabria, lungo il cammino MareMare, tra Reggio Calabria e Sapri, sono arrivato al seminario con lo zaino ancora pieno di strada e il cuore già colmo di emozioni.
Alle undici in punto sale in auto Enzo Meola. Poco dopo raggiungiamo Peppino Palmieri e, infine, risaliamo la collina per prendere Enzo Voza. Da quel momento il viaggio non è più soltanto uno spostamento verso Vallo della Lucania: diventa un ritorno collettivo nella memoria.
Varcare il cancelletto d’ingresso, allora come oggi presidiato da chi accoglie gli ospiti, significa entrare in un’altra dimensione. Il teatro, la cappella, i corridoi, il campetto da gioco completamente rinnovato, il sentiero che conduce al ristorante: ogni angolo custodisce frammenti di vita, episodi, sorrisi, piccole rivalità sportive, amicizie nate tra quelle mura e mai realmente finite.
L’atmosfera si fa ancora più intensa quando dalla sala superiore arriva il vociare degli amici già riuniti. Volti segnati dal tempo, capelli bianchi, qualche ruga in più, ma gli stessi occhi curiosi e lo stesso sorriso dei ragazzi di allora. Dopo i saluti iniziano i racconti. Brevi interventi, troppo brevi per contenere vite intere. Ognuno ripercorre il proprio cammino, ricordando persone, episodi e insegnamenti che hanno lasciato un segno profondo.
Molti non si vedevano da decenni. Eppure basta davvero poco per ritrovare una naturalezza sorprendente nei rapporti. Chi aveva mantenuto vivi i contatti diventa il ponte tra storie diverse, ricucendo quei fili che il tempo sembrava aver allentato.

Per me questo incontro rappresenta anche il naturale proseguimento di un progetto nato e portato a compimento circa vent’anni fa, quando prese forma il libro “Memorie di seminario, Seminario di memorie”, frutto di un primo tentativo di raccogliere testimonianze, fotografie e ricordi degli ex seminaristi. Un’esperienza che oggi trova nuova linfa, dimostrando come la memoria, quando viene condivisa, continui a generare comunità.
Ma forse il racconto più bello dell’intera giornata è arrivato dopo, attraverso i messaggi che hanno iniziato a riempire il gruppo WhatsApp creato per l’occasione.
Salvatore Liguori, docente in quiescenza, classe 1948, che frequentò il seminario dal 12 ottobre 1959 al 30 marzo 1967, ha scritto di essersi sentito riportare indietro di oltre sessant’anni. La visita agli ambienti del seminario lo ha quasi commosso. Passando davanti alla stanza di don Rocco De Leo gli è sembrato di rivederne la figura autorevole e di risentire perfino la musica classica che il sacerdote amava ascoltare.
«Quella di ieri è stata una giornata che mi ha riportato indietro di circa sessantacinque anni. La visita al seminario mi ha quasi commosso. Come in un film ho rivisto compagni e docenti della mia adolescenza. Passare davanti alla stanza di don Rocco De Leo mi ha fatto ricordare la sua bella persona che, severa, ci osservava passare e mi è parso di sentire la musica classica che amava ascoltare. Grazie Angelo, ci hai fatto rivivere questo magico momento.»
Ancora più emozionante il messaggio di Michele Santangelo, classe 1941, probabilmente il partecipante più anziano dell’incontro. Il suo non è stato soltanto un saluto, ma un invito a non disperdere quanto vissuto.
«Credo di essere il più anziano tra tutti i partecipanti al magnifico incontro di ieri. Vi saluto con affetto, con la speranza che all’entusiasmo dell’inizio segua l’impegno di tutti a mantenere vivo lo spirito di gruppo che ha animato questa giornata. Un abbraccio fraterno a tutti.»
Gli altri interventi hanno confermato lo stesso sentimento. C’è chi ha definito l’iniziativa «bellissima», chi ha invitato a guardare al futuro custodendo i valori ricevuti, chi ha ringraziato i promotori per aver restituito a tutti un pezzo della propria storia. Messaggi semplici, spontanei, ma accomunati dalla stessa convinzione: quella vissuta non è stata soltanto una giornata di ricordi, ma l’inizio di un nuovo percorso.
Anche Enzo Voza, con il suo «Buongiorno da Paestum, ragazzi!», ha espresso la gioia del ritrovarsi, mentre altri hanno manifestato il desiderio che questo fosse soltanto il primo di una lunga serie di appuntamenti.
A chiudere simbolicamente la giornata è stato il messaggio di don Angelo Imbriaco, promotore dell’iniziativa, che ha ricordato come il gruppo sia nato non soltanto per custodire i ricordi, ma soprattutto per condividere idee, progetti e nuove iniziative. Anche il nome scelto, suggerito da Elio De Magistris, “Renovata Sodalitas”, richiama efficacemente la volontà di rinnovare quel legame di fraternità che unisce chi, pur avendo intrapreso strade diverse, non ha mai dimenticato le proprie radici.
Perché i ricordi, da soli, appartengono al passato. Quando invece diventano occasione di incontro, di amicizia e di progettualità, smettono di essere nostalgia e si trasformano in futuro.
Forse è proprio questo il significato più autentico di Renovata Sodalitas: scoprire che il tempo può cambiare i volti, ma non i legami costruiti quando si è giovani. Perché il seminario non è stato soltanto un luogo. È stato una scuola di vita, un laboratorio di amicizie, una palestra di valori che ciascuno ha poi portato con sé lungo il proprio cammino.
E allora “Memorie di seminario, Seminario di memorie” non è soltanto il titolo di un libro. È il racconto di una storia che continua. Una storia fatta di persone che, dopo decenni, hanno scoperto che il tempo aveva cambiato i loro volti, ma non il bene che li univa.
Ritornare, forse, è il modo più bello per scoprire di non essere mai andati via.




