Di Donato Di Stasi
I miei rapporti con l’Istituto Magistrale di Piaggine cominciarono nel suo primo anno di vita, quando era ancora una sezione staccata di Vallo. Non vi insegnavo, ma a Felitto aiutavo alcuni studenti che lo frequentavano e avevano difficoltà in qualche materia. Nel 1973 andai a insegnare a Bergamo; durante le estati, però, continuavo a preparare alunni che avrebbero sostenuto gli esami di riparazione a Piaggine.

Quando chiesi il trasferimento in Campania, mi venne naturale indicare come prima sede proprio il Magistrale di Piaggine. Lo ottenni nel 1979 e per me fu un autentico colpo di fortuna. Vi lavorai fino all’estate del 2000: circa vent’anni vissuti con gioia, impegno e grandi soddisfazioni.
Fu una scuola capace di offrire una preparazione seria sia a chi sceglieva l’insegnamento sia a chi proseguiva gli studi universitari. Essendo l’unico istituto dell’alta Valle del Calore, accoglieva giovani provenienti da molti paesi. Da quelle aule sono usciti insegnanti e professionisti: ingegneri, economisti, farmacisti, medici, avvocati. Negli anni Novanta un’indagine evidenziò l’altissima percentuale di diplomati che avevano poi conseguito una laurea.
Un grande successo fu anche l’istituzione del corso sperimentale quinquennale di Liceo Psicopedagogico, dovuta alla lungimiranza del preside Basilio Fimiani. Avevo una tale fiducia in quella scuola da iscrivervi anche i miei figli, pur potendo scegliere istituti più vicini. Per me il Magistrale non era soltanto un centro di istruzione e formazione, ma una grande famiglia e un luogo di confronto umano e sociale.

Ci furono anche battaglie importanti. Una delle prime riguardò l’istituzione di un pullman feriale da Salerno a Piaggine, utile ai docenti pendolari e agli studenti dei Comuni privi di collegamenti pubblici diretti.
La vicenda che più mi segnò fu però la perdita e la successiva riconquista dell’autonomia. Il 1° giugno 1990 un telegramma del Ministero comunicò che, dall’anno scolastico successivo, il Magistrale sarebbe diventato sezione staccata dell’Istituto di Teggiano. Fu un fulmine a ciel sereno.
La comunità scolastica e l’Amministrazione comunale concordarono di ricorrere al TAR. Noi docenti ci preparammo a intervenire “ad adiuvandum”, affidando il lavoro al collega Pasqualino Caputi. Al rientro a settembre scoprimmo però che né il sindaco né il preside avevano presentato il ricorso principale e che i termini erano ormai scaduti. Incomprensioni e beghe locali rischiavano così di compromettere un’istituzione vitale per Piaggine e per tutta la Valle del Calore.
L’anno scolastico iniziò tra proteste e contestazioni, soprattutto degli studenti. Fui nominato fiduciario della sezione e, insieme a colleghi e alunni, lavorai per riconquistare l’autonomia. Emilietta D’Andrea seguì con dedizione le iniziative degli studenti; Geppino De Colibus ci aiutò nelle procedure; il ministro della Pubblica Istruzione Gerardo Bianco ci offrì ascolto e sostegno.
Furono necessari incontri e viaggi a Roma. In una riunione a Castelcivita, il ministro ricordò al sindaco di Piaggine che aveva consigliato di presentare ricorso al TAR e che chi lo aveva fatto aveva ottenuto la sospensiva. In seguito scoprimmo che parte della documentazione non era mai arrivata al Ministero. Fotocopiammo allora tutti gli atti e li consegnammo personalmente al ministro Bianco durante un incontro a Paestum. Vedendo quelle carte, ci disse: «Queste sono le carte che volevo per sostenere il provvedimento a favore dell’Istituto di Piaggine».
Importante fu anche l’intervento dell’onorevole Carmelo Conte, incontrato a Eboli il 4 gennaio 1991. Ci promise il massimo impegno e ci lasciò un insegnamento che non ho dimenticato: quando sono in gioco problemi seri del territorio e delle sue istituzioni, bisogna superare le appartenenze politiche e collaborare per il bene di tutti.
Nonostante qualcuno, incontrandomi lungo viale Europa, mi considerasse «l’unico e ultimo illuso» convinto che l’autonomia potesse tornare, non mi scoraggiai. Continuammo a lavorare con determinazione e fiducia.
Alla fine riuscimmo nell’intento: l’Istituto Magistrale di Piaggine riottenne la propria autonomia. Fu una soddisfazione immensa per docenti, collaboratori, studenti, cittadini e per l’intera Valle del Calore. Grande fu la gratitudine verso il ministro Bianco, l’onorevole Conte e tutti coloro che avevano sostenuto la nostra battaglia.
La grande famiglia del Magistrale tornò a vivere giorni di cultura e di speranza. Dopo un anno rientrò come preside Franco Bruno, che per tutta la vita dell’Istituto ne era stato anima e forza. Quando, alcuni anni dopo, lasciò la scuola, cominciò davvero la fase del declino. L’anno successivo, per esigenze personali, andai via anch’io.
A quell’Istituto continuano a legarmi affetti e ricordi profondi. Ancora oggi considero Piaggine la mia seconda casa e i Piagginesi parte della mia famiglia.
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