XXIV domenica del tempo ordinario 17 Settembre 2023

Non sette, ma settanta volte sette

Rileggiamo la pagina di Matteo. Riusciamo a metterla in pratica quando siamo chiamati a confrontarci con la capacità o meno di riuscire a perdonare?

Cilento venerdì 15 settembre 2023
di Lucia Garifalos
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Immagine di scontri © Unico

I temi di italiano sono compiti che accompagnano gli studenti nel corso di tutti gli anni scolastici. Alcune delle tracce proposte dagli insegnanti non si dimenticano. Io ricordo in particolare il commento richiesto su una frase sul perdono di Nelson Mandela, premio Nobel per la pace.

Perdono è una parola composta da per e dono (donare senza condizioni), una parola che ci viene inculcata sin da piccoli.

Nel corso della vita nessuno di noi può esimersi dall’essere offeso, deluso, ferito. Di fronte all’offesa spesso pensiamo di rispondere con una contro offesa, di fronte a una ferita pensiamo di curarla ferendo a nostra volta, come se il male potesse essere riparato mediante altro male. Ma così non facciamo altro che alzare il livello del dolore e della violenza, così diceva la mia cara professoressa preparandoci allo svolgimento del tema.

La vita deve basarsi sulla sopportazione e, all’occorrenza, sul perdono reciproco. Tutte le relazioni hanno bisogno di giustizia e di perdono e nel considerare il male ricevuto da altri dobbiamo rinunciare alla vendetta, annullare ogni risentimento verso l’autore dell’offesa.  

Perdonare certo non sempre è facile. Ci sono situazioni in cui l’imperdonabile pare esista.

La questione del perdono si pone spesso ed è dovuta agli inevitabili attriti del vivere quotidiano nella famiglia, con gli amici, nelle relazioni professionali. In alcune vicende politiche, in crimini di guerra, nella perdita di un figlio, di una persona cara ad opera di violenze, perdonare costa veramente tanto.

Viene spontaneo chiedersi se sia giusto allora perdonare, se si può meritare il perdono. Nello stesso tempo molti sono però gli esempi di chi è stato capace di perdonare anche nei contesti più duri, aiutato dal sostegno della comunità.  E’ ciò che ci chiede Gesù.

Per riuscirci basta entrare nella logica divina. E’ ciò che ricaviamo dalla pagina del Vangelo di oggi che si apre con una domanda che Pietro rivolge a Gesù.  Quante volte perdonare. Riflettiamo sulla risposta di Gesù.

Cosa significa perdonare fino a settanta volte sette? Gesù è stato crocifisso ed è morto perché i nostri peccati fossero perdonati. Lui e’ disposto a perdonarci sempre, a perdonare tutto il male che commettiamo, consapevolmente o meno, a venirci incontro sempre. 

Se Lui ci perdona sempre chi siamo noi per non perdonare?

Ci chiede di perdonare senza calcoli, senza limiti e, soprattutto, perdonare con il cuore. Ci chiede un atto di benevolenza verso il fratello che sbaglia. Non c’è perdono infatti senza amore.

Optare per l’amore in ogni circostanza fino alla sua manifestazione massima: l’amore per i nostri nemici. Un amore simile a quello di Gesù quando sulla croce esclamò: “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno”. Il perdono vero non è quello racchiuso dentro regole e schemi, è quello che ci fa sentire liberi dal dolore, dalla rabbia che ci portiamo dentro anche quando dolore e rabbia sembrano più forti della nostra stessa volontà e del nostro stesso proposito.

Ci libera l’animo, rimuove la paura, è un’arma potente per trovare la pace, scriveva Nelson Mandela.  

La difficoltà del perdono risiede nelle nostre emozioni quando non riusciamo a frenare l’ira, il rancore e forse anche l’odio e proviamo pensieri di vendetta.

Il mondo purtroppo è pieno di ingiustizie, violenze, soprusi, truffe.

Aprirci alla forza del perdono non è semplice. Il cammino verso il perdono va avanti a piccoli passi e ci impegna in modo non indifferente.

Quando perdoniamo chi ci ha fatto del male o quando, rendendoci conto dei nostri errori, chiediamo perdono alle persone cui abbiamo fatto del male ricordiamo che non cambiamo di certo il passato, ma sicuramente il futuro.

Il perdono è un passaggio necessario per iniziare a guardare di nuovo avanti, per ritrovare fiducia nella vita, poter stabilire nuove relazioni positive e cogliere l’amore riconquistato anche se non è dimenticare, sminuire, giustificare o scusare l’accaduto.

Se riflettiamo tutti abbiamo bisogno del perdono di Dio e se perdoniamo l’offesa al nostro prossimo a noi saranno rimessi i peccati. Gesù nel passo del Vangelo racconta la parabola del servo debitore graziato che diventa creditore spietato.

 La parabola ci aiuta a cogliere in pienezza il significato di quella frase che recitiamo nella preghiera del Padre Nostro: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.  

Rileggiamo la pagina di Matteo. Riusciamo a metterla in pratica quando siamo chiamati a confrontarci con la capacità o meno di riuscire a perdonare?

 

Santa domenica in Famiglia.                                                  Lucia Garifalos.

 

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