Il passo del Vangelo usa espressioni e concetti molto umani per comunicarci un altro nome di Dio. Nel linguaggio degli innamorati è ancora frequente, soprattutto quando non c’è la presenza indiscreta di altri, esclamare: «Tu sei il mio tesoro, tu sei la perla della mia vita!».
Tesoro è la parola misteriosa che, nel Vangelo, diventa anche il nome di Dio. Scoprire un tesoro non è una vicenda scontata del nostro quotidiano, ma un’esperienza che rivoluziona la vita, come accade al mercante e al contadino delle due brevi parabole raccontate da Gesù.

Nel contesto in cui viviamo, segnato da tante notizie angoscianti e da numerosi problemi, ci vuole coraggio per affermare che la gioia, quella vera, è possibile e ci appartiene. Spesso ci accontentiamo di perle di poco valore: il successo superficiale, l’approvazione degli altri, le comodità materiali. Ma, come ricorda Salomone nella prima lettura, la vera saggezza consiste nel saper discernere il bene dal male e nel riconoscere ciò che ha davvero valore.
In questa domenica, per molti tempo di vacanza e di festa, il Vangelo invita all’ottimismo: a scoprire il tesoro, perché la storia, alla fine, sfocia in un evento portatore di felicità, il Regno di Dio, nel quale il primo dono è la gioia che il Padre elargisce ai figli. Egli è talmente generoso da metterla a nostra disposizione prima ancora delle nostre preghiere.
Non rimane che imitare la saggezza del contadino e del mercante: vendere tutto, sicuri del guadagno immenso in termini di speranza, coraggio, libertà e amore, grazie alla presenza di Dio.
Un dettaglio accomuna le parabole. L’uomo non vende ciò che possiede per senso del dovere o del sacrificio, ma per la gioia di aver trovato qualcosa che vale più di tutto il resto. Quando incontriamo il Signore, la nostra scala di valori cambia.
Il mercante delle perle è un uomo in ricerca e la parabola invita a riflettere sulla nostra vita quotidiana. Procediamo, quindi, a un doveroso e rivelatore esame di coscienza: il nostro rapporto con Dio è frutto di un dovere che sentiamo come imposto e che genera paura, oppure è la conseguenza del piacere di credere e del fare festa perché Dio ci ama?
Chiediamo al Signore il dono della saggezza invocato dal giovane re Salomone: un cuore docile e capace di discernere; la grazia di non vivere con superficialità, ma di riconoscere la presenza di Dio nei nostri giorni; il coraggio di scommettere tutto su di Lui.
L.R.




