Il Premio Nobel per la letteratura in carica, di nazionalità ungherese, è László Krasznahorkai (/ˈlaːsloː ˈkrɒsnɒhorkɒi/), che ha vinto il prestigioso riconoscimento il 9 ottobre 2025. L’Accademia di Svezia gli ha conferito il premio con la motivazione ufficiale di aver creato un’«opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte».
Krasznahorkai è celebre per uno stile unico, impegnativo e profondamente immersivo, che lo ha fatto definire da Susan Sontag come il “maestro dell’Apocalisse“. La sua caratteristica stilistica più famosa è l’uso di frasi lunghissime, labirintiche e sinuose: interi capitoli o persino interi romanzi si sviluppano come un unico flusso continuo di coscienza interrotto solo da virgole, eliminando quasi del tutto i punti fermi. Le sue storie si svolgono spesso in comunità rurali desolate, villaggi post-industriali o mondi sull’orlo del collasso e della decadenza, muovendosi all’interno della tradizione del grottesco e dell’assurdo di stampo kafkiano.
Nonostante il pessimismo cosmico e il senso di rovina, emerge sempre una speranza legata alla bellezza, alla musica, in particolare quella di Bach, e al potere salvifico dell’espressione artistica. Questo immaginario letterario si ritrova in capolavori come Sátántangó (Sátántangó, 1985) e Melancolia della resistenza (Az ellenállás melankóliája, 1989), diventati celebri a livello internazionale anche grazie ai monumentali adattamenti cinematografici diretti dal regista ungherese Béla Tarr.
Krasznahorkai godeva già di un’immensa stima internazionale da parte della critica ben prima del Nobel, avendo vinto il Man Booker International Prize nel 2015 e il National Book Award nel 2019, ma dopo l’annuncio del Nobel la sua notorietàglobale è cresciuta in maniera esponenziale.
In Italia, dove le sue opere sono pubblicate da Bompiani, la critica ha celebrato il premio sulle principali pagine culturali dei quotidiani definendolo una scelta “perfetta” e lodando il coraggio dell’Accademia svedese nel premiare una letteratura complessa e anti-mainstream. La stampa e i blog letterari internazionali hanno recensito sia i suoi titoli storici che la sua raccolta di racconti Avanti va il mondo (Megy a világ, 2013) e i suoi lavori più recenti e politici come Herscht 07769 (Herscht 07769, 2021) e il volume Panino non c’è più (Zsömle nem veszhet el, 2024), consacrandolo definitivamente come un pilastro imprescindibile della letteratura europea contemporanea.
L’elezione del nuovo Premio Nobel per la letteratura porta con sé una scelta che segna profondamente la cultura mondiale. Ogni verdetto di Stoccolma ridisegna i confini geopolitici dell’editoria, spostando il baricentro tra l’Europa e il resto del mondo. Perché l’Accademia svedese ha un compito ben preciso: non limitarsi a premiare un autore, ma indicare al pianeta intero dove si nasconde, oggi, l’anima più profonda e necessaria della parola scritta.
ANTONELLA CASABURI




