La silloge si presenta come un affresco vibrante e intenso della condizione umana, un viaggio attraverso le sfumature dell’esistenza, dell’amore, della speranza e della spiritualità. L’autore esplora con profondità simbolica e sensibilità lirica i momenti di passaggio, le trasformazioni e le attese che scandiscono il ritmo della vita, dall’oscurità della sofferenza alla luce della rinascita. Il titolo della silloge evoca l’idea di limiti tra il buio e la luce, tra il passato e il futuro, tra la fine e la rinascita, invitando il lettore a varcare soglie di consapevolezza e di speranza. La poesia di La Greca Romano si distingue per il suo linguaggio denso e simbolico, che invita a una lettura attenta e meditativa, rivelando in ogni immagine un senso profondo di ricerca e di rivelazione. In questa raccolta, i temi principali si intrecciano come fili di luce: l’amore come forza trasformativa e universale, la speranza come germoglio di eternità, la natura come testimone e partecipante alla vita spirituale, la sofferenza come preludio di resurrezione. La pubblicazione di La Greca Romano, potrà essere ordinata nelle principali librerie online (mondadoristore, amazon, ibs, feltrinelli, libreriauniversitaria ecc.) e in tutte le librerie fisiche (indipendenti e di catena) servite da Messaggerie Libri, il più importante distributore di libri italiano.
L’Autore con “Soglie d’alba”, ci invita ad attraversare i confini più remoti dell’anima e della natura, con un dialogo intimo e profondo tra cuore, mondo e spiritualità. In un tessuto di immagini liriche e riflessioni che si dipanano con delicatezza e intensità, ci accompagna in un viaggio attraverso le soglie di un’alba interiore, dove ogni inizio si configura come un miracolo degli occhi, uno sguardo che scopre la sorgente della vita e dell’amore. Il titolo della raccolta poetica “Soglie d’alba”, suggerisce un passaggio, un confine sottile tra il buio e la luce, tra il passato e il presente, tra il finito e l’infinito. La poesia di La Greca Romano si muove lungo queste soglie, rivelando come ogni attimo di luce possa essere un miracolo, una sorgente di speranza che sgorga dagli occhi e dal cuore, illuminando le pieghe più profonde dell’esistenza umana. La casa accesa, il cuore tinto squadro, i respiri lividi e piovosi sono immagini che evocano la lotta e la fragilità dell’umano, ma anche la forza di trovare nel dolore e nell’ombra una possibilità di rinascita e di scoperta. La Greca Romano ci invita a indossare la storia che cambia e cresce, a rottamare i cuori sottoposti a fermo, a lasciar fluire i palpiti lenti e senza alba, simbolo di un amore morente che si trasforma, di una situazione clinica severa dell’anima che trova via di uscita nella parola, nella speranza, nel desiderio di primavera. È un messaggio di resilienza e di rinnovamento, di un amore che supera le ferite, di un’umanità che si riconosce nei germogli e nelle schiuse di nuove primavere, nelle parole leggere e amabili che s’aprono come fiori di speranza. La silloge si dipana anche come un’ode alla bellezza nascosta negli sguardi, alla pace che si posa sottile e silenziosa, all’amore come processo continuo di scoperta e di riconoscimento. La poesia si fa sussurro di misteri svelati attraverso riti di luce e ombra, attraversando le parole come fili sottili che tessono la trama di un amore intimo, ascoltato e rivelato nelle sue pieghe più sincere. La tenerezza e la carezza sono elementi fondamentali, strumenti attraverso i quali si cerca di comunicare il piacere sottile di un sentimento che si fa luce, che si fa vita. Il tono si alterna tra un’intensa introspezione e una celebrazione della natura, tra immagini di mare, di terra, di cielo e di elementi viventi che si fondono in un’unica sinfonia di colori e sensazioni. La presenza di simboli religiosi, come l’issopo, la croce, il sangue e riferimenti alla Passione e alla Resurrezione, arricchiscono la poesia di un senso di sacralità e di mistero, di un’umanità che si confronta con la propria dimensione spirituale e con il divino che si manifesta nelle cose più semplici e profonde. In questa raccolta, il tempo scorre veloce, ma si fa anche pausa, contemplazione, attesa. La poesia invita a fermarsi, a contare le rughe con cuore di neve, a scrivere gratitudine di respiri e a riconoscere la bellezza nei gesti più umili e nelle attese più silenziose. È un invito a vivere ogni istante come un germoglio di eternità, un seme di speranza che sboccia anche nel dolore e nella morte, perché nel Venerdì si cela il seme della Pasqua, il fiorire eterno di rinascita. Con “Soglie d’alba”, l’autore mette in scena anche un viaggio spirituale ed esistenziale che si svolge tra immagini di precarietà, sacrificio e speranza, arrivando infine a una trasfigurazione della realtà nello splendore di una luce nuova. “Flebile erba prima di verbo”, “Nell’alba bifronte novello respiro”, “Edibile beneficio d’amore”, “Oltre varco soglie d’alba un bagliore”, “Fughe e pene lunghe e brevi e bel ritorno”, sono componimenti, densi di simbolismo e di riferimenti biblici e letterari, rappresentano un ciclo completo di trasformazione: dalla notte della paura e dell’ingiustizia, alla luce dell’alba come simbolo di rinascita e di responsabilità, fino alla trascendenza che supera ogni limite umano, evocando un senso di eternità e di comunione tra corpo e spirito. Attraverso immagini intense e simboli universali – l’erba fragile, il sangue, l’acqua sotterranea, il roveto ardente – l’autore ci invita a riflettere sulla natura della paura, del dolore e della speranza. La poesia si articola come un ciclo che dall’oscurità si apre verso un’illuminazione che non cancella le ombre, ma le accompagna, riconoscendo la loro presenza come parte integrante della trasformazione. Con “Soglie d’alba” l’Autore invita il lettore a varcare le soglie di sé stesso, a scoprire che oltre ogni limite si apre un bagliore di speranza, un momento di grazia che rende possibile il risveglio e la trasformazione Questa raccolta si configura quindi come un monologo interiore, un inno alla capacità di rinascere anche nelle condizioni più avverse, dove la parola ancora non si è manifestata e tutto sembra sospeso tra il silenzio e il desiderio di luce. La scrittura di La Greca Romano si distingue per un lessico ricercato e arcaicizzante, capace di dar voce a un’intensa meditazione sulla fragilità dell’esistenza e sulla forza nascosta in ogni inizio, anche il più fragile, come l’erba prima del verbo. In questa poesia, il linguaggio si fa strumento di rivelazione, una testimonianza di come la vera rinascita nasce sempre da un momento di vulnerabilità e di ascolto silenzioso. “Soglie d’alba”, nel suo insieme, si configura così come un inno all’amore che muove e trasforma, come una carezza che attraversa le cose e i sentimenti, come un silenzio carico di attese e di misteri che si svelano nella luce dell’alba. È un invito a varcare le soglie dell’io e del mondo, a scoprire la bellezza nella semplicità, nella fragilità e nella forza di chi sa riconoscere la propria luce anche nell’ombra. La poesia di Emilio La Greca Romano ci ricorda che ogni giorno è una nascita, ogni istante un miracolo e che l’amore, nel suo senso più profondo, è il motore che dà senso e respiro alla nostra esistenza. “Soglie d’alba”, comunque, non è solo una raccolta di liriche sul passaggio tra notte e luce, tra fragilità e rinascita. È anche, in parte, un umile dialogo serrato con la grande tradizione poetica italiana, in particolare con Dante e Manzoni. Ed è anche questo confronto costante a dare spessore e profondità all’opera. I testi di La Greca Romano non nascono nel vuoto. La “notte” e la “supplica” del primo poema rimandano al Getsemani e alla fragilità di Don Abbondio nel capitolo XII dei _”Promessi Sposi”: l’uomo piegato dal peso, la parola trattenuta, la paura che soffoca il dovere. L’“alba bifronte” e la “sorgenza nuova” riprendono invece il cammino di Renzo e Lucia: l’amore che matura nella prova, la speranza che attraversa l’ingiustizia per diventare principio nuovo. Il vertice della silloge, “Oltre varco soglie d’alba un bagliore”, è leggibile come un commento contemporaneo al canto XXXIII del _Paradiso. Qui, come in Dante, la parola umana si arresta davanti alla luce e si trasfigura in canto, il corpo non viene negato ma assunto, la grazia prevale sul merito; ma se Dante costruisce la sua visione con la geometria perfetta della terzina e l’apparato teologico medievale, La Greca Romano la restituisce con il verso libero e la nudità dell’esperienza corporea: roveto ardente, sangue, trasparenza della materia. Infine ”Fughe e pene lunghe e brevi e bel ritorno”, riporta l’esperienza dal piano mistico a quello esistenziale. Non è più la gloria del Paradiso, ma il tempo di mezzo del Purgatorio: la vita quotidiana fatta di derive e ritorni, di buio e di sale, dove l’amore è ciò che “accorpa” e tiene insieme l’io. Questo continuo rimando a Dante e Manzoni non è erudizione o citazione. È un modo per mostrare che le domande fondamentali non cambiano: come si attraversa la notte? Cosa rende la parola vera? In che modo l’amore salva e trasforma? La Greca Romano risponde con un linguaggio moderno e incarnato, ma tenendo lo sguardo fisso sulle soglie che la tradizione ha già esplorato. È questo intreccio tra esperienza personale e memoria letteraria a rendere “Soglie d’alba”un’opera originale: non una ripetizione del passato, ma una sua riattualizzazione; un ponte tra il canto medievale e il respiro dell’uomo di oggi.



