Dopo la storica libreria fondata da Ulrico Hoepli nel 1870, chiude la Libreria Tarantola, che affonda le radici nell’Unità d’Italia. Se la cultura perde i suoi pilastri nelle grandi città del Nord, cosa dobbiamo aspettarci che accada nei piccoli centri del Sud?
Ha chiuso la storica libreria Tarantola di Sesto San Giovanni in piazza Martiri di via Fani, zona Rondò. Prima dell’Unità d’Italia, il 18 marzo 1859, Francesco Tarantola di Montereggio ottenne dal Ducato di Parma il lasciapassare per il commercio ambulante di libri che venivano trasportati a piedi o con carretti all’interno di gerle in spalla fino alle pianure del Nord Italia. Dalla Lunigiana, Costantino Tarantola verso la fine dell’Ottocento si trasferì a Milano, gestendo una bancarella di libri di fronte alle Colonne di San Lorenzo. Nel 1920 il figlio Battista inaugurò a Monza la prima delle tante librerie Tarantola in Lombardia. Suo figlio Umberto, nel 1941, in piena guerra, ottenne dal Podestà l’autorizzazione ad aprire a Sesto San Giovanni, in Piazza IV Novembre. All’anno successivo risale il trasferimento nella sede definitiva, al Rondò, dove la libreria Tarantola è rimasta fino a qualche manciata di settimane fa. Al posto della bottega libraria che affonda le radici nella storia dell’Unità d’Italia, sorgerà una farmacia.
La Libreria Tarantola ha attraversato tre secoli lasciando una forte impronta culturale: ha reso celebre Montereggio come il “Paese dei Librai”; nel 1953 ha contribuito alla nascita del Premio Bancarella, fra i più prestigiosi riconoscimenti letterari; nel 2018 ha ottenuto il titolo di Migliore libreria d’Italia da parte dell’autorevole Fondazione Mauri di Venezia; nel 2023 ha ricevuto la Gerla d’Oro per il lavoro di promozione del mestiere del libraio.
Nell’ aprile 2026 la decisione di chiudere definitivamente la libreria che ha oltre 160 anni di storia. “È una scelta serena, consapevoli di aver dato tutto e di aver ricevuto molto, dai lettori, dagli amici, dalla città”: è l’annuncio che i proprietari hanno affidato ai canali social della libreria.
Dopo sette generazioni Giorgio Tarantola, l’ultimo erede, ha deciso di abbassare la saracinesca di uno degli ultimi presidi di cultura di Sesto San Giovanni. E d’Italia, occorre aggiungere. Nelle stesse settimane a Milano ha chiuso anche la storica libreria fondata nel 1870 dallo svizzero Ulrico Hoepli.
La spietata concorrenza dell’e-commerce, la difficoltà per le librerie indipendenti di sostenere i costi, la profonda crisi del settore editoriale, l’assenza di un ricambio generazionale e il triste calo dell’abitudine alla lettura sono alcune delle ragioni che fanno chiudere anche le librerie storiche, generando uno stillicidio che lascia attoniti.
Antonella Casaburi




