«La transumanza concima senza inquinare il paesaggio; il transumanesimo traghetta l’uomo oltre il reale senza disperderne valori e spirito“
Di Laura Cuozzo
«Un fiume di caldi zoccoli e acerbe corna si conduce al pascolo, entrando lieto nel grembo della montagna. Stordio di campanacci, ronzii di mosche, strisce di lasciti dal forte odore erbaceo. Un pastore antico come Mosè benedice il sacro armento che si dilegua, liberato dal giogo della stalla».
Con queste immagini evocative Laura Cuozzo racconta la transumanza delle mucche podoliche dell’azienda dei Fratelli Lamanna, svoltasi il 6 giugno 2026 lungo il percorso che conduce da Ceraso ai pascoli del Monte Gelbison, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

L’iniziativa è stata promossa dall’associazione culturale Il Baratto, presieduta da Massimo Carleo, in collaborazione con l’Hotel Alin Village di Vittorio Speranza, ideatore del progetto e sostenitore di una proposta che punta a coniugare turismo esperienziale, valorizzazione delle aree interne e tutela delle tradizioni agro-pastorali.
Numerosi visitatori hanno accompagnato il bestiame lungo il percorso, vivendo un’esperienza immersiva scandita dal passo lento di oltre cento tra mucche, vitelli e tori. Un viaggio nella memoria rurale del Cilento, tra profumi, suoni e gesti che per secoli hanno caratterizzato la vita delle comunità montane.
Secondo gli organizzatori, la transumanza rappresenta molto più di una semplice pratica zootecnica. È un patrimonio culturale che racconta il rapporto equilibrato tra uomo, animali e ambiente. Non a caso l’UNESCO ha inserito nel 2019 la transumanza nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconoscendone il valore storico, sociale e ambientale.

Ma il significato dell’iniziativa va oltre la rievocazione della tradizione.
L’evento diventa infatti occasione per una riflessione sul tempo presente e su quella che molti studiosi definiscono l’epoca del transumanesimo, caratterizzata dall’espansione dell’intelligenza artificiale, dalla crescente digitalizzazione della vita quotidiana e dalla prospettiva di un’integrazione sempre più stretta tra uomo e tecnologia.

In questa prospettiva, la transumanza assume un valore simbolico. Il lento cammino verso la montagna richiama la necessità di non smarrire il contatto con la natura, con il territorio e con la dimensione autentica delle relazioni umane.
La natura non può essere completamente digitalizzata, così come non può esserlo la complessità degli ecosistemi che caratterizzano il Cilento, straordinario laboratorio di biodiversità e patrimonio ambientale della Campania.
Per Laura Cuozzo la transumanza rappresenta quasi il riflesso speculare del transumanesimo: da una parte il movimento millenario che riconnette l’uomo alla terra e ai cicli naturali; dall’altra il percorso tecnologico che conduce verso nuove forme di innovazione e conoscenza.
Due strade apparentemente opposte che possono però incontrarsi in una visione equilibrata del futuro, nella quale il progresso scientifico non cancelli valori, identità e tradizioni.

«Il bene dell’umanità – osserva l’autrice – è sia tradizione che innovazione. Non si corre mai in avanti senza fare un passo indietro».
«La transumanza concima senza inquinare il paesaggio; il transumanesimo traghetta l’uomo oltre il reale senza disperderne valori e spirito.»
Questa è una riflessione che parte dal cammino degli armenti verso il Gelbison ma che, in realtà, interroga ciascuno sul rapporto tra modernità, memoria e futuro.




