Centoventi milionari britannici chiedono al nuovo primo ministro Andy Burnham di tassare maggiormente le grandi ricchezze: «Possiamo permettercelo. Siamo orgogliosi di contribuire e vogliamo restare nel Regno Unito»
Non è lo slogan di una manifestazione contro i ricchi. È la richiesta rivolta al governo britannico da 120 milionari, tra i quali l’ex calciatore Gary Lineker, il musicista Brian Eno, la scrittrice Val McDermid, l’imprenditore Ian Gregg, l’economista Gary Stevenson e l’investitrice Julia Davies.

Da sinistra: Gary Lineker, Brian Eno, Val McDermid, Gary Stevenson e Andy Burnham. Elaborazione grafica realizzata con intelligenza artificiale.
I firmatari della lettera aperta promossa da Patriotic Millionaires UK si sono rivolti ad Andy Burnham, diventato primo ministro britannico il 20 luglio 2026, chiedendogli di aumentare la tassazione sulle ricchezze più elevate. Non sui redditi di chi lavora ogni giorno, precisano, ma sui patrimoni di coloro che possono permettersi di contribuire maggiormente senza modificare in modo sostanziale la propria qualità della vita.
È un vero e proprio appello a mettere sul tavolo della convivenza civile la disponibilità a condividere una parte della ricchezza per moltiplicare il benessere collettivo.
È una dichiarazione d’amore verso il proprio Paese e, soprattutto, verso il prossimo della porta accanto.
È un inno alla redistribuzione della ricchezza, non per punire chi possiede di più, ma per ricavarne quel “reddito sociale” capace di rafforzare ospedali, scuole, servizi pubblici, imprese e opportunità di lavoro.
È, per certi versi, il mondo all’incontrario.
Mentre siamo abituati ad ascoltare le proteste di chi considera le tasse soltanto un peso e minaccia di trasferire altrove capitali e residenza, alcuni dei cittadini più ricchi del Regno Unito dichiarano di essere orgogliosi di contribuire e di voler continuare a vivere nel proprio Paese.
In fondo, che cosa cambierebbe per chi è immensamente ricco?
Dal punto di vista economico, probabilmente poco o nulla. Dal punto di vista dell’amor proprio, della responsabilità sociale e della vita di chi è stato meno fortunato, potrebbe cambiare moltissimo.
La proposta avanzata da Patriotic Millionaires UK è concreta: un’imposta del 2% sui patrimoni superiori a 10 milioni di sterline, che secondo l’organizzazione potrebbe assicurare alle casse pubbliche britanniche circa 24 miliardi di sterline all’anno.
Ma la notizia più significativa non riguarda soltanto i 120 firmatari.
Una ricerca commissionata da Patriotic Millionaires UK e condotta da Survation su 501 milionari britannici, tutti con un patrimonio superiore a un milione di sterline, esclusa l’abitazione principale, ha rilevato che il 75% degli intervistati sarebbe disposto a pagare più tasse per proteggere e rafforzare ciò che rende il Regno Unito un Paese nel quale vivere con orgoglio. L’88% ha dichiarato, inoltre, di essere fiero di risiedere nel Paese.
Brian Eno, Gary Lineker e gli altri firmatari, dunque, non rappresentano soltanto una ristretta pattuglia di eccentrici milionari. Danno voce a un sentimento molto più diffuso tra coloro che hanno accumulato grandi patrimoni e comprendono che la ricchezza non nasce mai nel vuoto.
Dietro ogni fortuna personale esistono una società, infrastrutture, scuole, lavoratori, servizi sanitari, istituzioni e comunità che hanno contribuito, direttamente o indirettamente, a renderla possibile.
Il principio è indicato chiaramente nella lettera aperta: insieme al decentramento del potere politico deve essere distribuito anche quello economico. L’enorme ricchezza concentrata e inutilizzata nelle mani di pochi può essere messa al servizio del Paese per ridurre le disuguaglianze, creare occupazione sostenibile, rafforzare ospedali, scuole e servizi sociali, sostenere gli imprenditori e garantire alle piccole aziende l’accesso a finanziamenti più convenienti.
La ricchezza privata, quando supera abbondantemente ogni bisogno individuale e familiare, può diventare un’arma segreta a disposizione della collettività.
Non attraverso la beneficenza occasionale, affidata alla buona volontà del singolo, ma mediante un sistema fiscale giusto, trasparente e progressivo, capace di trasformare una piccola rinuncia per chi possiede moltissimo in una grande opportunità per chi rischia di non avere nulla.
Naturalmente, chiedere più tasse ai grandi patrimoni non basta. È necessario che il denaro raccolto sia amministrato bene, senza sprechi, clientele o inefficienze. La solidarietà fiscale acquista valore soltanto quando incontra una pubblica amministrazione responsabile e restituisce ai cittadini servizi, sicurezza sociale e possibilità di futuro.
Rimane, tuttavia, la forza di un gesto che rovescia la narrazione dominante.
Questi milionari non chiedono di fermare le scale mobili sociali per difendere il piano al quale sono già arrivati. Vogliono aumentarle, allargarle e rimetterle in funzione, affinché possano salirvi anche coloro che oggi si arrampicano disperatamente lungo una vita priva di certezze e di speranza.
Non stanno rinnegando il successo raggiunto. Stanno riconoscendo che una società nella quale pochi possiedono quasi tutto e molti non riescono più a progettare il domani è destinata a diventare più fragile, più arrabbiata e, alla fine, più povera per tutti.
È forse questo il significato più autentico del patriottismo: non proteggere gelosamente ciò che si possiede, ma contribuire affinché anche gli altri possano vivere dignitosamente.
Non soltanto il meglio per noi stessi.
Il meglio di noi stessi.




