C’è chi colleziona oggetti per il piacere di possederli e chi, attraverso quegli stessi oggetti, cerca di recuperare frammenti di storia, atmosfere e suggestioni di un tempo che sembra ormai lontano.
Gino Bogy’s appartiene alla seconda categoria. Collezionista, appassionato di modernariato e creatore di opere originali, ha dedicato gran parte della propria vita alla ricerca e al recupero di oggetti capaci di raccontare un’epoca.
Il suo particolare universo creativo è stato al centro di MATERIE13, mostra curata da Massimo Sgroi e ospitata nella Sala delle Esposizioni Fornace Falcone, presso il Cilento Outlet Village di Eboli, conclusasi il 26 settembre 2026.

Sgroi definisce Gino Bogy’s un «archeologo del tempo», un’espressione che sintetizza efficacemente la sua relazione con la memoria materiale del Novecento.
Una ricerca cominciata quando aveva appena sedici anni e proseguita attraverso viaggi, incontri e continue scoperte, alla ricerca di oggetti rari, testimonianze del design e piccoli capolavori della produzione industriale.
Una vita alla ricerca del passato
Il mondo di Gino Bogy’s è popolato da arredi degli anni Cinquanta, lampade, sedie, orologi, gadget originali e oggetti di modernariato italiano e internazionale.
Ma il cuore della sua collezione è costituito soprattutto dai dischi in vinile: oltre settemila esemplari, raccolti nel corso degli anni non soltanto per il loro contenuto musicale, ma anche per il valore estetico delle copertine.
Perché un disco può essere molto più di un supporto sonoro. La sua grafica, i colori, le fotografie e il linguaggio visivo raccontano il gusto e l’immaginario di un’intera generazione.
A volte è proprio una copertina a catturare l’attenzione del collezionista, indipendentemente dal contenuto musicale. Un’immagine capace di restituire lo spirito di un’epoca e di diventare essa stessa un piccolo oggetto d’arte.
Nel corso degli anni Bogy’s ha viaggiato alla scoperta di pezzi particolari, seguendo intuizioni, riconoscendo il valore di oggetti dimenticati e dedicando tempo e risorse al loro recupero.
Quando il restauro restituisce voce alla memoria
L’aspetto più interessante della sua attività non riguarda soltanto la ricerca e l’acquisizione degli oggetti.
Il lavoro continua attraverso il recupero, la pulizia e il ripristino dei meccanismi originali.
Un vecchio orologio torna a funzionare, una lampada ritrova la propria luce, un apparecchio dimenticato recupera il suono e l’aspetto che lo caratterizzavano.
È un’attività che richiede pazienza, competenza e sensibilità, perché ogni oggetto conserva una propria identità e una storia che merita di essere rispettata.

Recuperare, in questo caso, non significa semplicemente restaurare. Significa restituire una funzione e una presenza contemporanea a ciò che sembrava destinato a scomparire.
Il collezionismo diventa così un’attività culturale, capace di sottrarre alla dispersione testimonianze della creatività industriale e del costume del Novecento.
Dai vinili alle opere luminose
La passione di Gino Bogy’s ha conosciuto anche una naturale evoluzione artistica.
La sua produzione comprende una serie di light box, composizioni luminose di ispirazione pop nelle quali la cultura del vinile incontra l’estetica degli anni Cinquanta e Sessanta.
Le immagini, le icone della musica e i linguaggi grafici del passato vengono reinterpretati attraverso la luce, dando origine a creazioni che superano la semplice dimensione del collezionismo.
In queste opere il passato non viene soltanto conservato o esposto. Diventa materia creativa, capace di dialogare con la sensibilità contemporanea.
È proprio questo il passaggio sottolineato da Massimo Sgroi: la collezione smette di essere esclusivamente memoria e si trasforma in espressione artistica.
Gli oggetti acquistano una nuova dimensione, pur conservando il legame con l’epoca dalla quale provengono.
La bellezza delle cose che resistono al tempo
In una società abituata a sostituire rapidamente ciò che invecchia, l’esperienza di Gino Bogy’s propone un rapporto differente con gli oggetti.
Non tutto ciò che appartiene al passato è destinato a diventare inutile. Alcune cose conservano qualità estetiche, tecniche e simboliche che meritano di essere riscoperte.
Il modernariato, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto una moda o un mercato per appassionati, ma una forma di attenzione verso la storia del design, della produzione industriale e della vita quotidiana.
Ogni vinile, lampada o oggetto recuperato testimonia il lavoro di chi lo ha progettato, costruito e utilizzato.
Nelle mani di Gino Bogy’s queste testimonianze trovano una nuova possibilità di esistenza.
La mostra MATERIE13, attraverso la curatela di Massimo Sgroi, ha offerto l’occasione per riflettere proprio su questo rapporto tra memoria, materia e creatività.
Perché il passato non deve necessariamente restare immobile dietro una vetrina. Può tornare a illuminare, suonare, emozionare e diventare parte del nostro presente.
Ed è forse questa la qualità più originale del lavoro di Gino Bogy’s: dimostrare che la memoria, quando incontra la creatività, può continuare a produrre bellezza.
Hashtag: #MATERIE13 #GinoBogys #MassimoSgroi #FornaceFalcone #CilentoOutletVillage #Eboli #ArteContemporanea #Modernariato #Vinili #DesignVintage #PopArt #Collezionismo #Mostre #UnicoSettimanale




