A Castinatelli la prima edizione dell’evento dedicato alla cultura bizantina, alla vita comunitaria e alla riscoperta del rapporto con la natura
di Laura Cuozzo
«Kyrie eleison, Christe eleison. Sia lodato il Signore. La pace sia con voi, fratelli».
Con queste parole, tra spiritualità, storia e tradizione, si è aperta la prima edizione del Koinós Festival, ospitata il 18 luglio a Castinatelli, borgo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e frazione del Comune di Futani.

L’iniziativa è stata ideata dal professore e maestro Mauro Navarra, direttore artistico della compagnia teatrale e musicale Artisti Cilentani Associati, in collaborazione con l’artista Alina Di Polito.
L’evento si è svolto con il patrocinio della Regione Campania, di LiberArts e del Comune di Futani, guidato dal sindaco Dario Trivelli, e con il contributo gratuito delle associazioni Noi siamo la montagna e Anspi.
Il festival ha proposto una rievocazione storica e culturale dell’anno Mille, articolata in diversi momenti. Un corteo medievale ha attraversato le vie del borgo, accompagnato da rappresentazioni teatrali immerse nello scenario naturale, approfondimenti storico-artistici, laboratori dedicati alle pratiche artigianali dell’epoca e momenti di meditazione pensati per favorire il cosiddetto digital detox.

Non sono mancati il buon cibo e la musica dal vivo. A creare un’atmosfera particolarmente suggestiva è stato il gruppo cilentano Kiepò, che ha eseguito musiche di ispirazione medievale utilizzando strumenti antichi e tradizionali: colascione, chitarre rinascimentali, ciaramella, friscarulo, tamburo battente e zampogna.
Il cuore della manifestazione è stato l’antico complesso di Santa Cecilia, testimonianza della cultura bizantina dei monaci italo-greci e luogo legato alla memoria e al passaggio di san Nilo da Rossano.
Il nome Koinós richiama il concetto di ciò che è comune e condiviso. Il festival nasce infatti con l’obiettivo di valorizzare il passato e ricordare il ruolo svolto dai primi monaci orientali giunti sulle coste e nelle aree interne del Cilento.
Essi non portarono soltanto la propria testimonianza religiosa, ma contribuirono anche alla coltivazione dei terreni, alla trasmissione di conoscenze, all’organizzazione delle comunità e alla diffusione di una cultura fondata sulla pace, sulla collaborazione e sulla solidarietà.

Alla prima serata ha preso parte anche Laura Cuozzo, attivista sui temi dell’Agenda ONU e promotrice del turismo prossimale rivolto all’infanzia, inteso come strumento per avvicinare le nuove generazioni alle aree interne e contrastarne lo spopolamento.
Nel corso della rappresentazione, Cuozzo ha interpretato una donna al servizio dei monaci e della comunità, mettendo a disposizione le proprie conoscenze fitoterapiche.
Ha inoltre proposto al pubblico diversi prodotti ricavati dal sambuco, raccolto nei sottoboschi del Parco: sciroppi dissetanti, liquori, grappe e campioni di unguenti naturali, che hanno suscitato interesse e apprezzamento tra i partecipanti.
Questo laboratorio, insieme alle altre dimostrazioni artigianali, ha voluto trasmettere, attraverso il linguaggio del teatro, l’importanza dell’educazione ambientale e della conoscenza delle risorse naturali.
La natura del Parco rappresenta infatti un patrimonio permanente, da proteggere e valorizzare anche come risorsa economica, culturale e sociale.
La lezione del Koinós Festival è soprattutto un invito a rallentare. La natura chiede all’uomo di fermarsi, di riscoprire l’amore per il creato e di riflettere sul valore di un’operosità autentica, lontana dalla frenesia e dal consumo senza misura.
Un cammino difficile, ma necessario, per ritrovare una qualità della vita fondata sulla semplicità, sulla condivisione, sul benessere interiore e sul rapporto equilibrato con l’ambiente.
Da Castinatelli è così partito un messaggio rivolto all’intero Cilento: il futuro delle aree interne può nascere anche dalla riscoperta delle proprie radici, dei saperi antichi e di quella dimensione comunitaria che il nome Koinós racchiude e rappresenta.




