Quel giorno sembrava tutto immobile. La piazza Umberto I di Piaggine accoglieva, forse per la prima volta, gli alunni provenienti dai paesi vicini, pronti a varcare la soglia del “Signor Magistrale”.
Tutto era nuovo: la scuola, le persone, il viale. Nel primo giorno di lezione, emozioni e timori si mescolavano dentro di noi.
Finalmente in classe, un pallido raggio di sole sembrò abbracciarci tutti con il suo calore. Poi, in un baleno, tutto ebbe inizio.

Con il passare dei giorni, ciò che appariva nuovo diventò familiare: il panino da zio Nicola, una sosta al bar, la passeggiata lungo viale Europa, i compagni, i professori, i bidelli e perfino i primi scioperi degli studenti.
Il ricordo più bello, almeno per me, resta il jukebox del bar.
Con cento lire si potevano ascoltare tre delle canzoni più in voga del momento. Inebriati di musica e parole, varcavamo la soglia della scuola e ci preparavamo ad affrontare una nuova giornata di studio.
Quattro anni sono volati: anni di gioie condivise e di dolori, di amori sbocciati e poi finiti, di amicizie profonde, di storie raccontate e cantate.

E anche di momenti di tensione, quando il dito del professore scorreva lentamente sul registro — allora rigorosamente cartaceo — e finiva per fermarsi proprio sul tuo nome, magari nel giorno in cui eri impreparato.
Il Magistrale di Piaggine ha accolto generazioni di studenti dagli anni Settanta fino alla chiusura definitiva. Mezzo secolo di lezioni, amicizie, amori, speranze e cultura.
Tutto è ancora lì, custodito nelle mura del “Signor Magistrale”, alla fine del viale. Nelle sue aule luminose, oggi ferme, silenziose e tristi, restano le voci e i passi di chi le ha attraversate.
L’edificio continua a essere baciato dal sole, bagnato dalla pioggia e scosso dal vento impetuoso, che ancora mormora contro le finestre dalle quali, ormai, non si affaccia più nessuno.

Caro Signor Magistrale, racchiudi dentro di te uno scrigno di tesori.
Custodisci i segreti di giovinezze lontane, storie rimaste sulle scale, affacciate alle finestre e sospese nelle aule, un tempo rifugio di anime impazienti.
Non cadere nell’oblio.
La tua memoria deve essere cercata, alimentata e consegnata al futuro, perché sei stato un faro per il Cilento, un vanto per la Valle del Calore, una guida per generazioni di studenti.
Hai dato cultura, emozioni e coraggio a migliaia di giovani, accompagnandoli nel passaggio delicato tra l’adolescenza e la vita.
Oggi le tue porte sono chiuse, ma chi ha percorso quei corridoi continua a portarti dentro.
E finché qualcuno tornerà a raccontarti, il Signor Magistrale non sarà mai davvero vuoto.
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