La Trazzera degli Stranieri, che attraversava il territorio di Bellosguardo, Monte Pruno e Roscigno per proseguire verso il Vallo di Diano, potrebbe diventare il cuore di un progetto turistico capace di unire storia, trekking, cantine e tradizioni gastronomiche. Una rete tra Comuni e imprese per valorizzare l’entroterra, attrarre visitatori e creare nuove opportunità di lavoro.
C’erano strade, molti secoli fa, che attraversavano montagne e vallate, superavano i valichi e permettevano a uomini, merci e conoscenze di raggiungere territori lontani. Erano percorse da commercianti, pastori e viaggiatori, contribuendo allo sviluppo delle comunità e favorendo gli scambi tra popolazioni differenti.
Una di queste antiche direttrici interessava il territorio degli Alburni, inserendosi nel sistema di comunicazioni che collegava la costa tirrenica, con l’antica Poseidonia, l’attuale Paestum, alla Lucania interna e, attraverso una rete più ampia, al versante ionico, dove sorgeva Metaponto.
È in questo contesto storico che assume particolare importanza la Trazzera degli Stranieri, il percorso che, provenendo da Bellosguardo, costeggiava Monte Pruno, nel territorio di Roscigno, e proseguiva verso il Vallo di Diano.
Le indagini archeologiche hanno documentato interventi di sistemazione del tracciato già nella prima metà del IV secolo avanti Cristo, confermando l’importanza di questa viabilità nell’organizzazione degli insediamenti antichi.
Il collegamento complessivo tra Poseidonia e Metaponto viene generalmente ricondotto alla cosiddetta Via Istmica, anche se non tutti i segmenti dell’antica direttrice sono ricostruibili con il medesimo grado di certezza archeologica.
Questa distinzione non diminuisce il fascino del percorso, ma rende ancora più interessante il lavoro di ricerca e valorizzazione che potrebbe essere avviato nei territori attraversati.
Oggi, mentre numerosi borghi degli Alburni affrontano lo spopolamento, la progressiva riduzione delle attività economiche e la difficoltà di offrire prospettive professionali ai giovani, le antiche vie di comunicazione potrebbero ritrovare una funzione nuova attraverso il turismo lento e la scoperta del patrimonio culturale.
La proposta è quella di costruire una rete tra Aquara, Bellosguardo, Roscigno, Castel San Lorenzo, Felitto, Corleto Monforte, Roccadaspide, Castelcivita, Sant’Angelo a Fasanella e gli altri Comuni interessati, collegando cantine, sentieri storici, siti archeologici, strutture ricettive e attività gastronomiche.
Non si tratterebbe di creare nuove attrazioni turistiche, ma di valorizzare, collegare e promuovere le risorse già presenti, trasformandole in un’offerta territoriale riconoscibile e organizzata, capace di invogliare i visitatori a prolungare la permanenza, scoprire più borghi e contribuire allo sviluppo dell’economia locale.
Immaginiamo di arrivare ad Aquara in una mattina d’autunno, quando il sole illumina le colline, i vigneti assumono tonalità dorate e rossastre e l’aria porta il profumo della terra umida e della vegetazione mediterranea.
Un produttore accoglie i visitatori davanti alla propria cantina, li accompagna tra i filari e racconta la storia della sua famiglia, le difficoltà della coltivazione e il lavoro necessario per trasformare l’uva in vino.
La visita prosegue attraverso la conoscenza delle tecniche produttive e si conclude con una degustazione guidata, durante la quale il racconto del territorio accompagna ogni calice.
Ma l’esperienza potrebbe continuare attraverso la scoperta di Bellosguardo, della Trazzera degli Stranieri, di Roscigno Vecchia e dell’area archeologica di Monte Pruno.
In questo modo la cantina diventerebbe il punto di partenza di un viaggio nel quale il vino rappresenta il legame tra il paesaggio, la cultura agricola e la storia delle comunità.
La denominazione Castel San Lorenzo DOC costituisce già un’importante risorsa, poiché la sua zona di produzione comprende interamente Castel San Lorenzo, Bellosguardo e Felitto, oltre a porzioni dei territori di Aquara, Castelcivita, Roccadaspide, Magliano Vetere e Ottati.
Questa identità vitivinicola potrebbe essere valorizzata attraverso percorsi che uniscano la degustazione alla scoperta dei borghi, delle tradizioni gastronomiche e dei paesaggi rurali.
Bellosguardo assumerebbe un ruolo particolarmente significativo, perché il suo territorio è direttamente collegato sia alla produzione vinicola della denominazione sia all’antica viabilità che raggiungeva Monte Pruno.
La documentazione archeologica segnala inoltre, tra Bellosguardo e Aquara, testimonianze riferibili a piccoli nuclei insediativi dell’espansione lucana nella valle tra il V e il IV secolo avanti Cristo.
Un itinerario culturale potrebbe partire proprio da questi elementi per raccontare come le antiche popolazioni utilizzassero il territorio, organizzassero gli insediamenti e mantenessero rapporti commerciali con le aree circostanti.
Immaginiamo un gruppo di escursionisti che raggiunge Bellosguardo nelle prime ore del mattino e si prepara a conoscere uno dei tratti storici della Trazzera degli Stranieri, accompagnato da una guida esperta.
Lungo il percorso, dopo le necessarie verifiche di sicurezza e accessibilità, i visitatori potrebbero osservare i paesaggi degli Alburni, ascoltare la storia delle antiche comunicazioni e comprendere il ruolo svolto da quelle strade nella vita economica delle comunità.
La visita potrebbe proseguire verso Roscigno Vecchia e Monte Pruno, dove le testimonianze archeologiche permettono di approfondire la conoscenza delle popolazioni enotrie e lucane e dei loro rapporti con il mondo mediterraneo.
Il ritrovamento della celebre tomba principesca di Monte Pruno, avvenuto nel 1938, e la ricchezza del suo corredo costituiscono elementi di straordinario interesse per raccontare la complessità culturale e sociale delle comunità antiche.
Il trekking diventerebbe così molto più di una semplice attività sportiva: offrirebbe la possibilità di attraversare un paesaggio nel quale le testimonianze archeologiche, le vie commerciali e le tradizioni agricole appartengono a una storia comune.
Al termine dell’escursione, i partecipanti potrebbero raggiungere una cantina aderente alla rete, dove il produttore illustrerebbe le caratteristiche dei vini locali, accompagnando la degustazione con il racconto delle proprie esperienze.
Il territorio non verrebbe più presentato attraverso attrazioni isolate, ma come un ambiente nel quale natura, storia e agricoltura si completano reciprocamente.
La valorizzazione della sentieristica potrebbe essere accompagnata da strumenti digitali, audioguide multilingue, cartografie interattive e ricostruzioni storiche capaci di rendere più coinvolgente il viaggio.
Sarebbe comunque necessario distinguere i percorsi documentati storicamente dai tracciati effettivamente percorribili, perché alcune antiche mulattiere potrebbero presentare problemi di manutenzione, vegetazione invasiva o dissesti.
Il recupero dei collegamenti, dove possibile e autorizzato, potrebbe costituire un’ulteriore occasione di lavoro per tecnici, manutentori, operatori escursionistici qualificati e professionisti della valorizzazione culturale.
Accanto al trekking, anche la vendemmia potrebbe diventare un’esperienza turistica di particolare interesse.
Le aziende potrebbero organizzare giornate didattiche durante le quali famiglie e scolaresche conoscano il ciclo della vite, osservino le lavorazioni agricole e scoprano le tradizioni legate alla raccolta dell’uva.
Per i bambini sarebbe un’occasione per avvicinarsi alla cultura contadina, mentre gli adulti potrebbero approfondire la conoscenza dei vini e delle produzioni gastronomiche locali.
Le attività dovrebbero essere organizzate nel rispetto delle disposizioni sull’enoturismo, della sicurezza e dei requisiti previsti per gli operatori.
La possibilità di proporre esperienze differenti durante l’anno rappresenterebbe un vantaggio per le aziende, che potrebbero affiancare alle tradizionali degustazioni passeggiate nei vigneti, incontri con i produttori, attività culturali e collaborazioni con ristoranti e strutture ricettive.
Un visitatore potrebbe trascorrere il primo giorno ad Aquara, partecipare a un’esperienza vitivinicola, pernottare nel territorio e dedicare la giornata successiva alla scoperta di Bellosguardo e dell’antica viabilità.
Un soggiorno più lungo potrebbe comprendere Roscigno Vecchia, Monte Pruno, Castel San Lorenzo, Felitto e altre località ricche di storia, cultura, tradizioni e bellezze paesaggistiche, attraverso itinerari personalizzati e servizi prenotabili.
La permanenza di più giorni permetterebbe di distribuire la spesa turistica tra cantine, ristoranti, attività culturali, operatori escursionistici e strutture ricettive.
Per realizzare questa visione sarebbe però indispensabile una collaborazione concreta tra amministrazioni e imprese.
Aquara, Bellosguardo e gli altri Comuni interessati potrebbero promuovere un confronto territoriale per individuare le risorse disponibili, verificare i percorsi, coinvolgere i produttori e costruire le prime esperienze turistiche.
Un protocollo d’intesa potrebbe favorire il coordinamento istituzionale, mentre accordi operativi permetterebbero di definire responsabilità, interventi sulla sentieristica e modalità di promozione.
La gestione commerciale dovrebbe rimanere affidata agli operatori economici competenti, evitando di costruire nuove strutture burocratiche prive di sostenibilità.
Una piattaforma digitale comune consentirebbe ai visitatori di conoscere le cantine, prenotare degustazioni, individuare percorsi escursionistici verificati e scegliere le strutture ricettive disponibili.
Anche le bottiglie potrebbero diventare strumenti di promozione territoriale, attraverso codici QR che permettano di scoprire la storia dei produttori, i borghi e le esperienze organizzate nella rete.
Particolare attenzione potrebbe essere dedicata alle comunità degli emigranti, che continuano a conservare legami profondi con i propri paesi d’origine.
Per chi vive lontano, una bottiglia prodotta nella terra dei genitori può evocare ricordi e tradizioni, mentre un viaggio tra cantine e antichi sentieri potrebbe diventare un’occasione per riscoprire le proprie radici.
Il valore economico del progetto, tuttavia, non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso l’interesse suscitato nei visitatori.
Occorrerebbe conoscere il numero delle prenotazioni, i pernottamenti, gli acquisti, la domanda dei servizi escursionistici e le ricadute sulle imprese.
Soltanto attraverso questi dati sarebbe possibile valutare la capacità della rete di sostenersi e di generare nuove opportunità professionali.
Anche il miglioramento della viabilità moderna dovrebbe far parte della strategia, perché i collegamenti stradali, l’accessibilità dei paesi e l’affidabilità dei servizi costituiscono condizioni fondamentali per lo sviluppo turistico.
La valorizzazione delle antiche direttrici commerciali perderebbe gran parte della propria efficacia se le difficoltà infrastrutturali continuassero a ostacolare gli spostamenti tra le comunità.
Il progetto dovrebbe quindi unire la tutela del patrimonio storico a una visione contemporanea dell’economia, nella quale le amministrazioni favoriscano le condizioni necessarie e le imprese costruiscano servizi capaci di attrarre visitatori.
Ma il vero obiettivo deve rimanere il lavoro.
Un giovane potrebbe specializzarsi nell’accoglienza turistica, un altro nella gestione digitale delle prenotazioni, un altro ancora nell’accompagnamento escursionistico o nella promozione delle produzioni locali.
Una cantina potrebbe ampliare le proprie attività, un ristorante accogliere nuovi clienti e una struttura ricettiva beneficiare di soggiorni più lunghi.
Non sarebbe realistico promettere occupazione senza conoscere la domanda effettiva, ma sarebbe altrettanto sbagliato rinunciare a costruire nuove opportunità utilizzando le risorse che il territorio già possiede.
Proviamo a immaginare una sera d’autunno negli Alburni, quando un gruppo di visitatori, dopo aver scoperto le antiche vie commerciali e ascoltato la storia di Bellosguardo e Monte Pruno, si ritrova in una cantina.
Il produttore racconta il proprio lavoro, le difficoltà della coltivazione e il legame che lo unisce alla terra.
I visitatori assaggiano il vino, acquistano qualche bottiglia e programmano di ritornare per conoscere altri luoghi del comprensorio.
Tra le persone impegnate nell’accoglienza c’è un giovane che ha trovato una possibilità professionale senza dover lasciare il proprio paese.
Questa scena rappresenta un futuro possibile, da costruire attraverso la collaborazione, la professionalità e la capacità delle imprese di creare valore.
La storia ci insegna che i territori degli Alburni non sono sempre stati luoghi isolati, ma hanno partecipato a sistemi di comunicazione e di scambio che raggiungevano aree lontane.
Oggi quelle antiche direttrici potrebbero suggerire una nuova forma di collaborazione tra comunità, nella quale i confini comunali non diventino ostacoli alle opportunità economiche.
La crescita di una cantina potrebbe favorire l’attività di un ristorante, il recupero di un sentiero sostenere nuovi servizi escursionistici e la valorizzazione di un sito archeologico contribuire all’ospitalità nei paesi vicini.
Dall’antica Poseidonia a Metaponto, passando per il territorio degli Alburni, la storia delle vie commerciali ci ricorda che lo sviluppo nasce anche dalla capacità di collegare luoghi, persone ed economie.
Oggi dovremmo ritrovare quello stesso spirito, trasformando il patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti in una risorsa per chi desidera continuare a vivere in questi paesi.
Perché la rinascita di un borgo non si misura soltanto dal numero delle persone che arrivano a visitarlo, ma soprattutto dalle opportunità che riesce a offrire a chi vuole rimanere.
E se un giorno un giovane degli Alburni potrà costruire il proprio futuro grazie a un lavoro nato intorno a una cantina, a un antico sentiero o a un’impresa turistica, avremo dimostrato che anche la storia può contribuire a generare sviluppo.
Le antiche strade percorse dai mercanti potrebbero così tornare a essere vie di sviluppo, di lavoro e di futuro.




