La nomina del commissario può essere dovuta al mancato accordo tra MInistero dell'Ambiente e regione Campanmia

Marcello Feola è il nuovo Commissario del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni

Tra le cose lasciate a metà c'è l'aggiornamento del Piano del Parco affidato all'inizio del 2020 al Prof. Prof. Domenico Moccia dell’università Federico II di Napoli, di cui si sono perse le tracce

Ambiente
Cilento lunedì 23 gennaio 2023
di Bartolo Scandizzo
Mucche al pascolo sulle pendici del monte Motola a Piaggine
Mucche al pascolo sulle pendici del monte Motola a Piaggine © Gabriele Conforti per il settimanale Unico

 

Sarà Marcello Feola il nuovo commissario del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni (PNCVD)! Lo ha nominato il ministro dell'Ambiente che non avendo trovato l'accordo con Vincenzo De Luca, presidente della regiona Campania, ha scelto la via più breve per dare una guida all'ente.

Feola è un noto e valido avvocato iscritto al foro di Salerno, già assessore provinciale ai Lavori Pubblici durante la presidenza di Edmondo Cirielli ed anche avvocato che ha assistito l'ente parco ai tempi di Vincenzo La Valva, presidente; e Domenico Nicoletti, direttore. Il nuovo commissario conosce bene il territorio compreso nell'area del parco,che gli è stato "consegnato" per vie brevi, in quanto è originario di Campora uno dei tanti paesi che hanno visto assottigliarsi il numero degli abitanti fino al punto di "non ritorno".  

Ad attenderlo c'è Romano Gregorio, il direttore, con il quale ha una lunga e consolidata frequentazione e amicizia, che potrà introdurlo e condurlo sui "sentieri" aperti dal suo predecessore sia come presidente sia come commissario, Tommaso Pellegrino.

Diamo già per scontato che nelle "partite di giro" tra governo nazionale e regione Campania sarà trovata la quadra che permetterà al Feola di passare dalla poltrona di commissario a quella di presidente! Anche se i precedenti non fanno ben sperare in una soluzione rapida della questione. l'esempio più eclatante fu lo scontro tra l'allora ministro Pecoraro Scanio e De Luca sulla volontà del primo di mantenere nella carica di presidente Giuseppe Tarallo e la decisione del secondo di non confermarlo dopo il quinquennio (molto travagliato per la verità)! Poi arrivò la nomina, con accordo, di Domenico De Masi.

Gestire l'eredità di Pellegrino non sarà facile se si considera che ha "regnato" incontrastato per 6 anni sulle sorti del PNCVD dove si insediò criticando tutto quello che era stato fatto fino a quel momento definendo che era finito il tempo di andare alla ricerca di "medagliette" (UNESCO, GEOPARCHI, AREE MARINE PROTETTE, RISERVA DI BIOSFERA ...) e di pensare a come mettere a reddito il patrimonio dell'area protetta affidata alle sue cure.

Allora lui era sindaco di Sassano, ed è andato via con la carica di consigliere regionale (IV). Circondato da un Consiglio composto per la gran parte da sindaci (4 nominati dalla Comunità del parco, uno dal Ministero dell'agricoltura, e sindaco anche il direttore) che ha votato quasi tutto ciò che è stato portato in consiglio all'unanimità anche perché è diventato difficile trovare un progetto destinato al territorio che non ha visto come-protagonisti i comuni da loro rappresentati. 

Il direttore certamente gli consegnerà la cartelletta con la relazione finale sulle decine di cose fatte o avviate che Pellegrino ha letto nella conferenza stampa di fine mandato convocata per salutare dipendenti e stampa. Sarà Feola a dover "completare" l'opera e a raccogliere i frutti del lavoro portato a termine.

Tra quelli incompleti c'è l'aggiornamento del Piano del Parco affidato all'inizio del 2020 al Prof. Prof. Domenico Moccia dell’università Federico II di Napoli, di cui si sono perse le tracce;  la soluzione della problematica dei danni prodotti dalla fauna selvatica: Pellegrino ha rivendicato l'abbattimento di circa 5.000 capi! (come sono stati smaltiti?); Il declino demografico che porta con sé la desertificazione di interi borghi o vie all'interno di paesi più abitati; La verifica di come è gestito e messo a reddito di parte del patrimonio dell'ente consegnato ai comuni; Lo stesso vale per manutenzione dei sentieri realizzati con investimenti dell'ente parco e affidati ai comuni: un esempio su tutti quello realizzato su Ripe Rosse ... ; il rapporto ridotto ai minimi termini tra la Comunità del Parco e l'ente Parco ...; La rete museale diffusa e presente sul territorio, realizzata con il contributo non secondario del Parco, ha le porte serrate, per la maggior parte, già da prima della pandemia; 

Insomma, c'è da indagare su come chi vive nell'area protetta sente o meno la responsabilità di dove custodire e consegnare intatto ciò che resta di quella visione dei pochi che riuscirono a convincere i tanti che vi opponevano alla creazione del Parco più antropizzato d'Europa. Fu una dettata dal coraggio o dalla volontà di farne una grande "Comunità Montana"?

L'impressione è che, allo stato dell'arte, si stia perdendo la grande occasione di rimanere nella storia contemporanea che ha fatto propri i principi tesi a difendere i patrimoni naturali o tornare al tempo in cui il territorio era solo un pozzo da svuotare per soddisfare le esigenze immediate delle popolazioni residenti.

Saprà Marcello Feola prendere in mano le redini e riportare il "carro" nel solco tracciato da Vincenzo La Valva o continuerà a farlo avanzare a zig zag senza un ben definito porto dove approdare? 

Il fatto che il ministro ha nominato un Commissario per superare con un artificio il muro opposto dalla regione potrebbe tornare utile al neo commissario e presidente in pectore per accelerare la fase di studio dello stato dell'arte in cui si trova l'ente, per poi trovarsi pronto nel momento in cui dovrà fare una programmazione insieme al consiglio che dovrà affiancarlo.

Sarebbe utile, se non necessario, aprire un grande dibattito all'interno della Comunità del parco (assemblea dei sindaci) sul ruolo che l'area protetta dovrà avere nella futura gestione e poi avviare un tour sul territorio per andare a toccare con mano come chi lo abita percepisce l'esistenza stessa dell'ente che lo amministra per le sue competenze.

Noi, come facciamo da oltre 20 anni, continueremo a raccontare cosa succede in questo piccolo mondo con tutta la passione, l'impegno e la sensibilità che è nelle nostre "corde".

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