Il 12 mag 2026 si è tenuto oggi a Roma, presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, un importante tavolo tecnico richiesto dall’Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni per affrontare la problematica della Posidonia spiaggiata lungo il litorale cilentano.
L’incontro nasce dalla necessità di individuare soluzioni concrete dopo le forti criticità registrate lo scorso anno nell’Area Marina Protetta di Santa Maria di Castellabate, in particolare sulle spiagge di Ogliastro Marina e del Pozzillo, una situazione che si sta ripresentando anche quest’anno con notevole impatto ambientale, turistico e gestionale.
Al tavolo hanno partecipato, in presenza, il Direttore Generale della TBM Francesco Tomas, le dirigenti del MASE Maria Lombardi ed Emanuela Spadoni con i rispettivi tecnici, oltre ai rappresentanti dell’Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: il presidente Giuseppe Coccorullo, il componente del consiglio direttivo Costabile Spinelli e il direttore Romano Gregorio.
In videocollegamento sono intervenuti anche i funzionari dell’ISPRA, i comandanti delle Capitanerie di Porto di Agropoli e Castellabate, il segretario comunale di Castellabate, Maiese, e il sindaco Marco Rizzo.
Nel corso della riunione sono state esaminate le possibili soluzioni tecniche e autorizzative. Al termine del confronto si è concordato sulla necessità che il Comune di Castellabate, quale soggetto competente, elabori un progetto operativo basato sui dati scientifici forniti da ISPRA, MASE, Ente Parco e Università, finalizzato all’acquisizione dei pareri necessari per procedere rapidamente alla rimozione della Posidonia dalle spiagge interessate.
Il presidente Giuseppe Coccorullo ha espresso soddisfazione per la disponibilità dimostrata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dall’ISPRA e dal capo segreteria del sottosegretario Barbaro, l’avvocato Ettore de Conciliis.
Cos’è la Posidonia e perché arriva sulle spiagge
Il fenomeno, spesso percepito semplicemente come un problema di pulizia degli arenili, è in realtà molto più complesso. La Posidonia oceanica non è un’alga ma una vera e propria pianta marina endemica del Mediterraneo, fondamentale per la biodiversità marina, la produzione di ossigeno e la protezione delle coste dall’erosione.
Durante le mareggiate e le correnti stagionali, foglie e frammenti di Posidonia si distaccano naturalmente dalle praterie sommerse e vengono trasportati verso la costa, formando accumuli chiamati “banquette”. Questi depositi svolgono una funzione ecologica importantissima perché trattengono la sabbia, limitano l’erosione costiera e proteggono l’equilibrio naturale delle spiagge.
Il problema nasce quando gli accumuli diventano molto consistenti in aree ad alta vocazione turistica, creando difficoltà di fruizione degli arenili durante la stagione balneare.
Cosa è stato fatto in altre realtà italiane
Negli ultimi anni diverse regioni italiane hanno cercato di affrontare il problema attraverso modelli di gestione sostenibile elaborati con il supporto scientifico di ISPRA.
Nel Lazio, ad esempio, ISPRA e SNPA hanno sviluppato il modello della “spiaggia ecologica”, che punta a limitare il più possibile la rimozione totale della Posidonia e a favorire:
- il mantenimento in loco delle banquette nelle aree meno frequentate;
- lo spostamento temporaneo degli accumuli in altre zone della stessa spiaggia;
- il riutilizzo della biomassa in progetti di economia circolare;
- la riduzione dello smaltimento in discarica.
Anche in Sardegna, Toscana e Puglia sono stati sperimentati protocolli di gestione integrata delle spiagge, basati su monitoraggi scientifici, movimentazione controllata degli accumuli e interventi programmati prima dell’avvio della stagione turistica.
Gli stessi documenti ISPRA sottolineano come la rimozione indiscriminata della Posidonia comporti spesso la perdita di enormi quantità di sabbia e possa aggravare nel tempo i fenomeni erosivi lungo le coste.
I tempi stretti e il nodo della strategia strutturale
Il tavolo tecnico di Roma rappresenta certamente un passo importante, ma lascia ancora aperti molti interrogativi.
I tempi di intervento appaiono infatti molto stretti rispetto all’imminente stagione turistica e non è ancora chiaro quale sarà la strategia strutturale di lungo periodo per affrontare un fenomeno che ormai si ripresenta ciclicamente.
Il rischio è che anche quest’anno si intervenga in una logica emergenziale, rincorrendo il problema senza definire un modello stabile di gestione del litorale cilentano.
La questione della Posidonia spiaggiata, infatti, non può essere affrontata soltanto come un problema di decoro turistico o di pulizia delle spiagge. Essa richiama il tema più ampio della gestione integrata della fascia costiera, del rapporto tra turismo e tutela ambientale e della necessità di conciliare le esigenze economiche con gli equilibri naturali del Mediterraneo.
Per questo molti osservatori ritengono indispensabile che il futuro progetto operativo non si limiti alla sola rimozione della biomassa, ma definisca finalmente:
- protocolli permanenti di intervento;
- criteri scientifici condivisi;
- aree dove mantenere le banquette;
- modalità di riuso della Posidonia;
- sistemi di monitoraggio annuale;
- una programmazione preventiva prima della stagione estiva.
Senza una visione strutturale, il rischio concreto è che ogni estate il Cilento si ritrovi ad affrontare nuovamente la stessa emergenza, oscillando tra tutela ambientale, pressioni turistiche e interventi straordinari.



