Con “Le Delizie di Maria” aveva costruito il proprio domani, trasformando talento, sacrificio e passione in un’impresa familiare conosciuta ben oltre il territorio
Poi l’incidente nel laboratorio, la frattura con la vita di prima e quel futuro diventato troppo pesante da abitare
Ci sono persone che sembrano appartenere contemporaneamente a due epoche diverse. Donne nate nel mondo semplice, duro e concreto del secolo scorso ma capaci di immaginare il futuro prima degli altri. Maria Carmela D’Angelo era una di queste.
L’ho conosciuta quando era ancora soprattutto mamma e moglie. Una donna che, insieme al marito Carmine, coltivava progetti e sogni capaci di affrancarla da quella condizione di “casalinga” alla quale sembrava destinata. Gina aveva i suoi figli a scuola e i contatti erano quotidiani. Simpatia, disponibilità e una naturale capacità di mettere gli altri a proprio agio caratterizzavano il suo modo di stare al mondo. Ma, dietro quel sorriso aperto e quella spontaneità, c’era già una donna che sul lavoro non lasciava nulla al caso.

Già nell’intervista pubblicata da Unico nel 2002, quando l’impresa era appena nata, si coglieva chiaramente questa energia. Sul suo volto, scriveva Gina Chiacchiaro, si leggevano “la voglia di cambiare”, il desiderio di migliorarsi, il piacere di farcela e la gioia di restare nel proprio paese. Maria Carmela spiegava di avere avviato il laboratorio perché voleva essere più vicina alla famiglia, sostenuta dagli amici, dal fratello Luciano e soprattutto dal marito, che aveva creduto in lei nei momenti più difficili.
La svolta della sua esistenza arrivò quando la ritrovai a lavorare all’Agri Paestum 2000, sulla SS18, accanto a Tonino Santomauro. Fu quella la vera fucina nella quale Maria Carmela imparò i segreti della pasticceria. Nell’intervista ricordava di aver lavorato lì per quattro anni, occupandosi soprattutto di pasticceria, e di aver completato la propria formazione con corsi serali e aggiornamenti dopo il lavoro. Il resto lo avevano fatto l’istinto e quel pizzico di fantasia che avrebbe dato identità ai suoi dolci.

Il salto di qualità arrivò poco dopo, quando prese in affitto un fabbricato oltre il Carpine, a Roccadaspide. Da lì iniziò una crescita imprenditoriale che seguii passo dopo passo. I contatti erano frequenti anche perché lei e Carmine decisero di sostenere il Settimanale Unico come inserzionisti pubblicitari, credendo nel valore della comunicazione e dell’identità territoriale.
Nella prima fase, “Le Delizie di Maria” era un laboratorio di pasticceria tipica artigianale nato per riportare alla luce i vecchi sapori, le tradizioni e i dolci che preparavano le nonne. Maria Carmela insisteva sulla qualità degli ingredienti, sulla freschezza, sulla provenienza locale e sulla lavorazione fatta con professionalità e maestria. Tra i prodotti ricordava freselle, frollini, rotolini, castagnacci, morzelletti, torte e creme speciali; tra quelli di maggior successo indicava i rotolini di castagne alla nocciola.
Già allora, a poco più di un mese dall’apertura, i risultati erano incoraggianti: i prodotti avevano trovato spazio in negozi specializzati a Salerno, Roma e Paestum, ed erano stati avviati contatti anche con la Germania. La produzione era partita da 25-30 chili al giorno, ma stava già crescendo.

Ma il grande balzo arrivò con l’acquisizione del terreno a Fonte, dove nacque la vera e propria “fabbrica” delle Delizie di Maria: una struttura moderna che avrebbe proiettato il marchio ben oltre i confini locali, fino a farlo conoscere a livello nazionale e internazionale.
Maria Carmela era riuscita a costruire un mondo perfettamente aderente alla sua idea di futuro: un’azienda familiare moderna, destinata a passare progressivamente nelle mani dei figli, Gennaro e Anita, pur riservando per sé un ruolo operativo e creativo. Non avrebbe mai saputo vivere davvero lontana dal laboratorio, dal contatto diretto con il lavoro, dai clienti, dalla produzione quotidiana.

Riletta oggi, colpisce soprattutto una sua frase sul futuro: il sogno era realizzare un’azienda capace di dare lavoro ad altre persone senza trasformarsi in industria. Voleva che restasse artigianato, perché la vera soddisfazione doveva rimanere la qualità, la tradizione, il sapore.
Poi arriva la disgrazia.
L’incidente avvenuto mentre lavorava nel laboratorio dell’azienda la segna profondamente. Dopo la fase più acuta del ricovero, la nuova condizione diventa per lei un peso difficile da accettare. Per una donna abituata a costruire, organizzare, decidere, progettare e muoversi continuamente, il futuro comincia, probabilmente, ad apparire diverso da come lo aveva immaginato …
Eppure, chi l’ha conosciuta continuerà a ricordarla soprattutto per la luce che riusciva a trasmettere. Il volto pieno di espressione. Gli occhi vivaci che inquadravano subito l’interlocutore. Il sorriso aperto che metteva a proprio agio. Il desiderio di fare, ma anche di apparire all’altezza di un’imprenditoria moderna, elegante, dinamica e sempre tesa a fare meglio!
Oggi sono in tanti a piangerla e a riportare alla mente momenti lieti animati proprio da quel sorriso.
Io preferisco ricordarla così: seduta davanti al negozio nei pressi dell’ufficio postale, in Corso XX Settembre, a Roccadaspide, mentre lavora all’uncinetto per preparare un centro tavola destinato alla sposa di turno. Un’immagine semplice, quasi d’altri tempi, ma capace di raccontare perfettamente chi fosse Maria Carmela: una donna ancorata alla tradizione e lo sguardo già rivolto al futuro.




