Franco Alfieri è tornato libero.
La revoca, il 6 ottobre, dell’obbligo di dimora a Torchiara ha fatto venir meno l’ultima misura cautelare ancora a suo carico. Può quindi tornare pienamente alla propria vita sociale e, se lo riterrà, anche a quella politica. Rimangono naturalmente i processi nei quali è imputato e sarà il loro esito a definire, nel tempo, quali potranno essere i riflessi sulla sua futura agibilità politica.
Altra cosa è la posizione del cittadino Alfieri.

L’imputato, nel nostro ordinamento, non è un condannato: la responsabilità penale potrà essere affermata definitivamente soltanto all’esito dei diversi gradi di giudizio.
Attualmente il fronte processuale più avanzato è quello relativo agli appalti per la pubblica illuminazione di Capaccio Paestum, nel quale gli vengono contestati, a vario titolo, turbata libertà degli incanti, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e falso ideologico. Parallelamente prosegue a Salerno il processo sul presunto scambio elettorale politico-mafioso relativo alle amministrative del 2019.
Sarà quindi Alfieri, a questo punto, a dover interpretare nel modo che riterrà più opportuno il ruolo che le circostanze gli hanno assegnato.
Sul piano politico, la prima questione riguarda inevitabilmente Capaccio Paestum.
Dopo la caduta anticipata dell’amministrazione di Gaetano Paolino, il commissario prefettizio si è insediato il 27 agosto 2026 e la prospettiva indicata è quella del ritorno alle urne nella prima finestra elettorale utile, nella primavera del 2027.
In questo scenario appare difficile immaginare che Alfieri possa affrontare la questione della candidatura senza tenere conto di quanto accadrà prima sul piano giudiziario.
Il calendario, infatti, corre molto più velocemente della politica.

Se invece, per qualunque ragione prevista dall’ordinamento, il ritorno alle urne dovesse slittare ulteriormente, il quadro processuale potrebbe risultare più definito. Non è però possibile affermare oggi che entro la primavera del 2028 tutti i procedimenti a suo carico sarebbero certamente arrivati almeno a una sentenza di primo grado: tempi e sviluppi dei processi non sono prevedibili con questa precisione.
C’è poi un altro possibile livello politico: quello nazionale.
La legislatura in corso è iniziata il 13 ottobre 2022 e la Costituzione stabilisce che Camera e Senato durino cinque anni. In assenza di scioglimento anticipato, il naturale orizzonte della legislatura cade quindi nel 2027; non è però possibile indicare oggi la primavera come periodo “probabile” delle prossime elezioni politiche.
Sul piano strettamente giuridico, tuttavia, la distinzione è interessante.
Per la candidatura alla Camera o al Senato, la cosiddetta legge Severino non guarda alla semplice imputazione e neppure, di per sé, a una sentenza di primo grado. L’articolo 1 del decreto legislativo 235 del 2012 prevede l’incandidabilità parlamentare in presenza di condanne definitive, alle condizioni e per le categorie di reati indicate dalla stessa norma.
Il regime degli enti locali è invece disciplinato da altre disposizioni dello stesso decreto, a partire dall’articolo 10 per l’incandidabilità. Inoltre, per sindaci e amministratori locali, alcune condanne non definitive possono produrre effetti sulla possibilità di esercitare la carica attraverso il diverso istituto della sospensione.
Questo significa che candidabilità ed effettiva possibilità di esercitare una carica non sono necessariamente la stessa cosa.
Ed è probabilmente proprio qui che, nei prossimi mesi, politica e giustizia finiranno inevitabilmente per incrociarsi.
Naturalmente nessuno, al momento, può sapere che cosa abbia realmente in mente Franco Alfieri.
Da una parte continuano a tirarlo per la giacchetta i suoi sostenitori, che restano numerosi e che vedono nella fine delle misure cautelari la possibilità di un ritorno sulla scena pubblica.

Dall’altra rimangono i suoi detrattori, che continuano ad attribuirgli responsabilità politiche e giudiziarie sulle quali saranno però i tribunali, e non il dibattito pubblico, a pronunciarsi.
In mezzo c’è Capaccio Paestum.
La Città dei Templi continua a vivere dentro una situazione necessariamente provvisoria.
La gestione commissariale può garantire continuità amministrativa, adottare gli atti necessari e governare l’ordinario e ciò che non può essere rinviato. Ma, per sua natura, non dispone dell’orizzonte politico di un’amministrazione eletta per cinque anni.
E un Comune come Capaccio Paestum avrebbe invece bisogno proprio di questo: un bilancio sostenuto da una visione, scelte amministrative che guardino oltre l’emergenza e un Consiglio comunale che si assuma la responsabilità politica di portarle a compimento nell’arco di un mandato.
Per questo il tema non può ridursi alla domanda: “Che cosa farà Franco Alfieri?”
La questione più importante è capire quando e in quali condizioni Capaccio Paestum potrà tornare ad avere un governo politico pienamente legittimato dagli elettori.
Il destino giudiziario di Alfieri farà il suo corso.
Quello politico della città, invece, non può permettersi di rimanere sospeso troppo a lungo.
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