Pillole di lettura

"Certe Notti ti guardo dormire: storia di una famiglia con tre passaporti"

Intervista ad Antonio Paciletti, autore del libro e protagonista della storia, insieme a sua moglie a suo figlio

Cultura
Cilento sabato 21 gennaio 2023
di Antonella Graziadei
La bellissima famiglia con tre passaporti
La bellissima famiglia con tre passaporti © Antonio Paciletti

“Prendi un’esperienza, vivila e trasformala in un sogno”. In questa frase è racchiusa la storia di Antonio Paciletti, autore del libro “Certe volte ti guardo dormire. Storia di una famiglia con tre passaporti”. Antonio è co-fondatore e vicepresidente di 4INZU, una onlus che raccoglie fondi per donare una casa agli orfani accolti dall’Associazione Bambini in Difficoltà per il Progresso del Burundi (A.E.D.P.B.), a Gitega. Vive a Zanè, in provincia di Vicenza, con la moglie Beatriz e il piccolo Enock., adottato nel 2017.  Con la giusta dose di dolcezza e ironia, Antonio ci racconta la sua famiglia con tre passaporti, mostrandoci il lato positivo del lungo percorso difficile verso la genitorialità. Un tema delicato affrontato con occhio introspettivo che tocca le note del cuore, un inno alla vita e alla rinascita. Qui di seguito è riportata l’intervista frutto di un incontro virtuale che Antonio con immensa gentilezza e disponibilità ha concesso per la quale rinnovo il mio ringraziamento.

  1. Come è nata l’idea del libro?

Durante il lockdown, avevo parecchio tempo a disposizione dividendomi tra famiglia e lavoro in smart working. Da tempo avevo nella testa la voglia di scrivere il prima, il durante e il dopo l’arrivo di Enock. Purtroppo non trovavo mail il tempo. L’idea era di mettere su carta le fotografie dei momenti principali marchiati a fuoco nel cuore e nell’anima, che avevano segnato il percorso adottivo. Quelle fotografie parlavano di me e di mia moglie, della mia famiglia, di come sognavamo nostro figlio, fino a quando poi questo figlio si è materializzato. Lo scrivere è stato la cosa più semplice del mondo, la pena era direttamente collegata con il cuore.

  1. Cosa ti ha spinto a raccontare la tua storia sul percorso adottivo?

Durante questo cammino le coppie sono sempre alla ricerca di risposte ai mille quesiti che si presentano. Purtroppo le narrazioni che trovavo erano sempre con un taglio triste o malinconico, spesso legato all’impossibilità di avere figli biologici. Ho quindi deciso di dare un tono allegro e di provare con l’autoironia a condividere con gli altri quello che è stato il nostro percorso e la nostra avventura. Il mio obbiettivo era quello di condividere anche il bello dell’adozione, semplificando le paure e le ansie che poi non sono così diverse da chi è in dolce attesa per 9 mesi. La differenza è legata al fatto che nell’immagine collettiva è naturale, o dovrebbe esserlo, amare un figlio nato dalla pancia, mentre non sembra essere così naturale amare un figlio nato dal cuore. Lo stesso giorno che ho abbracciato Enock l’ho sentito mio figlio; la mattina seguente al primo giorno, ero su una poltrona in camera in albergo. Enock si stava svegliando e Bea gli faceva le coccole. La sensazione era che sembrava fosse sempre stato con noi, tanto forte è il legame dell’amore di chi desidera un figlio e di chi sogna una mamma ed un papà.

  1. Perché il titolo “CERTE NOTTI TI GUARDO DORMIRE”?

Il titolo è legato ad un momento specifico, di cui parlo nel libro; dopo avere avuto il primo incontro con Enock la mattina del 1° maggio 2017 eravamo presi in turbinio di emozioni sia io che Beatriz. La sera di quello stesso giorno, ci ritroviamo tutti e tre nel lettone; Enock in mezzo a noi che dopo poco ha iniziato a respirare pesantemente, crollato dopo un’intensa giornata. Proprio in quel preciso momento io e Bea abbiamo capito di essere una famiglia non più composta solo da marito e moglie, ma eravamo mamma, papà ed Enock. Continuavamo a guardarlo increduli mentre dormiva. Avevamo tanto sognato questo momento ed iniziavamo a capire che quel sogno era finalmente realtà. Per me anche oggi CERTE NOTTI LO GUARDO DORMIRE...   

  1. Come nasce 4 INZU?

4 INZU, nasce sulle sponde del Lago Tanganica in Burundi. Eravamo tutti estasiati dall’arrivo dei nostri figli. (Siamo 4 famiglie adottive, 3 pugliesi e noi veneti). Dentro di noi però, qualcosa ci rendeva tristi.Gli occhi dei bambini che ci guardavano mentre lasciavamo l’orfanotrofio avevano lasciato un vuoto immenso in noi.Alla partenza dall’Africa facciamo la promessa a Leopold (colui che gestisce l’orfanotrofio a Gitega, capitale del Burundi): “Quando troneremo in Italia cercheremo il modo per aiutare te ed i tuoi bimbi”.Ed infatti così fu.

Il 20 luglio 2017 fondiamo 4 INZU ONLUS.

4 come le quattro famiglie, 4 bambini in attesa di una mamma ed un papà, 4 anni d’attesa, e 4 come FOR, PER in inglese.

INZU, in lingua Kirundi significa famiglia, casa. Volevamo realizzare una casa per Leopold ed i suoi orfani.

Da quel momento le tappe sono state fatti concreti:

  • ACQUISTO DI 5000 MQ di terreno
  • REALIZZAZIONE DEL PRIMO MODULO ABITATIVO
  • REALIZZAZIONE DEL SECONDO MODULO ABITATIVO
  • REALIZZAZIONE DEL TERZO MODULO REFETTORIO E CUCINA
  • REALIZZAZIONE DEL QUARTO MODULO, LA SCUOLA

Oltre a questi progetti ne sono stati avviati altri, con l’obiettivo di rendere il più autonomi possibile la struttura senza dover sempre dipendere da noi:

  • REALIZZAZIONE DELLA PANETTERIA (produzione del pane per l’orfanotrofio e per la vendita)
  • REALIZZAZIONE DI UN LABORATORIO PER LA PRODUZIONE DI SAPONE
  • FINANZIAMENTO DI 5 BORSE DI STUDIO PER RAGAZZI UNIVERSITARI (l’obbiettivo è che questi ragazzi possano spendere le laure anche per aiutare 4 INZU)

E’ importante sottolineare che le 4 famiglie tracciano una rotta ma il grosso arriva da tante persone di buona volontà che credono in noi e ci aiutano a finanziare le varie attività

www.4inzu.it

 

  1. Se dovessi dare un consiglio alle famiglie che stanno percorrendo la strada dell’adozione, che messaggio vorresti mandare loro?

Molto spesso mi sono trovato a rispondere a coppie in attesa o semplicemente interessate al percorso adottivo. Non ho grossi consigli da dare perchè ognuno deve fare il proprio cammino e saranno valide tutte le strade. Ciò che però credo sia fondamentale è la coesione di coppia e l’intento comune. Non si deve avere paura degli psicologi o dei servizi sociali; basta essere se stessi e parlarsi molto. In ogni coppia ci sono paure legate alla genitorialità, sia che si parli di adozione che di figli biologici. Quello delle adozioni è un mondo particolare, poco conosciuto e le coppie subiscono parecchi lavaggi del cervello. Nel libro parlo di PISI, la psicologa ...Per chi affronta il percorso adottivo internazionale è fondamentale affidarsi ad enti seri e competenti. Meglio scegliere enti meno blasonati ma seri. Ma qui si aprirebbe un capitolo complesso, di cui in Italia non si può parlare. Quando incontro coppie che hanno dato mandato a qualche ente adottivo dico sempre: “Tranquilli, vostro figlio è già nato ed è da qualche parte nel mondo che vi aspetta”.

 

Buon percorso, buona vita!

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