Si conclude con esito negativo la procedura relativa al progetto del mega impianto a biogas previsto in località Gaiarda, nel territorio del Comune di Capaccio Paestum.
Una decisione maturata al termine di mesi di confronto pubblico, osservazioni tecniche e mobilitazione civica, durante i quali cittadini, professionisti, residenti e associazioni hanno evidenziato numerose criticità urbanistiche, ambientali e territoriali legate all’iniziativa.

Determinante, nel corso dell’intero iter, è stato il lavoro portato avanti da Ernesto Franco, dal gruppo Cittadinanza Attivadb e da Michele Contegiacomo, che hanno promosso incontri pubblici, attività di informazione e approfondimenti tecnici coinvolgendo residenti e operatori della zona.
«Questa è una vittoria della partecipazione e della consapevolezza civica – dichiarano i promotori –. I cittadini hanno dimostrato che quando una comunità si informa, studia gli atti e partecipa in maniera seria e responsabile ai procedimenti amministrativi, il territorio può essere realmente tutelato».
Nel corso della procedura erano emerse diverse criticità riguardanti:
- la compatibilità urbanistica del progetto;
- l’impatto sul contesto agricolo e paesaggistico;
- la vicinanza ad abitazioni, aziende agricole e strutture ricettive;
- gli aspetti viabilistici e ambientali;
- la collocazione dell’impianto in un’area di particolare pregio territoriale.

Particolare attenzione era stata posta anche sulla tutela dell’area della Gaiarda e di Tempa di Lepre, considerate tra gli ultimi contesti agricoli integri del territorio comunale.
«Non è una battaglia contro le energie rinnovabili – viene sottolineato – ma contro la scelta di collocare un impianto industriale di queste dimensioni in un’area non adatta sotto il profilo ambientale, urbanistico e territoriale».
La posizione di Paestum Energia Futura S.r.l.
Parallelamente, la società Paestum Energia Futura S.r.l. ha annunciato la decisione di non proseguire l’istruttoria sulla base dell’attuale documentazione progettuale e di procedere invece a una riformulazione del progetto, aprendo un percorso strutturato di confronto con il territorio.
La società parla di una «scelta di metodo, non di marcia indietro», spiegando di voler attivare un Tavolo permanente di concertazione che accompagnerà il futuro iter autorizzativo.
L’iniziativa nasce anche sulla scia dell’incontro pubblico del 14 aprile scorso dedicato al ruolo dell’energia circolare nel Cilento, durante il quale studiosi ed esperti hanno richiamato il problema crescente della gestione dei reflui zootecnici nella Piana del Sele.
Secondo la società, il Tavolo coinvolgerà rappresentanti del mondo accademico, ambientalisti, cooperative di allevatori bufalini, operatori turistici, enti locali e soggetti istituzionali interessati dal procedimento.
Nel comunicato vengono richiamati anche il piano europeo REPowerEU, il PNIEC italiano e il Decreto Aiuti, che considera gli impianti di biometano opere di pubblica utilità.
Paestum Energia Futura S.r.l. sottolinea inoltre come la mancata gestione strutturale dei reflui bufalini rappresenti oggi una criticità concreta per l’ambiente, la qualità delle falde, l’agricoltura e il comparto turistico della Piana del Sele.
Il nodo irrisolto: reflui, controlli e normativa regionale
La vicenda di Gaiarda, al di là dello scontro sul singolo impianto, riporta al centro una questione che il territorio conosce da anni ma che troppo spesso è stata rinviata: la gestione strutturale dei reflui zootecnici e il rispetto delle norme ambientali già esistenti.
Il nodo vero, infatti, non riguarda soltanto dove collocare o meno un impianto di biometano, ma la necessità di affrontare finalmente una situazione che da oltre un ventennio evidenzia criticità irrisolte.

La normativa regionale prevede precisi limiti nel rapporto tra il numero dei capi allevati e gli ettari disponibili per lo spandimento agronomico dei reflui, introducendo anche multe e sanzioni per chi supera tali parametri senza adeguate superfici agricole.
Secondo molti osservatori, proprio questa legislazione sarebbe rimasta per anni largamente disattesa o applicata in maniera insufficiente, contribuendo ad aggravare le pressioni ambientali sui suoli agricoli, sulle falde e sull’intero ecosistema della Piana del Sele.

Per questo il dibattito aperto dall’impianto di Gaiarda potrebbe diventare un’occasione più ampia: non limitarsi alla contrapposizione tra favorevoli e contrari al biometano, ma pretendere finalmente l’attuazione rigorosa delle norme regionali già vigenti, l’effettività dei controlli, la trasparenza dei dati e una pianificazione territoriale capace di coniugare tutela ambientale, sostenibilità agricola e sviluppo economico.
Senza questo passaggio preliminare, ogni progetto rischia inevitabilmente di trasformarsi in un conflitto permanente tra esigenze produttive, difesa del territorio e qualità della vita delle comunità locali.



