18 gli stati nel mondo in cui è stata accertata l’esistenza di bambine e bambini impiegati in guerre e guerriglie.

Bambine e bambini soldato

La guerra la fanno e la subiscono i più piccoli in prima persona.

I Piccoli
Cilento domenica 21 febbraio 2021
di La Redazione
Bambini soldato
Bambini soldato © web

In tutto il mondo sono circa 250 mila i bambini e le bambine impiegati nelle guerre, ma sono numeri che potrebbero essere più alti di quanto sono in realtà!

Vengono “reclutati” e avviati all’uso di mitragliatrici, coltelli e machete. Fin dalla tenera età di 6 anni vengono impiegati come messaggeri, spie e poi addestrati ad usare delle armi.

Sono 18 gli stati nel mondo in cui è stata accertata l’esistenza di bambine e bambini impiegati in guerre e guerriglie: Afghanistan, Camerun, Colombia, Repubblica Centrafricana, India, Iraq, Nigeria, Filippine, Pakistan, Somalia, Sudan, Sud Sudan Siria, Yemen e Repubblica Democratica del Congo. I traumi fisici e psicologici subiti sono spessi irrecuperabili e non mancano le testimonianze di violenze su di loro di ogni tipo da parte degli adulti che li impiegano.

I missionari che svolgono la loro meritoria opera di aiuto, scolarizzazione e assistenza nella Repubblica del Congo (RDC) sono impegnati a tentare a reinserire ex bambini soldati sottratti ai loro aguzzini con la creazione di centri giovanili di recupero. Nei centri si praticano attività sportive e culturali e tentando anche di insegnare loro un mestiere per poi avviarli al lavoro. Alcuni diventano arbitri, quindi depositari delle regole da far rispettare, dopo aver giocato in squadre nei tornei organizzati!

Il grande lavoro di chi cerca di recuperare alla vita questi ragazzi si conclude in molti casi con il loro rientro in famiglia da dove erano stati prelevati con la forza se non “ceduti” proprio dai genitori in cambio del danaro necessario per far mangiare fratelli e sorelle più piccoli.

È una grande ferita per i genitori difficile da rimarginare perché il senso di colpa è troppo grande.

Solo investendo nell'istruzione e nella costruzione di centri culturali e sportivi dedicati si investirebbe anche sul futuro dell'Africa e delle altre realtà dove la guerra la fanno e la subiscono i più piccoli in prima persona.  

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