Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere trasformati per diventare straordinari, perché possiedono già nella forza del paesaggio, nel silenzio dei boschi, nella presenza della montagna e nel rapporto profondo tra natura e comunità tutto ciò che serve per emozionare chi arriva, e quando l’arte contemporanea sceglie di entrare proprio dentro questi luoghi, senza imporsi ma cercando un dialogo con essi, può nascere un’esperienza capace di andare molto oltre una semplice mostra.
È ciò che accadrà a Ottati, dal 28 luglio al 7 agosto 2026, quando tornerà Silvae Fragmenta | Vol. 4, la residenza artistica di Land Art che, giunta alla sua quarta edizione, riporterà artisti, opere, incontri e visitatori nel cuore degli Alburni, trasformando ancora una volta il territorio in un grande laboratorio creativo a cielo aperto.
Per chi non conosce ancora Ottati e il paesaggio che la circonda, questi giorni possono diventare molto più di un appuntamento culturale: possono rappresentare l’occasione per partire, raggiungere una delle aree interne della Campania, entrare lentamente in un territorio montano e scoprire come l’arte possa diventare una chiave diversa attraverso la quale osservare un bosco, una pietra, un sentiero, una materia naturale e perfino il silenzio.
Silvae Fragmenta, promossa dal Comune di Ottati e realizzata in collaborazione con Le Fucine Vulcaniche, con il sostegno e il partenariato del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, nasce proprio da questa relazione profonda tra creatività e paesaggio, perché le opere non vengono semplicemente portate in montagna per essere esposte, ma vengono pensate e realizzate in dialogo con l’ambiente, con i materiali, con la natura e con la comunità che vive questi luoghi.
Ed è probabilmente questo il suo elemento più affascinante.
Qui il visitatore non entra in una sala espositiva, non segue necessariamente un percorso delimitato da pareti e luci artificiali, ma può ritrovarsi immerso in uno spazio nel quale il bosco stesso diventa parte dell’esperienza artistica, mentre le opere site-specific entrano progressivamente a far parte di un patrimonio permanente che, edizione dopo edizione, contribuisce alla costruzione di un vero e proprio museo diffuso tra natura e borgo.
L’edizione 2026 porta un titolo particolarmente evocativo, “Ritualità e Traccia nella Natura”, quasi a suggerire già attraverso queste parole il senso di un percorso nel quale ogni intervento artistico può lasciare un segno, raccontare una relazione, interrogare il rapporto tra presenza umana, materia, memoria e ambiente.
Quest’anno la residenza tornerà inoltre nello straordinario scenario del Monte Panormo, uno dei luoghi indicati dal progetto come tra i più suggestivi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riportando così la creazione artistica direttamente dentro il paesaggio montano.
E immaginare artisti provenienti da esperienze e culture differenti che lavorano tra gli alberi, osservano l’ambiente, scelgono materiali, costruiscono forme e trasformano progressivamente le proprie idee in opere significa comprendere quanto questa esperienza possa diventare interessante non soltanto per chi ama l’arte contemporanea, ma anche per chi desidera vivere la montagna in una maniera nuova, più lenta, curiosa e consapevole.
Saranno sette gli artisti protagonisti di questa quarta edizione, ciascuno portatore di una propria sensibilità e di un differente percorso di ricerca.
Giacomo De Giorgi, attraverso grafica d’arte e scultura, lavora sulla dimensione politica e organica della materia utilizzando anche terre crude e materiali locali; Niccolò Nencioni, scultore formatosi a Carrara, esplora il rapporto tra essere umano e ciclo vitale attraverso il marmo e le installazioni ambientali; Lorenzo D’Alicandro concentra il proprio lavoro sul recupero creativo e sul riuso di materiali naturali e di scarto.
Accanto a loro ci sarà Melania Costantino, artista visiva, progettista culturale e ideatrice della residenza, impegnata nella ricerca sul rapporto tra arte, paesaggio e sostenibilità, mentre Melike Çalisir, artista turca in formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, svilupperà il proprio lavoro intorno ai temi della superficie, dell’identità e della traccia.
Paolo Castelli porterà invece una ricerca legata alla trasformazione del paesaggio attraverso metalli ferrosi e materiali di recupero, mentre l’artista cipriota Spyros Anastasio lavorerà sui temi della memoria, della soglia e della percezione spaziale attraverso la scultura contemporanea.
Sette percorsi differenti, dunque, ma riuniti in uno stesso luogo e chiamati a confrontarsi con un ambiente che non sarà semplicemente lo sfondo delle opere, bensì una parte fondamentale del processo creativo.
Silvae Fragmenta si svolgerà inoltre in sinergia con il Wild Camp Fest, festival di musica, arte e cultura, ampliando ulteriormente la possibilità di vivere Ottati e il territorio attraverso linguaggi differenti e creando un’occasione nella quale la montagna può diventare luogo di incontro, produzione culturale e partecipazione.
Ma tra i momenti più interessanti per chi desidera vivere direttamente questa esperienza c’è sicuramente quello previsto per il 3 agosto 2026, quando alle ore 16.00, presso il Rifugio Panormo di Ottati, si terrà l’incontro pubblico “Montagna, Arte e Territorio – Le arti come strumenti di tutela e valorizzazione della montagna”.
Non sarà soltanto un convegno, ma un momento di riflessione su una domanda che riguarda profondamente il futuro delle nostre aree interne: in che modo l’arte, la cultura e la partecipazione possono contribuire a proteggere il patrimonio ambientale, valorizzare la montagna e costruire nuove opportunità per territori che possiedono enormi risorse naturali e culturali?
A confrontarsi su questi temi saranno Elio Guadagno, Sindaco di Ottati e Consigliere Provinciale con delega alla Promozione del Territorio e delle Aree Interne e alla Transizione Digitale, Filippo Ferraro, Sindaco di Corleto Monforte e Vicepresidente della Comunità Montana Alburni, Vincenzo Luciano, Presidente UNCEM Campania, Melania Costantino, ideatrice e curatrice di Silvae Fragmenta, Andrea De Lucia, curatore della residenza, Enzo D’Arco, Presidente e Capocomico della Cooperativa Culturale “La Cantina delle Arti”, Mario Agosto, organizzatore del Wild Camp Fest, Nando Vassallo, artista ceramista, e Andrea Volpe, Consigliere Regionale Campania.
Ma il momento probabilmente più suggestivo arriverà subito dopo, quando il pubblico potrà essere accompagnato lungo il percorso della residenza artistica all’interno del bosco.
Sarà allora possibile vedere gli artisti direttamente al lavoro, osservare le opere mentre stanno ancora nascendo, conoscere le tecniche utilizzate, comprendere i processi creativi e scoprire come ciascun artista abbia deciso di costruire un proprio dialogo con la natura circostante.
È una dimensione completamente diversa rispetto alla visita tradizionale a un’opera già conclusa, perché qui il visitatore potrà entrare, almeno per qualche momento, dentro il processo creativo, vedere come un’idea prende forma e comprendere come il luogo possa influenzare ciò che l’artista realizza.
Camminare in un bosco e incontrare un’opera.
Proseguire e scoprire un artista ancora intento a crearla.
Fermarsi, osservare, ascoltare una spiegazione e poi continuare lungo il percorso.
È proprio questa fusione tra esperienza naturalistica e culturale che può rendere Silvae Fragmenta un’occasione particolare per conoscere Ottati e gli Alburni con occhi differenti.
La residenza si concluderà il 7 agosto 2026 con l’inaugurazione della mostra finale, quando saranno presentate al pubblico le opere realizzate durante i dieci giorni di lavoro, ma il percorso non terminerà realmente con la chiusura della manifestazione, perché le installazioni entreranno a far parte del percorso permanente di Silvae Fragmenta, contribuendo alla crescita di un museo diffuso di Land Art che continua ad arricchirsi nel tempo.
Ed è forse proprio qui che questa esperienza assume un significato ancora più interessante per un territorio delle aree interne.
Un evento passa, un’opera che rimane può invece diventare memoria, identità, motivo di visita e parte di un racconto che continua negli anni.
Silvae Fragmenta prova così a dimostrare che la cultura può uscire dagli spazi tradizionali, raggiungere la montagna, incontrare le comunità e diventare uno strumento attraverso il quale un territorio racconta sé stesso in maniera nuova, senza perdere la propria identità.
Per questo, tra il 28 luglio e il 7 agosto 2026, potrebbe valere davvero la pena scegliere Ottati come meta di una giornata o di un’esperienza negli Alburni, soprattutto per chi ama scoprire luoghi lontani dai percorsi più scontati e desidera incontrare un territorio attraverso qualcosa che non si limita semplicemente a essere visto, ma invita a fermarsi e osservare.
Raggiungere Ottati per Silvae Fragmenta significa infatti concedersi la possibilità di entrare in un’esperienza nella quale arte, bosco, montagna e comunità diventano parti dello stesso racconto, lasciando che siano il paesaggio e le opere a guidare la scoperta.
Perché forse le aree interne hanno bisogno anche di questo: non soltanto di essere raccontate per ciò che rischiano di perdere, ma di essere visitate, vissute e conosciute per ciò che possiedono ancora e per ciò che possono creare.
E quando un bosco diventa museo, una montagna diventa spazio di condivisione e l’arte lascia una traccia permanente nel paesaggio, può nascere una ragione nuova per partire.
Dal 28 luglio al 7 agosto, quella ragione porta a Ottati, nel cuore degli Alburni.




