La scuola che mi ha resa indipendente e ha aperto la strada al mio futuro
Dall’Istituto Magistrale di Piaggine è iniziato tutto il mio percorso professionale e, conseguentemente, di vita.
Grazie al diploma conseguito nel 1988 e al superamento del primo di tanti concorsi, iniziai subito a lavorare come maestra di ruolo.

A vent’anni ero già indipendente e felice di non dover “pesare” sulla mia famiglia monoreddito.
Eppure, alla fine della scuola media, la mia era stata quasi una scelta obbligata: il Magistrale era la scuola più comoda, perché si trovava nel mio paese, ma offriva anche la prospettiva concreta di trovare lavoro come maestra, considerato da mio padre l’impiego «più facile e meno impegnativo per una donna, soprattutto con una famiglia».
La prima sede di servizio fu San Rufo, nel Vallo di Diano.
Poi arrivarono Felitto, la laurea, i corsi abilitanti e i concorsi per insegnare nelle scuole medie e superiori.
Infine tornai a Laurino, paese di mio marito, dove avevamo costruito la nostra casa.
Nel 2002, desiderosa di far conoscere le lingue straniere ai miei figli e di arricchire la mia esperienza professionale, partecipai alle selezioni per insegnare all’estero.
Nel 2003 partimmo per l’Africa e per cinque anni lavorai nella Scuola Statale Italiana di Addis Abeba, in Etiopia. Dal 2011 al 2015 insegnai invece nei corsi di Lingua e Cultura italiana a Ginevra.
Nel 2011 superai il concorso per dirigente scolastico.
A Matera diressi per sette anni un Istituto Comprensivo e, successivamente, per due anni un CPIA, il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti.
Si chiudeva così idealmente un cerchio: tornavo a insegnare l’italiano agli stranieri, come avevo già fatto durante le esperienze all’estero.
Nel 2022 affrontai una nuova selezione presso il Ministero degli Affari Esteri e ripartii ancora una volta.

Oggi dirigo l’Ufficio scolastico del Consolato d’Italia a Nizza, impegnato nella promozione della lingua e della cultura italiana nella circoscrizione di Nizza e Marsiglia.
La mia è stata una strada lunga, articolata e difficile, ma straordinaria.
Una strada partita proprio da quell’edificio situato lungo la “via del campo”, davanti al campo sportivo di Piaggine, il mio amato paese.
Il legame con le mie radici resta fortissimo.
A Piaggine vivono ancora i miei genitori e lì ritorno ogni volta che posso. Mia nonna, Antonia Coccaro, contadina, è stata per me un esempio e una fonte d’ispirazione. Amava profondamente la scuola.
Era talmente brava che il maestro don Biagio Bruno si recò personalmente dai suoi genitori per convincerli a farle proseguire gli studi.
I miei bisnonni, contadini e pastori con molti figli, non potevano però rinunciare all’aiuto della figlia maggiore.
A soli dieci anni mia nonna preparava già il pane e, per raggiungere il grande forno a legna, doveva salire su un doppio sgabello. Frequentò soltanto la scuola elementare, ma continuò ad amare la lettura e a scrivere con una grafia perfetta.
Fino alla sua prematura scomparsa mi spronò a studiare ed era felice che frequentassi il Magistrale, perché mi voleva maestra.
Oggi guardo quell’edificio chiuso con rammarico e tristezza, ma anche con profonda gratitudine.
È la stessa gratitudine che, credo, provino tanti diplomati che grazie a quella scuola hanno trovato lavoro, proseguito gli studi e costruito il proprio futuro.
L’intuizione di Emilio Coccaro, sindaco dell’epoca, che volle istituire a Piaggine un Istituto Magistrale, fu vincente e determinante per tutto il territorio.
A lui dovrebbe andare innanzitutto la nostra riconoscenza, insieme a quella dovuta ai dirigenti scolastici, ai docenti e al personale ATA che contribuirono a far crescere la scuola.
Grazie per aver pensato alla costituzione di un’associazione e alle iniziative dedicate al nostro Magistrale. Spero che anche la mia storia possa offrire un piccolo contributo.
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